venerdì 29 aprile 2011

RIFLESSIONI 18 / bugiardi, falsi e infingardi - zan zan!

Uhhh...Piccinina! Eh, se tu la sapessi tutta! Ma digli di si a quelli che ti ronzano intorno. Digli di si, poi portali a zonzo. Dal tetto al pagliaio, dal pagliaio al tetto. E non ci crede' a quel che dicono, ma dai ragione a tutti, perché per gli strulli 'un c'e' medicina. 'un ci perde' tempo... Tanto son discorsi a vanvera, fatti per annacqua' il vino che 'unn e' bono.

Così avrebbe detto Donna Argentina.
Così mi avrebbe riordinato le idee. Trenta secondi e via andare!
Perché, accidenti se ne perdiamo di tempo a riordinare le idee. Soprattutto quando vedi gente che parla, straparla, dice e si contraddice.
Eppure quella degli "strulli per cui 'un c'è medicina" e' una categoria che si identifica subito.
Mica sara' che a forza di scrivere al buio di strade medioevali ho perso la vista?

Mi chiedo poi: perché quando uno muore diventa subito un altro?
Cioe': perché se passa a miglior vita uno stronzo diventa buono? O peggio: perché chi commemora il morto avendone parlato male da vivo fino all'abuso, ne parla con commovente affetto?
Ecco di queste mistificazioni del lutto, della vita, dei sentimenti, insomma del tutto, ne ho le palle piene.

Ma per gli strulli...
Bugiardi, falsi e infingardi, avrebbe chiosato Argentina!
Come darle torto.
E tu Sonia, topino, impara no!

RIFLESSIONI 17 / eventi

Va bene che un matrimonio e' un matrimonio. Va bene che sono nozze reali. E va bene che il popolo deve sognare. Ma sentire ancora parlare dei reali inglesi vivi e morti a suon di Elton John mi provoca l'orticaria.

martedì 26 aprile 2011

***felici tentazioni

Com'è bello lasciarsi tentare sapendo già di non poter resistere alla tentazione.
Com'è bello scoprire che la tentazione non è frutto dei ragionamenti e della ragione, ma figlia della naturalità.
Pulsione naturale, pulita e verissima.
E allora accade quello che semplicemente deve accadere. E accade in perfetta armonia.

Basta non pensare.
E vivere.
E va tutto molto bene così.

E' proprio facile, talvolta, esser felici.

giovedì 21 aprile 2011

Quando l'amore e' "cuore" e "occhi" - (Hungry heart - Bruce Springsteen)

Lui parlava d'amore con poche parole perchè aveva paura dell'amore. O meglio amava parlare di amore universale, ne parlava a tutti tutto il giorno, ma aveva paura dell'amore per Lei. Però le poche parole che usava per definirla contenevano il mondo intero e gliele scriveva sui bigliettini, sulla pelle, sui bordi dei libri, negli sms. "Cuore" la chiamava oppure "Occhi" e con questo aveva detto tutto quello che si poteva dire. Lei usava più parole, ma accoglieva i silenzi di Lui come un dono. E si godeva quelle dichiarazioni come fossero infinite. E di fatto erano infinite. Poi fu più la paura che non l'amore. Si persero. E a Lei sembrò inverosimile quasi vent'anni dopo sentire una voce al telefono che le diceva "ciao, i tuoi occhi sono ancora quegli occhi". Poi una pausa. "Cuore" aggiunse lui e volle spiegare che non avrebbe mai dimenticato la prima volta che stringendola l'aveva sentito battere forte. Quel cuore, il cuore di Lei. Ma ormai era tardi. Ormai non aveva più senso. Ormai era solo nostalgia. Anche il fatto che Lei avesse conservato per quasi vent'anni una bottiglia del profumo che usava Lui era nostalgia. E infatti Lui nel tempo il profumo lo aveva cambiato. Indietro no, non si poteva tornare. Ma la tenerezza li aveva riavvicinati tra imbarazzo e caffè, tra parole di circostanza e piccole epifanie. Ma sì, ormai era tardi e restava il rimpianto di non aver vissuto quel che poteva esser, solo per paura. E ancora la paura era lì, si poteva toccare. E allora perchè incontrarsi ancora? E perchè incontrarsi li', senza avere nulla da dirsi... Forse dovevano solo provare sulla pelle che l'amore perdona anche chi lo rifiuta. Dovevano capire che l'amore sta sopra ai nostri gesti e alle nostre vuote parole, per fortuna. E, per fortuna, non ne sapremo mai niente.

lunedì 18 aprile 2011

RIFLESSIONI 16 / de fiducia

"Sette strade partono dell'albero della vita. La prima non è la strada dell'uomo, la seconda non è mai stata tracciata, la terza si perde fra le nebbie del fiume, la quarta è del tutto vietata, la quinta non porta da nessuna parte, la sesta forse inizia ma non finisce, la settima nessuno sa se esista. Eppure, figlio, ti dico: se sei un uomo prendi il bastone e parti"

Ieri Il mio amico Lello pubblica questo proverbio malgascio e io, che avevo una giornata di relativo silenzio, me lo son fatto risuonare dentro.
Penso: non ci sono strade per me. Non adesso. Però è giusto e naturale che uno prenda e parta comunque. E infatti anche se non ti chiedi più dove stai andando, tu vai.
La vita ti porta, o almeno speri.
Però c'è sempre qualche cecchino alla finestra pronto a rimproverarti. A dirti che no, non si fa così. Che tu non vai bene per niente. E a metterti in crisi al punto che ti viene il dubbio di essere in viaggio.
E vacilli.
Ma tu sotto, sotto, sei  un po' pazza e ti fidi, ti fidi a intuito, perchè non hai alcun ragionevole motivo di fidarti.
Il tuo fidarti ti dice imperterrito che qualcosa accadrà, che una strada si farà e che tu devi solo andare facendo attenzione ad essere ciò che senti, senza perdere manco un attimo a dare retta a quello che vorresti essere.

Si è un po' che stai andando senza meta e senza più sapere dove dormirai o ti sveglierai. Ti guardano come tu venissi da Marte, macchisenefrega. Almeno vai.

Te ne accorgi dopo che hai passato un bel po' di tempo a scrivere parole inutili, a confrontarti con posizioni lontane dal tuo modo di pensare, lontane da ciò che sei o almeno da ciò che vorresti essere.
E pensi: "Ma perché aspetto che siano gli altri a guardarmi e vedermi per ciò che sono. E ci soffro. E vorrei benedizioni ... Io mi vedo. Imperfetta e belissima come sono. E non è poco".

Perchè poi ce la cantiamo e ce la suoniamo tanto...ma cosa vorremmo essere, come vorremmo vivere, dove vorremmo andare su per giù lo sappiamo tutti.
E lo sappiamo abbastanza bene da potersi lamentare di essere altrove.
E c'è di peggio: c'è anche chi si lamenta per anni di non essere ciò che vuole, e poi si accorge che invece avrebbe potuto benissimo essere ma avuto paura, se l'è fatta piacere, se l'è fatta andar bene per comodità, piccineria, immaturità, mancanza di palle.

Poi un bel giorno, quando davvero hai le spalle al muro e non hai scelta, ti volti indietro e piangi sul tempo perduto e sul latte versato.
Verrebbe voglia di prendersi a calci in culo da soli, se solo ne fossimo capaci. Ma forse, il culo, sarebbe un posto sbagliato dove poggiare quei benedetti piedi che hanno sopportato tutto il tuo mondo così autoreferenziale, indisponibile al confronto anche con lo specchio del tuo cesso, pesante e noioso e insicuro e perennemente, falsamente combattuto. Orgoglioso, permaloso, arrogante.

Combattere contro se stessi, la propria indole, la propria persona, il proprio istinto.
Sembra diventato uno sport, anzi, una moda. Forse la più diffusa.
Sono bionda e voglio esser mora, sono grassa e voglio esser magra, soffro di claustrofobia e mi chiudo in un'ascensore...e via andare... giusto per vedere l'efffetto che fa.

Forse nessuno ci mette più alla prova per insegnare in primis a noi stessi quanto siamo forti. E allora le prove di forza ce le imponiamo da soli.
Forse memori di una radicata cultura che ci ha insegnato che per vivere bisogna soffrire, siamo spinti a una sorta di moderno ascetismo fatto di regole auto-inventate e contro-la-nostra-personalissima-natura. Un ascetismo che non ci porta da nessuna parte ma almeno ci impone un po' di privazioni inutili e sofferenze ancor più inutili.
Il tutto in nome di "espiazioni" che suonano, se non altro, strane. Che ci rendono malati. Presupponenti.
Già: "perchè io non amo perchè non voglio far soffrire chi mi ama; io non voglio far del male a chi dorme con me, io devo dimostrare a me stesso che non sono schiavo di passioni e desideri, io devo fare vedere le mie virtù".
Manco fossi dio, così potente di far godere o soffrire il resto del mondo, deciderne destini e giornate, liberare me stesso e gli altri, donare paradisi e inferni.
E che palle!

Disorientati dentro le piccole mura, delle nostre piccole case, delle nostre piccole menti, dei nostri piccoli computer collegati all'universo. 

Che sia una sorta di mutazione genetica di natura sociale?
In fin dei conti 100 anni fa era tutto più chiaro: o eri ricco o eri povero, o lavoravi o campavi di rendita, o facevi peccati o eri timorato di dio. Ogni cosa era dicotomicamente al suo posto.
Ora invece è tutto possibile ma in maniera così plateale e pubblica che almeno nel privato bisogna darsi costrizioni: ora si può sia esser santi che esser eretici, sia esser preti che esser pedofili, sia esser presidenti del consiglio che sfruttatori di prostituzione minorile e quindi le regole sono più fluide, indefinite, impalpabili, interpretabili.
Nessuno rispetta più neppure la Costituzione, figuriamoci come poter campare da sera a mattina e poi da mattina a sera senza un po' "indicazioni".

E noi poveri sbandati davanti a tutta questa libertà cosa ci inventiamo?
Ci inventiamo le regole contro di noi, ciascuno le sue, e ce ne freghiamo di quelle che già ci sono e che magari servono a tutti.
Ce le inventiamo su misura, così per rendere tutto più complicato e potersi costruire l'alibi perfetto per non essere. Non essere = non andare.

Ci sono sette strade che partono dall'albero della vita, non si sa manco se esistono.
Ma abbiamo perduto la curiosità di partire, per la paura che abbiamo, paura di sbagliare, paura di scoprire, paura di essere, paura di vivere.
E così ci inventiamo un'altra strada, l'unica che non parte dall'albero della vita. L'unica che non ci rende uomini ma fantasmi. Quella che non ti fa muovere.
Non ti muovi, non vivi, non ami, non sogni.
Ah, nessuno potrà dirti che hai sbagliato, ma quando hai vissuto? Quando ti sei sporcato le mani? Quando hai rischiato? Quando hai davvero amato la vita pur terribile che sia?

Sei già praticamente morto e ti fingi vivo e nel frattempo canti la tua falsa felicità al mondo perchè hai così tanta paura di morire che vuoi mostrare a tutti che non sei già cadavere.
E invece lo sei. E puzzi. E questo lo senti.
 Poi ti lamenti.
Ti lamenti di non poter mangiare il gelato e ti lamenti di tutto quello che ti sei imposto e ti sei scelto. Ti lamenti a voce ma anche coi fatti, castrandoti, che è pure peggio.
Hai anche l'ardire di non sopportare chi si lamenta, magari a ragione, e lo tacci di essere un rompiballe.

Così non fai  mai ciò che vorresti. Ti reprimi. Diventi altro. Ti piace ciò che ti annoia. Sei feice di ciò che ti fa triste. E te la canti che manco  a sanremo...tutto cuore, amore. sole, faccine che ridono, faccine che mandano baci, faccine a culo...

Condividi tutto ma senza l'anima, senza la verità, senza fiducia e quindi non condividi niente.
E giù che ti lamenti anche di non avere complici che ti possano alleggerire la vita, di non avere madri capaci di amarti, di non avere futuri da immaginare.
Il tuo peggior complice, la tua più terribile madre sei tu. Il tuo peggior futuro te lo stai imponendo.

Non è vero e non è mai stato vero e non sarà mai vero che si può tutto.
Però si può e si deve essere e pian piano farsi una strada. La nostra. L'unica per noi.
Nella condivisone vera e nella fiducia profonda. Perché anche la tanto decantata bellezza della solitudine, per quanto romantica sia l'idea della medesima, è una bugia.
La solitudine è bella se piena e scelta e condivisa.
Altrimenti è una sfida, l'ennesima condizione che l'esistere ci impone di superare. E va superata.

Uh...basta, quanti pensieri...mica mi stancherò?

Fiducia, fidarsi, affidarsi: eppure, figlio, ti dico: se sei un uomo prendi il bastone e parti



sabato 16 aprile 2011

Per l'anima / 4

Inizio a credere che mi tocca sostenere
qualcosa d'invisibile se,
nel reggere tanta inquietudine,
mi stanno esplodendo gli occhi.

Maurizio Gregorini

venerdì 15 aprile 2011

***testa leggera e papaveri

Hai la vita pesante. Hai l'agenda pesante. Hai le gambe pesanti. Hai le mani pesanti. Hai il cuore pesante. Hai davanti persone pesanti (che non ti capiscono e che ti giudicano e ti etichettano).

Però hai la testa leggera.

Non vale la pena farsi trascinare dal vortice dei malumori, dei dissapori, dell'indifferenza, della disattenzione, della delusione, della rabbia, dei non-amori, delle silenziose violenze o dei silenzi violenti.
Stai più immobile che puoi e sorridi mentre il resto del mondo si agita. Tu non ne hai le forze (di agitarti) e  a tue spese hai pure provato che è un'operazione inutile.
Perchè tutto passa e va.
Sì: le cose passano e se ne vanno.
Le cose col tempo cambiano colore, a meno che non siano intense come il rosso di un papavero.

Ieri ho visto e fotografato un papavero, il primo della stagione, oggi quel papavero è un bel po' ammaccato perché la temperatura è di nuovo scesa ad 8 gradi ed è piovuta l'ira di dio.
Facile troppo facile sarebbe tacciarlo di fragilità, di vittimismo, di manie di persecuzione.
Mica è colpa sua. Quando viene giù mica la chiedi!
Non resta che aspettare che torni il sole ed esploda di nuovo la bellezza di un nuovo papavero.
Non resta che amare la primavera così altalenante nei suoi umori.
Altalenante proprio come te, proprio come le persone che ti passano accanto, più o meno distratte, assenti, lontane. Altalenante come le persone vive, quelle malinconiche anche quando vestono l'abito del pagliaccio, quelle insicure che senza volerlo ti vomitano addosso le loro paure, quelle eternamente combattute tra andare e tornare quando invece sarebbe facile e possibile sia andare che tornare.

Adoro i papaveri sopra ogni altro fiore.
Sono presuntuosa e affermo senza vergogna che mi somigliano: così impalpabili ed effimeri, così precari e volubili, così rossi che non puoi non notarli pur sapendo che non puoi averli, così fragili ma forti, così assolutamente insignificanti quando sono dentro al loro "guscio" verde ma così folgoranti e luminosi quando si aprono al mondo che ha occhi per vederli.
In perenne movimento pur restando fermi sul posto.
E c'è un modo per far proprio un papavero; l'ho studiato per anni e alla fine l'ho trovato.
Basta prenderlo così com'è, osservarlo mentre ondeggia nel vento, accettare senza giudizio il suo piegarsi aspettando con fiducia e pazienza che saprà rialzarsi, lasciare che i suoi petali rossi di pelle sottile possano volare in direzioni diverse come si muove la gonna di una donna che balla il tango. Come si muovono i pensieri, in disordine, in libertà.
E poi guardare oltre le apparenze della sua fragilità: lo stelo è appena un filo ma è robustissimo.
Difficile strapparlo via. Meglio convincerlo, non usargli violenza, carezzarlo, dargli tempo.
Sopporta il papavero, porta pesi che manco sappiamo immaginare. Secondo me pensa, ha un'anima, ha una sua intelligenza. E' vivo e ama fino al punto di consumersi completamente regalando bellezza anche a chi è distratto.

In compenso, non fosse per la ruggine che scende dalle guarnizioni, la pioggia ha lavato il "Ciao" che, dove ancora è di color nero, è di un nero che brilla.

Le cose passano e se ne vanno.

Le cose cambiano colore.
Le persone sono volubili e tu per prima.
Non sopporti più le disillusioni che invece fanno parte dell'esistere. Non sopporti le cose complicate e ti ci trovi in mezzo. Non sopporti. Ecco.
Volti che hai amato sbiadiscono.
Volti che ami ti feriscono.
Volti che non hai mai amato si rivelano all'improvviso interessanti.

Con il "Ciao" nero torni lì dove hai visto il primo papavero. E' un po' schiacciato, ma è ancora lì. Fedele.

La tua testa è ancora leggera.

Senti che hai perduto qualcosa di buono. Sai che qualcosa di nuovo troverai.
Senti che in questo andare la suola delle scarpe si è consumata.
Ti mancano le poche certezze che avevi, ma ti restano i piedi.
Se smette di piovere, si può procedere anche scalzi.
E andare, andare, andare attraversando campi pieni di papaveri, fino a raggiungere finalmente il mare.

mercoledì 13 aprile 2011

***belle sorprese

Ogni tanto accade che dal mare di m...a dove annaspi ci sia una mano a tirarti su. Qualcuno che molla tutto e ti viene ad abbracciare. Così passi tre o quattro ore senza pensare come se tu fossi in un'altra vita.
Come se tu fossi in una vita "normale".
Grazie. Che bella sorpresa!

lunedì 11 aprile 2011

CONSIGLI NON RICHIESTI / 3 la lista è molto più corta

Quando stai male perchè accadono cose che non volevi, quando ti racconti bugie, quando speri l'impossibile, quando non vieni compreso, quando vuoi far posto a qualcosa che deve arrivare e butti via ciò che non ti serve più in maniera sbadata, quando non vieni abbracciato, quando non vieni esaudito, quando qualcuno perde l'occasione di baciarti, quando sei proprio stronzo, quando non riesci a dire ti amo, quando non vieni appagato, quando sei tu che non dai un bacio, quando rimani deluso, quando perdi le speranze, quando ti senti un pacco scomodo che nessuno vuole, quando ti danno un pacco scomodo che non vuoi, quando ti raccontano verità che non ti somigliano, quando salti a conclusioni che non sono vere, quando sei solo e ti mollano anche gli ultimi due globuli rossi che avevi, quando pensi che se fai il bravo arriva la ricompensa, quando pensi che se fai il cattivo alla fine la paghi, quando pensi che sei stato calpestato, quando hai picchiato forte qualcuno e non te ne sei manco accorto, quando sei stato insensibile, quando non te ne frega di niente, quando sei stato maldestro, quando sei stato troppo generoso, quando hai paura, quando ti senti vuoto, quando ti senti invincibile, quando ti sembra tutto a portata di mano, quando hai le mani vuote, quando non senti i battiti del cuore, quando invece hai le palpitazioni, quando sei egoista, quando decidi anche per gli altri, quando ti senti una potenza, quando non sai cosa fare e in genere scegli la cosa sbagliata, quando stai fermo tuo malgrado, quando sei trasparente, quando ti sbattono in faccia che non sei un bel niente, quando ti fanno sentire speciale, quando ti fanno sentire speciale perchè poi ti vogliono uccidere così tu muori contento e l'assassino è sollevato, quando la notte è un incubo ad occhi aperti, quando la vita è un sogno tutto rosa, quando ti innamori, quando vieni rimorchiato e scaricato, quando ti appassioni, quando non provi emozioni, quando ti coprono di merda, quando uccidi qualcuno con uno sguardo, quando cerchi di spiegare a qualcuno come deve essere ma alla fine stai parlando di te che sei quello che sei e non vuoi essere in quel modo lì, quando ti piaci troppo, quando non ti piaci affatto, quando ti restano solo le parole scritte, quando hai perduto ogni parola, quando sei basito, quando sei felice, quando cerchi l'assoluzione rinnegando i tuoi peccati anche quelli che ti son piaciuti parecchio, quando sei solo, quando sai che tanto non dura, quando sai che ti stai prendendo per il culo, quando mandi qualcuno affanculo, quando hai sete, quando hai bisogno, quando ce ne sono troppi, quando non c'è nessuno, quando hai sonno, quando sai quello che vuoi ma non puoi ottenerlo, quando non ti vogliono e te lo dicono, quando non vogliono proprio te e te lo ripetono come un mantra così stanno più sicuri, quando ti senti disperato, quando perdi qualcuno, quando qualcuno ti lascia e se ne va, quando gridi aiuto e tutti si danno alla fuga, quando tutti vogliono aiutarti e tu non vuoi, quando capisci che ormai sei quasi vecchio e ancora non hai combinato quasi niente di buono, quando ti sembra di avere ancora tempo, quando di tempo non ne hai più, quando è meglio se scopi così ti diverti, quando è meglio se non scopi così ti evolvi, quando è meglio se fai un figlio, quando è meglio se sei figlio, quando è meglio se fai l'amore, quando stai male, quando è meglio se non ami mai più, quando ti butti via, quando ti buttano via, quando stai per esplodere e pensi che non ce la fai proprio più, quando pensi a cosa significa la parola amicizia, quando pensi al voler bene e ti perdi e aspetti che qualcuno ti dica ti voglio bene coi fatti...

...respira e rimani tranquillo:
niente di tutto questo è vero

quello che è vero davvero, quello che conta, quello che ha valore e ti considera di valore alla fine lo si scopre sempre. e la lista è molto più corta di questa.

domenica 10 aprile 2011

Per l'anima / 3

Tu precipitasti nella mia anima.
Ricordi che ti chiesi "ma tu chi sei?"
e tu mi rispondesti "non hai capito".
tu mi rispondesti "io sono te", "io sono te".

(mi affaccio alla finestra / per essere sicuro che è proprio casa mia)

sabato 9 aprile 2011

***fede/i

Poi uno si guarda attorno e non vede più niente.
Eppure c'erano un mare di occhi e di voci a guardarti, a dirti.
Nessuno. Non c'è più nessuno.
Sono tutti andati a coltivare le loro fedi, a convertirsi all'ultima idea che gli suona bene.
E tu li', ancora più incredula. Perché son diventati praticanti anche gli atei.
Deve esser una sorta di contrappasso dantesco: quando inizi a credere a qualcosa e/o qualcuno e a doni la tua intimità più profonda, i fatti ti ribadiscono che quel qualcosa o quel qualcuno non ci sono, non esistono.
Poi ci si meraviglia se una come me non crede più a niente? Comincio a dubitare non solo di essere non una donna, ma anche di essere un pensiero.

venerdì 8 aprile 2011

Quando l'amore è una partita di calcio (When You're Alone - Bruce Springsteen)

Era LA SERA che tutt'Italia aspettava.
Tutti tranne Lei. A Lei infatti della finale dei mondiali Italia/Francia non interessava affatto.
Però aveva dei colleghi da ospitare e siccome seguivano il calcio, aveva organizzato una cena per loro in un locale affacciato sulla piazza più bella della città.
Aveva battagliato un bel po': il proprietario del locale quella sera aveva deciso di tenere chiuso per godersi la partita. Per Lei aveva fatto un'eccezione costringendo un cuoco e due dei suoi camerieri a lavorare per quel gruppetto di 20 persone.
E Lei aveva fatto in modo che fosse predisposto un maxi schermo così che nessuno avrebbe perso un attimo di quella finale.
Mentre la cena scorreva a tempo di calci al pallone, Lei guardava fuori, verso la piazza.
E dalla grande porta a vetri vedeva una città immobile, i cui sospiri erano appesi al fischietto di un arbitro.
Non sapeva se essere triste o ridere.
Non era stata una gran bella serata e - per di più - questa storia della partita l'aveva costretta a un super lavoro.
Così, guardando fuori pensava ad altro. Aveva da poco tagliato i capelli e un'amica le aveva detto che si tagliano i capelli quando si vuole cambiare vita.
"Eh, bastasse un taglio di capelli..." pensava Lei per niente distolta da tutto quell'urlare scomposto di chi seguiva Italia/Francia.
Non aveva neppure fame.

Per fingere partecipazione a quell'evento collettivo, non sapendo quando imprecare o gioire, si limitava ogni tanto a lanciare uno sguardo al maxi schermo.
Poi aveva urlato "goooaaall!" e tutti l'avevano guardata allibiti: aveva segnato la Francia.
No, non era serata!
Nella sala accanto il proprietario che imprecava, commentava, faceva più chiasso lui da solo che non il gruppo dei 20 colleghi...
Lì seduto con lui, un ragazzo che ogni tanto lo invitava a limitare il turpiloquio ricordando che "di là" c'erano gli ospiti...
Macchè...lui imprecava e intanto la partita non finiva mai.

Lei ad un certo punto si era alzata per andare alla toilette.
In quel momento avevano servito il caffè. Per la miseria! Il caffè Lei lo voleva proprio!
Così, rientrando nella saletta e incrociando uno dei due camerieri fermo sulla porta con lo sguardo fisso al maxi schermo, aveva chiesto: "Scusi, potrei avere anche io un caffè?"
Lui era caduto sulle ginocchia implorando: "La prego, adesso no, adesso no, ci sono i rigori".
Lei capì di aver sbagliato ancora il momento...non ne azzeccava una!
In effetti la situazione era più silenziosa, tutti erano attentissimi e stavano concentrati.
"La prego, si alzi, non si preoccupi - aveva detto al cameriere - aspetterò".
Aveva abbozzato un sorriso ma lui manco l'aveva vista. Intanto il ragazzo seduto accanto al proprietario si era accorto della scenetta e si era messo a ridacchiare.

Tornò a sedersi. Pochi minuti dopo fu il delirio.
La piazza si riempiva di gente, tutti brindavano ed esultavano, l'Italia aveva vinto, la gioia era collettiva. Lei però non aveva avuto il suo caffè e non c'era verso di averlo dal momento che i camerieri, il proprietario i colleghi erano tutti lì fuori ad esultare.

A un certo punto arrivò il ragazzo che aveva guardato la partita accanto al proprietario, con una bottiglia di spumante e una bandiera tricolore.
"Dai, bevi, come fai ad essere triste! Siamo campioni del Mondo"
Wow pensò Lei, adesso che ho il capello tagliato e sono campione del Mondo, ho di sicuro una vita nuova.

Sorrise. Accetto di bere un sorso di spumante, ma voleva il caffè.
Una collega eccitatissima arrivò di gran carriera e rivolgendosi al ragazzo gli disse: "Dai, siamo tutti colleghi, veniamo da ogni parte d'Italia, è una magia esser qui stasera. Facci una foto sotto la tua bandiera".
"Ecco, pensò Lei, siamo alla follia!"
In un attimo erano tutti in posa: un sorriso e vai con la foto.
Il ragazzo si rivolse a Lei e le disse: "Ho usato la mia macchina fotografica, se mi dai una mail domani ti mando le foto, così le passi ai tuoi colleghi".
"Grazie - disse Lei - ti scrivo mail e telefono su un biglietto, così se ci sono problemi mi avvisi".
Fatto questo, approfittò della piazza impazzita per avviarsi verso casa, lasciando alla festa coloro che sembravano non desiderare altro che festeggiare.

Passò meno di un'ora. Poi arrivò un sms al suo telefonino: "dove sei fnita? qui senza te la festa non è bella come prima"
Ci vollero altri sms per capire che l'autore degli sms, era quel ragazzo che aveva scattato le foto.
A dire il vero Lei non ricordava manco come fosse fatto. Era alto, piacente. Ma non ricordava altro.
"Sarà ubriaco" pensò. Spense il telefono e andò a dormire.

L'indomani arrivarono le foto e tanti nuovi sms.
"Prendiamoci un caffè dai" scrisse Lui.
Ecco, pensò Lei...il caffè, quello che era mancato la sera prima causa rigori.

Lei declinò l'invito ma Lui fu così insistente che nel primissimo pomeriggio si incontrarono per il caffè.
Era caldo. Lui avrebbe iniziato a lavorare alle 18. Faceva il cameriere ma era anche un calciatore. Certo, non famoso da "maxi-schermo" e ormai già "vecchio" perchè trentenne.
Lui ebbe tutto il tempo per prenderla in giro bene bene, di tutte le gaffe fatte durante la serata e di quelle che continuava a fare parlando di calcio...
Ma Lei non era permalosa e Lui la fece ridere un bel po'.

Poi le disse "Sei bella. Da quando ieri ti ho vista non penso che ai tuoi occhi".

A Lei avevano sempre detto che era intelligente, ma nessuno le aveva mai detto che era bella.

Sei bella.

Parola magica: bastò questo a farla tornare adolescente.
Lo guardò meglio. Le sembrò carino. Si mise a pomiciare con Lui come fossero due ragazzini.

Poi arrrivarono le 18 Lui andò a lavorare e Lei aspettò che Lui finisse.
Poi iniziarono a frequentarsi.
Prima da "clandestini" perché Lui conviveva da 12 anni e Lei aveva una storia logora ma ancora in piedi.
Dopo un mese Lui era sentimentalmente libero. Lei non ancora.
Lui si era innamorato.
Lei si era innamorata del fatto che Lui la considerasse bella.

Dopo otto mesi quella storia finì.
Era stata una partita di calcio.
E infatti il risultato era cambiato: a quel punto Lei era innamorata di Lui e Lui era stufo di esserle fedele come non lo era stato mai con nessuna. Lei soffrì come una matta per mesi e mesi e mesi.
Poi una mattina, si accorse che non soffriva più. Era guarita. Tagliò di nuovo i capelli.

Dopo tre anni Lui tornò a cercarla. 
Ma per Lei l'amore non c'era. Non c'era più. Anzi guardandolo in faccia si chiese di cosa si fosse innamorata. Non lo vedeva più neppure così carino.

Come quella sera: finiti i rigori nessuno pensava più al caffè.


giovedì 7 aprile 2011

***potrebbe essere facile

Mi ritrovo per puro caso a leggere passi della bibbia e articoli della Costituzione.
Da quasi anarchica mi rendo conto che ci sono persone che hanno avuto intuizioni strepitose e lucide su cosa dovrebbe essere la vita, la vita condivisa, la vita partecipata.
E talvolta sembrerebbe tutto così facile e realizzabile che non ti spieghi perché poi non sia davvero così.

Per l'anima / 2



“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore, sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna.

E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne ma non avessi l’Amore, io non sarei nulla.

E se anche distribuissi tutti i miei averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi l’Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe.
L’Amore è paziente, è benigno; l’Amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s’insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non s’indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’Amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

All’uomo rimangono solo tre cose: la Fede, la Speranza e l’Amore. Ma la cosa più importante di tutte è l’Amore.”

San Paolo, Prima Lettera ai Corinzi



 


mercoledì 6 aprile 2011

RIFLESSIONI 15/ sistemi e stanchezza

Mi succede sempre più spesso di avere a che fare con persone, anche molto sagge, che alla fine mi invitano a riflettere "seriamente" su cosa voglio fare, o comunque, su dove voglio andare.
La domanda in reatà è questa: "scusa, ma tu sai esattamente in quale modo vuoi salvarti?".
Sì, perché il sole primaverile in questi giorni è generoso, ma a te piove dentro e così  "fai acqua" da tutte le parti.

Mi spiegano che l'organismo è diviso in due maxi sistemi: quello meccanico e quello psicologico.
Bisognerebbe trovare un modo di armonizzare e far vivere in equilibrio i due maxi sistemi.
E infatti, mi precisano che il mio caso non è risolvibile tramite l'aggiustamento di piccoli dettagli.
Uh c'è da lavorare sodo, c'è da metter le mani non sulle sottigliezze, ma sulle cose grosse.
Bisogna prendere il toro per le corna...ma io manco lo vedo il toro e sì che dovrebbe esser grosso!

Mi consigliano di scrivere cosa voglio fare (di me, sia chiaro), perché "mia cara, se vai avanti così, di sicuro non se ne cava niente di buono".
E squotono la testa e si lasciano andare a sospironi e ti lanciano sguardi poco rassicuranti.

Nel migliore dei casi ti mettono davanti al fatto che devi scegliere e non ti giudicano, ti lasciano almeno la libertà di andare dove vuoi.
Sì, ma scegliere cosa?
Io non lo so dove andare.  
O meglio, un'idea vaga ce l'avrei pure ma mica è sempre vero che se una cosa la si può immaginare la si può anche fare...

E infatti ti dicono che no, non è da lì che si può cominciare...
E allora stai fermo.
E così passa il tempo, vedi persone allontanarsi, ne vedi altre sparire, ne vedi altre tornare, ne vedi altre arrivare.
Un circo, una giostra, un mercato. E tu lì stanca e vuota.
Inamabile, direbbe un poeta, inamabile per tutti.
Tu lì immobile in quel via vai che fa girare la testa. E non solo.
Perché è da quando hai preso atto di essere al mondo che fai l'altalena tra illusioni e delusioni, aspettative e niente, promesse e bugie, costruzione e distruzione. E speranze modello "sabato del villaggio".
Però oggi è mercoledì. E giù a sognare, ad aspettare che torni la primavera.
Vogliamo dirci che è tutto meraviglioso?
Sì, è tutto meraviglioso! Ma io sono stanca e sono stanca anche di non sentire nessuno che mi entra davvero dentro e, con amore, mi guarda per quello che sono adesso.

Detto questo, vi voglio bene. A tutti.
Anche se venite a cercarmi, anche se siete scomparsi, anche se siete presenti ogni santo giorno, anche se siete da sempre assenti, anche se mi amate, anche se mi odiate, anche se vi faccio paura, anche se vi faccio tenerezza, anche se vi sto simpatica, anche se vi sto antipatica.
Io vi voglio bene, perchè siete la vita che ho ma  per adesso ho una sola consapevolezza: non ve lo so dimostrare. Perdonatemi, almeno, se non riuscite a capirmi.
Sono stanca.

E poi ti chiedi: ma perché se sto fermo e lascio che si muova ciò che mi circonda, senza far nulla, senza cercare nessuno, senza chiedere più niente, senza dire più niente, alla fine mi sento così infinitamente stanco?
E guardate che non ci vuole un medico o un premio nobel per capire che su questa stanchezza infinita, i miei due maxi sistemi, quello meccanico e quello psicologico, sono assolutamente d'accordo, armonici e equilibrati.
Non so dove voglio andare, come mi voglio salvare, cosa devo fare.
Adesso sono solo stanca.
Una stanchezza che ho la triste e talvolta disperata presunzione di non riuscire a comunicare a nessuno.
Ma poi, avete proprio ragione, con tutto quel che c'è da fare, lavorare, arrabbiarsi, amare, mangiare, giocare, dormire...a chi dovrebbe interessare della mia stanchezza?

Almeno qui ci fosse il mare.

martedì 5 aprile 2011

Per l'anima / 1

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

domenica 3 aprile 2011

***Silvia

Resti di sasso.
Passi la giornata a pensare alla vita, alle cose della vita, al tempo che hai e quello che butti.
Poi, resti di sasso.

Arriva un messaggio su fb.
E' Monica, un'amica di gioventù, eravamo in squadra insieme e giocavamo a pallavolo. Avevamo mille sogni e ci arabbiavamo per un arbitro o un cambio in squadra.

Guarda il caso pensi: pochi minuti prima guardavi (sempre su fb) la foto di un'amichetta del tuo clone piccino che adesso gioca a pallavolo e pensavi: "Sarà ormai alta due metri, com'è bella, come si divertirà. Pare ieri che c'ero io".

Un istante prima commentavi sempre su FB il post di "Lindbergh", una canzone che ti è apparsa all'improvviso sugli alert (credo si chiamino così) e che ami da sempre, perchè scritta da uno dei poeti che fanno parte della tua vita.
E mentre chiosavi che ti piaceva e ti ripetevi "la voglio fare tutta questa strada / fino al punto esatto / in cui si spegne", ecco la posta di Monica.

Apri curiosa, da tempo si parlava di una cena della vecchia squadra.
E invece: "Hai saputo di Silvia? Facciamo qualcosa? Sento Roberta domani..."

L'impressione che hai subito è non ci sia niente da fare, ma siccome non sai neppure di cosa stiamo parlando rispondi: "che è successo?"

"E' morta..."
Ci sono altre parole che non riesci a leggere perchè gli occhi son gonfi di lacrime e perchè ti passa la vita davanti e perchè vedi Silvia in fila con te in banca, o per strada, o ancora in pantaloncini e ginocchiere che ti passa la palla per farti fare una "schiacciata".

"Perchè piangi?" è la voce piccina che mi riporta qui.
"Vai a dormire, ho avuto una brutta notizia"
"Cioè?"
"Cioè... è la vita che qualche volta se ne va e ti lascia senza parole".

Ho bisogno di un caffè che forse è la cosa più forte che posso bere qui, a casa.
O forse di una doccia fredda.

Perché è stato un attimo il nostro insieme, un attimo.
Roba da non credere.

RIFLESSIONI/14 silenziosa fame di vita

Capita di ascoltare più parole in un silenzio, che non in un comizio.
Capita di capirle tutte quelle parole, indipendentemente dalla lingua.
E ti senti lì.
Ti senti vicino al cuore e all'anima di chi combatte per una pace, come quella che cerchi tu.

Ci sono giornate in cui il sole finalmente scalda ma tu hai freddo dentro.
Ci sono giornate in cui dovresti capire ma non ne hai voglia.
Ci sono giornate in cui vedi amici felici e pensi: speriamo per loro sia sempre così!
Ci sono giornate in cui fai i conti con te stesso e vorresti evitare di farlo.
Perchè sai che devono passare un numero non ben definito di altre tante giornate così prima di poter sistemare una libreria che sia tua, un armadio che sia tuo, una vita che sia tua o almeno che provi ad essere finalmente a tua immagine e somiglianza.
Queste sono le giornate in cui immersa nel caos, senti la fatica del vivere.
Poi pensi che ne vale sempre la pena. E ti metti a stirare.
E si va avanti così.

Ma ti viene difficile sognare. Ti scopri paziente solo perchè stanca, infinitamente stanca.
Non riesci manco ad arrabbiarti. E infatti sorridi. Disillusa.
Vorresti innamorarti di tutto, come facevi un tempo, ma senti che adesso le passioni sono molto più flebili. Stanche anche loro.
Condividi piaceri sublimati, più mentali che fisici, piccole evasioni ma avresti bisogno di stare un bel po' coi piedi nella terra, con la carne nella carne.
In questo subbuglio stare con la carne nella carne, come in meditazione, come in una fisicissima preghiera, come in un tempio.
E provi a non rinunciarci, però ti senti ridicola, perdente, destinata al ko tecnico.
E così continui a giocare, pur sapendo che hai già perso. E che ancora per un po' sarai solo così: perdente.

Quello che ogni tanto rimpiango è che adesso non riesco a guardare con occhi innocenti e ancora pronti ad illudersi, ciò che mi circonda.
Sentire ancora la carne, senza anoressia.
Ma come si fa a non avere più fame di vita? Pur silenziosa, ma fame di vita.
Tra una contraddizione e l'altra, sai che starai sempre scomoda. Continuerai a cercare e non sarai mai paga. Tanto vale rimboccarsi le maniche. E stirare.

Già: come si fa a non avere più fame di vita?

"ma io confesso, che quando nessuno mi vedeva io avevo dei desideri..."