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lunedì 25 febbraio 2013

FuoriModaFuoriTempo / 19

La vita -si sa-  è una ruota: prende e dà. 
Così dopo periodi di buio si vivono giorni luminosi e perfetti.
E capita che chi fino a un attimo prima non aveva quasi niente, per una serie di circostanze a un certo punto ha tutto: salute, affetti, amore, lavoro soddisfacente e pieno di realizzazioni. 
A quel punto dovrebbe essere felice.
E, se si tratta di persona che non è generosa e riconoscente verso l'esistenza, potrebbe semplicemente pensare per sé e godersi tutto questo ben di dio.

Invece, quasi sempre accade, che chi va a stare bene, si diverte ad accanirsi contro chi non ha la stessa fortuna e, dimenticando la melma dello stagno dove con altri cercava di galleggiare, si mette a fare il tiro al bersaglio contro chi è ancora lì che annaspa e va sempre più giù.

Certe cose posso anche capirle: c'è chi sostiene che quando uno si libera da una condizione di "sofferenza", di "bisogno", di "solitudine" esistenziale, inizia ad odiare chi invece resta indietro.
Non ad evitare, ma proprio ad odiare chi ancora è prigioniero di una vita complicata.
E questo perché chi è nei guai è un pensiero "scomodo", sembra esser lì per ricordargli i momenti in cui nei guai c'era anche lui. 
Così cancellando i compagni della sventura che fu, si compie una sorta di rito magico per cancellare il pericolo di ri-scivolare nella melma.
Perché -si sa- la vita è una ruota, prende e dà. 
E potrebbe riprendersi tutto. E non sia mai, per carità!

Bene.
Ma la domanda che rivolgo ai fortunati vincitori di questa manciata di grande fortuna e prosperità è: vi ricordate delle vostre giornate vuote, quelle piene di no e di delusioni e di "giri sul nulla"? 
Pensate di lavarle via epurando dalla vostra quotidianità chi ancora ha un calendario fatto di salite belle irte?
Non sarebbe più coraggioso e anche corretto esser solidali (magari solo col pensiero), ma solidali?
Perlomeno con chi solidale e affettuoso lo è stato nella malasorte.

Io non capisco, ed è un limite mio. 
Ora, agli occhi di qualche attualmente fortunato, risulto essere nelle schiere dei "paria", dei fuori casta, inavvicinabile, meglio se invisibile. Tralasciamo pure che la mia parte l'ho sempre fatta onestamente, anche quando ne avevo piene le palle. Tralasciamo anche che mi sono fatta invisibile  per rispetto.
Penso... penso ma non ne vengo a capo.
Sono i momenti vuoti che danno senso ai momenti pieni.
Sono le persone sbagliate che danno luce alle persone giuste.
Ok: mettiamo che per qualcuno sono stata la persona sbagliata nel momento vuoto.
E perché questo adesso crea motivi di ostilità, di astio?
Eppure, mi verrebbe da dire, in quel momento ero giusta per riempire un vuoto e un senso ce l'ho avuto. Accidenti se ce l'ho avuto. E al solito c'ero tutta ed ero nuda, disarmata, sincera.
Per questo davanti a certe prese di posizione resto basita: certo sono stupida e non posso capire,  inoltre sono ingombrante e molto poco malleabile, ma non gioco sulla pelle di nessuno. 
Di nessuno.

Prendo di nuovo atto: sono e resto fuorimoda, fuoritempo, ma -soprattutto- fuori dal mondo.
E per me va benissimo così. 
Il resto, tutto il resto, se c'è da fare, si farà. 




mercoledì 13 febbraio 2013

FuoriModaFuoriTempo / 18

Temo che la correttezza sia fuori moda. 
Non dico la sincerità, a cercare quella nel prossimo ho rinunciato. Così come l'educazione,mil rispetto.
Ma la correttezza.
Tutti pronti a farsi i fatti propri e a sorriderti. A fregarti e sorriderti. A odiarti e sorriderti.
Ma niente correttezza, sia chiaro. Bugie, falsità, opportunismo.
Di cosa ci meravigliamo ancora? O meglio: di cosa mi meraviglio ancora?
E allora? Allora tocca di adeguarsi altrimenti siamo costretti a passare brutte serate.
Ho subito l'ennesimo sopruso. Bene. Sorrido ma stavolta me lo segno. Per adesso sono fuoritempo. Ma non disperò... Verrà quel giorno. 
La vita è una ruota che gira. 
E per chi è buono il giro è buffo e ingiusto.
Completamente fuorimoda e fuoritempo mi toccherà di farmi furba. Di esser buona ne ho le palle piene. È ora di esser non dico cattivi, ma almeno egoisti.
Davanti a chi non si fa scrupoli è molto saggio non avere scrupoli.
E per intanto aspetto. Io aspetto e sorrido. E più questi pseudo/umani si fanno furbi e grossi, più sorrido e mi faccio piccola.
Una bella schiera di poveracci, non c'è che dire....
Prendo -con imperdonabile ritardo- atto.

A ciascuno la propria coscienza (quando c'è).
Buona fortuna.




sabato 12 gennaio 2013

FuoriModaFuoriTempo / 17

Questa volta esser FuoriModaFuoriTempo sarà un privilegio.
Un privilegio tutto per me.

Un privilegio che attenderò con quel bel senso di eccitazione con cui si aspettano le cose belle e buone, come la torta che cuoce in forno, la lettera di un'amica del cuore, il voto in pagella quando per tutto il quadrimestre hai studiato forte.

E mi lascerò sorprendere come sorprendono i "grazie" che, quando meno te l'aspetti, riconoscono e ripagano la fatica silenziosa. Come sorprendono i baci e gli abbracci di un bambino che arrivano proprio non quando non glieli chiedi, ma all'improvviso e sono gratis e pieni di gioia.

Attenderò come si aspetta il primo gelato d'estate, o il primo bagno al mare. O la prima nevicata che per un momento zittisce il mondo e i pensieri.

Sarà uno di quei privilegi che ti porta altrove.
FuoriModaFuoriTempo, per fortuna! 

Perché ho ricevuto un invito speciale e inatteso nel bel mezzo della tempesta. Uno di quelli a cui non si può dire di no, anche perché arrivato ovviamente all'improvviso da un'anima speciale: "hai un po' di tempo?  bene, trovalo: ti considererò una teenager libera e qualcosa sarà, basta tu sii te stessa" 

Il programma di quel giorno è perfetto: attendere quel giorno e, finalmente, viversi un FuoriModaFuoriTempo tutto per me. 

Più FuoriTempo di così non potrebbe sembrare. 
Invece è esattamente il tempo esatto. E questa cosa verrebbe da chiamarla "magia", o meglio "poesia".


martedì 2 ottobre 2012

FuoriModaFuoriTempo / 16

Ci sono immagini che ti riportano in luoghi che hai vissuto e sentito tuoi.

Una fotografia e sei in un interno. Sei proprio lì, in quella stanza: senti l'odore. Quel misto di profumi che ti ha segnato l'anima, perché pensavi fosse casa, o così ti avevano fatto credere.
Un bel soggiorno accogliente fatto di luce anche quando la luce non c'è.
Un soggiorno con un divano e pieno di oggetti e significati. Bicchieri, dischi, libri, fogli, chiavi, menta e basilico. E ancora. Caffè, incenso, candele talvolta, cartoline, bigliettini e calamite.

Un grande tavolo sempre occupato da qualcosa.
Un tavolo su cui mangiare, lavorare, fare l'amore.
Un tavolo che è caldo come il legno di cui è fatto

Quello è un mondo intimo fatto di complicità, disponibilità, sincerità: la tua almeno.

Poi ti svegli e torni al presente.
L'onda di tenerezza si vela di delusione: quel tempo era fuori tempo già allora e tu eri un riempitivo fuori moda già allora.
Non significavi niente.

Ripensi a quel tavolo e ti accorgi che ha fatto bene il suo lavoro: è servito soltanto a consumare.
E si è consumato di tutto lì sopra...

Le migliore delle pietanze servite: paté della tua persona con macedonia dei tuoi migliori sentimenti.
Pare che il commensale se ne sia nutrito con voracità anche se non ricorda neppure se ha o meno gradito.

Sorridi.
Anche questo esser sempre coi pensieri fuori luogo lo chiamano vita.


giovedì 13 settembre 2012

FuoriModaFuoriTempo / 15

Ci sono solitudini che come alcune gioie vere, intense, sono difficili da raccontare.
Ti spiazzano. Ti strapazzano.
Sono emozioni che sfuggono, non hanno confini, non possono esser definite.

Con il tuo fiato appanni il vetro e poi ci scrivi sopra. Tre, forse due nomi e mezzo. Ma dura poco: e quei nomi scivolano via.

Come son durate poco le persone sulle quali hai scommesso e che ti hanno detto "ti voglio bene", "sono con te".
Tu hai creduto fosse la verità e hai puntato tutte le monete che avevi sulle loro bugie.
Poi, hai perso.
Peccato. 
Ma per carità, si vive lo stesso.

E la siccità di questa estate che ti ha privato anche della vista del mare, ti regalato un panorama giallo ocra, brullo, onirico, a suo modo meraviglioso.
I rami secchi si son rotti da soli.
E la prima pioggia, che ha bagnato la terra, ha portato nuovi profumi.

Era ora di capire, accettare, accogliere quello che doveva accadere con l'umiltà e la forza di chi crede che il pericolo non è mai il cambiamento, ma il nostro ostacolare e vanamente impedire che il cambiamento avvenga.

Oggi, serenamente, auguro buona vita a chi di vita me ne ha portata via tanta, senza scrupoli, senza dir ciao, senza dir grazie e senza manco saperlo.

FuoriTempo, magari. Ma non è mai troppo tardi.

Io sono e guardo altrove.

L'estate è quasi finita. Per fortuna.




martedì 5 giugno 2012

FuoriModaFuoriTempo /14

C'è un momento preciso in cui la testa sa cosa deve fare: ha tagliato ponti con ciò che le fa male, si e' allontanata da persone che sono altari alla delusione, si e' concentrata su ciò che deve fare, produce energia positiva, e sa dove deve stare.
La testa.
Ha lavorato parecchio prima di capirci qualcosa.
Ha scandagliato ogni piega dell'agenda e ripercorso ogni giorno, soprattutto quelli segnati di arancio. Già con l'inchiostro arancio. Perché non tutti i giorni sono uguali. E quelli arancio sono giorni che hanno ospitato eventi importanti. Giorni in cui di amore si e' trattato.
Li ha rivissuti, riletti, riannusati.
Poi ha cercato di capirne la concatenazione di certi eventi.
E quando non l'ha capita prima, s'è perduta, poi ha pianto, poi con un buco dentro si e' alzata con forza e, togliendosi la polvere dalle spalle, ha ripreso ad andare. Ha deciso che era ora di passare oltre e oltre e' passata.
La testa se si impegna sa fare cose straordinarie.

Poi c'è il cuore. Il cuore e' il pezzo tenacemente fragile e indiscutibilmente tenero. E' la fonte dell'eterna confusione. Perché ti porta sempre a metter in discussione quel che la testa vede con luce chiara.
E allora, se un cuore e' stato derubato, affamato, ignorato, offeso, abusato e poi abbandonato senza una parola, lui fa fatica a rassegnarsi. Forse perche' se ne sta nascosto sotto le carni non ha la dignità e la fierezza della testa, non ha l'orgoglio della testa. Cerca sempre una scusa al torto subito, una giustificazione. "Ci sarà un perché", si chiede con un misto di rabbia e di speranza. E invece 90 su 100 il perché non c'è.
E cosi' se si impegna, il cuore sa compiere veri e propri disastri, in genere all'insegna dell'autolesionismo.

Tranne i rari momenti di pacificazione tra le due parti che fanno sentire strafottentemente onnipotenti, dimentichi di chiunque al mondo, uno vive diviso in due: da una parte la testa che brontola e borbotta come una pentola di fagioli perché quel cretino di cuore sta li' a farsi i film, dall'altra il cuore che cerca di spegner quella luce chiara che non lascia margine di errore a ciò che la testa ha analizzato e definito.

Ad una soluzione bisogna arrivarci, e allora capisci un'altra cosa.
Il dolore che provi, quello che fa piu' male, non sta nel perché il tuo cuore e la tua testa hanno sofferto, o in chi ne e' stata causa.
Quello e' solo strumento. Il dolore vero sta nella strada che porta fin alla fine del gioco, ovvero ritrovare un equilibrio decente che non ti faccia passare dalla fierezza alle lacrime.

Perché e' quello il momento della vulnerabilità. E' quello il momento in cui rischi di trovarti dentro vestiti, scarpe, letti sbagliati e renderti conto che si, e' tutto molto bello, ma non fa per te. E allora aggiungi dolore a dolore, rabbia a rabbia. Conivolgi altri cuori, altre teste. E fa dei guai incredibili. Perché tu sai dove dovresti stare. Magari - in caso di dubbio - meglio fermo. Ma "non ti dai pace". E ti ritrovi in posti sbagliati, a fare cose sbagliate. Ma non per moralismo, per rispetto di se stessi e del prossimo.

Uno dei miei poeti e filosofi preferiti ha scritto: "chi si guarda nel cuore, sa bene quello che vuole e prende quello che c'è".

Lo confesso, e' una lezione che ancora non ho imparato e non so vivere e praticare.
Anche stavolta, a me quello che c'è non e' bastato, non mi fa contenta e non lo so prendere.
Peccato che me ne accorgo solo ora che i Maya hanno detto che finisce questo porco mondo. Sempre fuori tempo io eh...per la miseria!

lunedì 9 aprile 2012

FuoriModaFuoriTempo / 13

Oggi è stato un giorno di insolito silenzio.
Un silenzio che ti aspettavi, disturbato solo da odore di arrosto e soffritto. Dalle strade, dalle finestre. Dappertutto.
Nauseabondo.
Hai consumato incenso e candele.

Oggi è stato un giorno freddo di pioggia.
E tu non sai cosa portarti in valigia domani, quando il tuo mondo riaccende il motore e le quattro ruote vecchie di 225mila chilometri ti porteranno altrove.
Per un po' di amore, di lavoro, che poi son la stessa cosa ormai.
Per la tua speranza di continuare a far girare il sangue nelle vene.

Stimoli nuovi ci vogliono! Stimoli nuovi che per una volta non siano sinonimo di complicazione emotiva, ma magari di rabbiosa euforia.
Un'euforia fiorita, che ti faccia dire con gioiosa grinta: benvenuta primavera, io il mio tubino rosso fuoco ce l'ho già pronto. E fa la sua porca figura!
Magari con questo freddo è fuori tempo, ma di certo non è fuori moda...

venerdì 27 gennaio 2012

FuoriModaFuoriTempo / 12

Riflessioni

"Ero contento di non essere innamorato, di non essere in pace col mondo. A me piace avercela con tutto e con tutti. Gli innamorati diventano spesso nervosi, pericolosi. Perdono il senso della realtà. Perdono il senso dell’umorismo. Diventano irritabili, psicotici e noiosi. Ammazzano perfino la gente!"
Charles Bukowski

mercoledì 28 settembre 2011

FuoriModaFuoriTempo / 11

Non sopporto il fumo.
Il fumo di chi fuma, il fumo di ciò che brucia e il fumo di ciò che è bruciato, il fumo negli occhi e il fumo in gola.

Non sopporto il sapore di fumo, neppure quando è dolce come quello di certi narghilè che si trovano ancora nel Medio Oriente vero, quello trafitto dalla guerra.

Di conseguenza non sopporto l'odore di fumo che ti si appiccica addosso come una pelle sporca che devi proprio lavarti per mandarla via e tornare a respirare.

Non sopporto neppure i venditori di fumo. Nè quelli da quattro soldi che li riconosci subito, nè quelli abili e ben avvezzi a far sembrare tondo quel che è quadrato.

Non sopporto le cortine fumogene, quelle che puntualmente alza chi deve nascondersi, difendersi, sparire in una nebulosa nera.

Non sopporto i segnali di fumo, troppo deboli e flebili in quest'era iper tecnologica e comunque da sempre fraintendibili, interpretabili, ambigui a seconda del vento.

Il vento.
Ecco, invoco il vento.
Che si portasse via tutto questo maledetto, puzzolente e inutile fumo.
Che rendesse limpido l'orizzonte e che ci portasse in salvo, finalmente.

lunedì 12 settembre 2011

FuoriModaFuoriTempo / 10

Chi non ha mai commesso l'errore di togliersi i pantaloni prima delle scarpe, costui non sa niente dell'amore.
Giorgio Gaber

C'è una stagione in cui l'amore ha fretta, è un tutt'uno con la passione, è maldestro, impacciato quasi.
E' quella la stagione in cui l'amore si toglie i pantaloni prima delle scarpe. Ma nessuno ci fa caso.
Perché anche se a vent'anni il tempo non sembra esistere e la vita è ancora tutta davanti, la voglia e la curiosità ti divorano e tu non puoi fare a meno di avere fretta di scoprire, di provare, di vedere se si può volare davvero.
E l'amore (o quella roba che somiglia all'amore e ti scombina gli ormoni) è il miglior carburante per volare. E allora che importa se ti ritrovi le gambe intrappolate da scarpe e pantaloni.
Tu, comunque, voli. Senza pensare. E sorridi. E voli.

C'è una stagione in cui l'amore ha giocato così tanto che paradossalmente non ha più voglia di giocare. Si sente così "esperto" da risultare addirittura annoiato.
Capita però che qualcosa solletichi il tuo naso con il profumo di quella primavera dei vent'anni e tu abbia voglia di dire ancora  sì alla passione.
Dio, che gran fortuna! Perdere di nuovo la testa. Magari!
Da lì a trovarsi con i piedi bloccati dai pantaloni, a loro volta bloccati dalle scarpe, è un attimo.  Un attimo bellissimo di incoscenza.
Però è una fiammata: dopo aver consumato l'amore fatto di carne, guardiamo rapiti gli occhi di quello che "ci ha portato via" e vorremmo dirgli, come facevamo a venti anni: resta qui, resta con me, ricomincia.
Ma non abbiamo venti anni e non riusciamo a non pensare. Allora quella frase ti muore in bocca. E tu non ti senti impacciato o goffo con i piedi nei tuoi pantaloni. No, ti senti addirittura ridicolo.
E in tutto questo pensare a cosa è meglio dire e a cosa è meglio fare ti perdi il volo.
Niente volo, niente testa vuota, niente sorrisi, solo imbarazzo, talvolta sensi di colpa, talvolta egoismo.
Ormai sappiamo che quell'eternità che si promette a vent'anni è una bugia. Ci abbiamo sbattuto la testa e non ci crediamo più.
Anche quando sei davanti a una persona che ti pare giusta perché parla la tua lingua e potrebbe camminare accanto a te, senza chiedere troppo futuro, tu taci. O peggio, fuggi. Guai se il fuoco che accende gli ormoni ti portasse a prendere impegni pericolosi.
Una vocina ti sussurra: "Allora non hai imparato proprio niente da tutte le cicatrici lasciate sulla pelle dalle vampate precedenti?"
Sì, meglio tacere, meglio non farne di niente. Prudenza!
Ti racconti che per innamorarti davvero hai ancora tempo e metti il freno al cuore: la passione si preferisce consumarla come da copione, nudi, senza batticuore, nè frette, senza il rischio di incespicare nei jeans tirati giù alla bell'e meglio.
Un passo alla volta per carità. Prima la seduzione, poi il gioco del potere, poi la voglia della conquista, il servirsi dell'altro corpo per dar sicurezza al proprio corpo e via andare con menate che niente hanno a che vedere con l'amore che accende la passione.
Fine della poesia.
Non amo il pericolo sia chiaro ma trovo che nei sentimenti la troppa prudenza sia "castrante".
Quel volo perdinci, è il volo. 
Perché rinunciare? Rimandare?  Adottare tattiche e/o strategie? Usare e abusare?
Perché almeno per un po' non torniamo ad ascoltare quello che ci dice l'istinto?
No. Prevale sempre la logica. E non ci divertiamo.
O almeno nella maggior parte dei casi...

Ma il sentimento, il sesso, la passione mica son cose che si "pensano". Si "sentono".
Mi sono chiesta come mai nei fatti di cuore invece di imparare, col tempo si disimpara.
Già, perché si disimpara ad amare (qualsiasi cosa questo voglia dire)?
Perché ci facciamo fottere dalla paura del lasciarsi andare? Perché a un certo punto non ci vogliamo proprio mettere in gioco sebbene ci sia piaciuto e magari ci piaccia ancora molto giocare?
Come mai amare qualcuno, innamorarsi di qualcuno significa solo trovare un essere umano che ci faccia compagnia per gli anni che verranno, senza prendersi responsabilità?

Esisteranno da qualche parte occhi ormai adulti capaci di guardare altri occhi ormai adulti che senza pensare troppo siano capaci di lanciarsi in volo con un bel "resta con me".
Oh, attenzione, mica per sempre eh, lo sappiamo bene...
Per intanto.
Sarebbe un bel brivido. Un gran bel brivido.
E allora via coi pantaloni tolti prima delle scarpe. Via con la passione. Via con la fretta che brucia i pensieri e la prudenza e sia quel che sia.
Testa leggera, cuore che batte. In volo.
Perché poi, quante altre occasioni avremo per imparare a capire cosa sia l'amore, anche quello di carne, se non ci sporchiamo adesso le mani?
Quale altra meravigliosa maniera abbiamo per rimanere giovani e vivi il più a lungo possibile, se non quella di sentir battere forte il cuore e tornare ad essere un po' più istintivi e meno razionali.

Istintivi quanto basta per togliersi prima i pantaloni delle scarpe.

Sarà la luna piena di stasera, ma mi viene di pensare alla rinfusa, così.
FuoriModaFuoriTempo. Forse

mercoledì 31 agosto 2011

FuoriModaFuoriTempo / 9

C'era una volta il confessore, quello che stava nel confessionale e che, all'occorrenza, potevi andare a trovare.
C'era anche l'analista, una sorta di confessore più professionista e laico con cui, alla bisogna, potevi scoprire i lati più imperscrutabili della tua anima.
C'è oggidì il farmacista che, suo malgrado, viene costretto a far confessare i clienti. Confessare, esatto, perché si comincia dalla richiesta medica dalla quale si evince il tipo di malessere che ha il paziente, per poi affondare le mani nei cosiddetti "dati sensibili".
Codice fiscale e fin qui passi.
Poi fascia di reddito altrimenti niente farmaci. E il reddito è quello familiare quindi ti senti chiedere se il marito, i genitori o i figli lavorano e quanto guadagnano.
Da qui risalire allo stato di famiglia ma, soprattutto, allo stato di "salute" della famiglia è un attimo.
Il cliente deve necessariamente fornire spiegazioni: "mi sto separando"; "sono vedovo da due mesi"; "sono disoccupata però dal giugno 2011, cosa dichiaro?".
Il farmacista è imbarazzato, non ha il confessionale a far da schermo e non è seduto dietro al lettino. Così si scusa e si ri-scusa precisando che farebbe volentieri a meno di quelle spiegazioni. Il cliente cerca di darsi un tono ma fa fatica, non è ancora abituato a questa "rivoluzione". Contente solo le "donnine" pettegole in fila d'attesa che possono farsi i fatti altrui, dimentiche che dopo toccherà a loro.
E dopo tanto spiegare, può anche capitare che -come alla lotteria- uno vinca.
Già, perché fatti i debiti conti col nuovo ticket si può scoprire che pagando il farmaco per intero (senza ticket per capirsi) si può risparmiare.
E lo dice il computer lì davanti a tutta quella
gente.
Alla faccia della privacy.

Che tempi! Se Cristo fu venduto per trenta denari a noi ci svendono per molto meno.
E non c'è da esser contenti.

martedì 12 luglio 2011

FuoriModaFuoriTempo / 8

Talvolta sei certo di trovare comprensione e invece trovi deserto.
Talvolta pensi di esser poco interessante e invece scopri che interessi molto.
Infatti c'è chi "analizza" ogni tuo passo, ogni tua parola, ogni tuo movimento emotivo o fisico che sia.
Talvolta ne ridi.
Talvolta ti stufi.

E allora sogni soltanto di essere nel posto che sai tu: un posto dove non sarai invitato mai.

Buffa la vita: fai parte di ciò che non ti interessa e sei lontano mille miglia da ciò che vorresti.

E poi sembra strano che uno si agiti o quantomeno si senta smarrito. Eh no. Non si può dire.

martedì 24 maggio 2011

FuoriModaFuoriTempo / 7

Uomini e ego. Donne e ego.
Volevo scriverne, lo avevo annunciato.
Ma da quando mi son fermata a studiare tale materia, mi sono persa. Sono fuori tempo.
Già: sono tali e tante le rivelazioni di questi giorni che pare che il cosmo si sia ingegnato per offrirmi casi e spunti.
E allora chiedo tempo. Mi prendo tempo. Anche perché sbattere addosso all'ego monolitico di qualcuno non fa benissimo alla salute (di chi sbatte, ovvio) sebbene alla lunga, anche questo, non sia detto.
Alla lunga chi sbatte, incassa la botta, aspetta che il livido sbiadisca e poi va oltre.
Va oltre per forza e per amore (come si canta a Siena).
Chi si difende proteggendosi con il proprio ego monolitico a furia di rimbalzare gli altri, resta per forza solo.
Per forza, e non per amore.
L'amore, l'ego monolitico, lo ha per se stesso e mi sa che non sia esperienza che sia disposto a dividere e condividere. Ma non per cattiveria eh... per paura.
E dopo questa affermazione sono ancor più fuori moda.

martedì 10 maggio 2011

FuoriModaFuoriTempo / 6

Vorrei dire tante cose. O meglio, avrei tante cose da dire.
Ma taccio.
Aspetto.
Aspetto che tutto tenda naturalmente all'armonia (o almeno spero che questo accada).
Ho sprecato tante energie a fare, brigare, spiegare, chiarire. Tutta polvere che si leva e annebbia le idee. Forza che se ne va.
No. Adesso che il serbatoio segna rosso fisso, è tempo di grandi economie. Le salite non si fanno se non necessario, le discese si fanno a motore spento.
E' proprio tempo di tacere. Fermare i pensieri. Fermare gli ormoni. Fermare anche il battito del cuore, così da non farsi prendere da pericolose voglie irrefrenebili. 
Accettare di essere impotente.
Darsi una morte apparente e aspettare il tempo migliore per tornare a vivere.

E poi, perchè devi sempre scegliere, inseguire, capire tu?
Aspetta (questo ti ripeti).
Il rischio che corri è di arrivare fuori tempo. Fuori moda lo sei già da un bel pezzo.


martedì 3 maggio 2011

FuoriModaFuoriTempo / 5

E mentre tutti guardano sognanti e fiduciosi al sole, all'improvviso diluvia -tuoni e fulmini compresi-.
Dal portone che ti offre riparo osservi con lentezza.
Vedi l'acqua che scorre per strada e che si porta via lo sporco, le vomitate di veleno inutili, il livore della rabbia, la bava della gelosia, i silenzi, gli sguardi duri e freddi. E ancora giù fulmini e funi di pioggia che travolgono e portano via i progetti del pomeriggio che ormai bagnati devono esser modificati, le telefonate, la fretta, l'ansia, il tempo di chi non ha tempo per un pensiero, la paura di chi non ha tempo per i sentimenti.
Costretti a una pausa forzata, dentro al portone una coppia "di mezza età" si scambia effusioni.
I turisti passano a frotte con impermiabili modello preservativo.
I ragazzi appena usciti di scuola se la ridono di tanta pioggia, si divertono del nulla coi capelli bagnati. Belli questi ragazzi tutti zuppi e urlanti. Sai che non sarai più "ragazza" ma pensi che adesso di tanta pioggia te la puoi ridere anche tu.
Si: prima o poi sarai una vecchietta sorridente, quel bel sorriso fatto di tutto che solo chi è vecchio può offrire.
E pensare che c'è chi impreca perché vuole il sole a tutti i costi!
Calma, il sole arriverà e ce lo godremo con chi ci ama e con tutto ciò che serve: le cose e le persone e le idee inutili se le sarà portate via la pioggia.


giovedì 31 marzo 2011

FuoriModaFuoriTempo / 4

Trattate con leggerezza le rughe del volto, ma prendete molto sul serio le rughe del cuore.
Così leggevo. E riflettevo. Affermazione fuori moda.

Pensavo ad Anna Magnani che prima di una delle sue ultime interviste, intimava a chi la imbellettava: "per carità, non nascondetemi le rughe, ho impiegato una vita a farmele venire!"
Fuori moda e fuori tempo anche lei... ma capperi che affermazione!

La vita. Le rughe del volto raccontano la vita. Le trovo belle, vere, coraggiose. Umane e calde in un mondo di plastica. Parlano del tempo che hai avuto, dicono di come lo hai usato, quel tempo.

Le rughe del cuore non riesco proprio ad immaginarle. Un cuore con le rughe non ce la fa, è vecchio, è provato e non ci sono medicine, non c'è chirurgia plastica.
E' "vizzo" come si direbbe dalle mie parti e un cuore "vizzo" non ha nulla da dare.
Può avere cicatrici, ma quello è un altro discorso.

Il cuore non invecchia, o meglio, non dovrebbe invecchiare.
Altrimenti non ci son versi, si muore. Anche se i battiti restano 60/65 al minuto.

Lo immagino un organo che si adatta all'età, al tempo che passa. E che se ne frega delle rughe della pelle. Perchè lui è capace di continuare a battere leggero.
E per consumare fino in fondo un qualunque sentimento ci vuole un cuore sempre giovane e pronto al cambiamento, all'imprevisto, alla scoperta. Pronto anche a soffrire, senza paura se deve immergersi in dolori e malinconie ma sempre fiducioso nel lasciare che il tempo lo riporti a galla.

Perchè è pure vero che quello che non cambia in 10 anni può cambiare in 10 minuti. Per questo ci vuole un cuore tonico, elastico, veloce, adattabile, fiducioso

Che arrivino pure le rughe del volto, ma vade retro alle rughe del cuore.
Al di là di chi va e di chi resta, al di là di chi ti vuole o non ti vuole, al di là di chi ti ama o non ti ama, al di là di ciò che fai bene e di ciò che fai male. 
Tu resti.
E se resti con la voglia di restare è perchè il tuo cuore è ancora privo di rughe.
Ecco perché meglio investire in balsami per il cuore che non in creme miracolose anti age per il viso.
E forse la medicina più miracolosa per evitare le rughe e l'invizzimento del cuore è proprio aver voglia e scommettere ogni giorno di essere, e di esserci.
Accada quello che deve accadere, prendiamoci cura del nostro cuore.
Prima sentire, poi provare.

martedì 22 marzo 2011

FuoriModaFuoriTempo / 3

Ho fatto sogni agitati e meno male che ho dormito solo 3 ore e mezza.
Ho sognato ex fidanzati che si ripresentavano e ci "riprovavano". Fuori tempo.
Volevano tornare ai giorni che furono. Con tenerezza, malinconia, dolcezza.
Di fatto poi nel sogno, era la parte erotica che aveva contorni più nitidi.
Ora, dato che dormo poco e con fatica, immagino che il sogno nasca da una conversazione notturna dove si rifetteva modello "Berlinguer ti voglio bene" sul tema: "che pole un rapporto non vissuto del tutto, o finito presto, o chiuso in gioventù, riaprirsi al futuro?". "Che pole un rapporto mai vissuto sul serio, avere una possibilità di essere esplorato?"
Procediamo per gradi.
La casistica è infinita. Impossibile riassumere. Metto giù le cose più banali che mi son venute in mente.

A) Un rapporto è stato vissuto anni fa. Due si rincontrano e per una botta di nostalgia si chiedono: "ma io e te, perchè no?"
Così, di istinto, mi verrebbe da pensare che se quei due un dato giorno si sono lasciati, qualche motivo ci sarà pur stato. E quindi perchè no? Perche proprio NO!
Naturale che oggi siamo persone diverse (a meno che non sia avvenuta la sciagura di aver passato il tempo invano), naturale che la nostalgia (non a caso canaglia) ci vorrebbe far tornare giovani a quel tempo ormai finito.
Però i "difetti" (definizione incompleta et impropria che qui comprenderebbe una serie di altre parole) che ci resero insopportabili già allora l'un l'altro, ho come l'idea che siano ancora lì, da qualche parte.
Magari più o meno ammorbiditi dalla vita ma ancora vivi.
E' un guaio, perchè col tempo si tende a ricordare ciò che di bello è stato e a dimenticare ciò che di brutto c'era. E allora uno fantastica, rielabora e si butterebbe pure...
Poi però, appena ti butti, tutto quel brutto sublimato, la realtà te lo ri-sbatte davanti in un frammento, in una frase, in un imprecettibile movimento del corpo, in un atteggiamento.
E lì si affloscia tutto.
Questione di NOSTALGIA

B) Un rapporto è stato immaginato possibile ma mai vissuto.
Ecco: se una storia era in procinto di essere e non è mai sbocciata, anche peggio.
Sai quante masturbazioni nel pensare a come poteva essere (anche perchè non hai esperito la realtà quindi non sai come sarebbe stato davvero) e a come potrebbe magari ancora avere una chance?
Sai quante ore a cantare se io, se lei, se lui, se noi e altrettante inutili amenità?
Però rifletto: la storia non è sbocciata perchè magari anche un banale dettaglio ha ucciso la poesia prima ancora scriverla o leggerla.
E allora, come si può recuperare l'entusiasmo puro e libero di quell'inizio ovvero quando si "vola" leggeri e coglioni nel cielo rosa dell'innamoramento?
Per carità, magari c'è chi riesce, ma per quel che ho provato per me, si tratta di voglia - anche tenace -di rivalsa su un qualcosa che hai immaginato e non è stato come volevi. Alla fine non ti interessa davvero l'altro, anzi, diventa accessorio, strumentale: ti interessa la tua personale lotta con il tuo personalissimo "orgoglio".
Questione di EGO

C) Un rapporto lo vivi con leggerezza ovvero quando c'è senza obiettivi e prospettive.
Se finisce e tutti son felici, viva!
Ma ci sono altre variabili che appaiono quando l'assenza di tutta quella leggerezza diventa un dolorino...
Ogni tanto ti chiedi "e se non fosse più?" (però rimuovi il pensiero e vai tranquillo avanti).
Poi un bel giorno arriva un altro/a e pare una roba da vivere. Si chiude la storia leggera e si parte verso un altro lido.
Si aprono due scenari:
- o te ne vai tu, e lì può accadere che se non funziona con l'altra/o rimpiangi la leggerezza perduta fino a mangiarti i gomiti.
- o se ne va l'altro/a e ti accorgi che quella mancanza è pesante. Alla fine poteva essere anche una storia importante, nella quale investire.  Ti chiedi allora: ma perchè alla fine non ci ho voluto credere? Mi piaceva tutto, che c'era che non andava?
La questione è complessa davvero.
Può essere che in realtà la magagna l'avevi vista ma non te lo sei raccontato. E allora il discorso lo abbiamo già affrontato.
Può succedere che ti senti una nullità perché chi se ne va alla fine ti sbatte davanti la tua superficialità, ovvero il poco peso che avevi dato a quella storia che non avevi mai voluto considerare una storia ma "una parentesi" in attesa di meglio un meglio che non arriva.
Oppure (caso più doloroso come tutte le riflessioni mature), devi prendere atto che quella cosa ti piaceva tanto, non vedevi controindicazioni, ma non avevi il coraggio di lasciarti coinvolgere, di sporcarti le mani e allora preferivi fare come il cane che guarda l'aglio, né lo mangia, né lo fa mangiare.
Poi un bel giorno, il primo che passava, ha fatto fuori il cane (=te) e tu manco puoi leccarti le ferite tanto sei attonito.
Da voler tenere un piede dentro e uno fuori (così che la porta restasse sempre aperta per eventuali fughe), ti trovi sotto un ponte al freddo e al gelo solo solo... e tutto questo perché?
Tocca prendere atto che la paura ti ha precluso un po' di vita. E lì - non ci son versi - bisogna lavorare su se stessi a costo di partire da Edipo fino a scomodare le teorie quantistiche sull'evoluzione.
Questione di INTROSPEZIONE (a anche di palle direi, mica tutti hanno tutto sto' coraggio!)

Insomma, dopo tante parole non so mica se ci ho capito niente.
Spero solo di non continuare a sognare carnalmente i miei ex, o forse si...alla fine eravamo tutti più giovani e belli. E in fatto di eros che anche l'occhio desideri la sua parte è del tutto naturale.

martedì 22 febbraio 2011

FuoriModaFuoriTempo / 2

Viaggio orgogliosa con un "Ciao", e quando passo per la strada sfrecciando anche a 60 km/h (in discesa e col vento a favore) mi guardano e sorridono.
Qualche ragazzino grida, qualcuno mi chiede di fare le foto con quel mio amato motorino, che poi è l'unica cosa che possiedo di mio.
Antiquariato insomma...
Altri beni non ne ho, e forse non è più mio manco quello dal momento che mi derubarono della sua carta di circolazione a San Pietroburgo.
Forse c'è chi pensa che la mia sia "fricchettonaggine", ma invece il "Ciao" è l'unico motorino che so guidare. Gli scooter non so tirarli sul cavalletto.
Ora devo iniziare a cercarne uno un po' meno usato...perchè quando piove da qualche dado esce ruggine.
Come nella vita: ti affezioni a qualcosa e te la tieni così com'è magagne comprese. Ruggine compresa. Polvere compresa. Dolorini compresi.
Poi però arriva il momento in cui devi cercare qualcosa di nuovo! Ecchediamine! Tutti te lo dicono perchè ti vogliono bene, ovvio, e ti dicono che tu stai rischiando.
E quindi dai, rischia nel cambiare, perchè questo salto nel vuoto è meno rischioso del rischio che stai correndo a restare lì dove sei, con i pensieri che hai.
In effetti, se mi fermano i vigili urbani e non ho i documenti del potente mezzo in regola, chissà cosa può accadere...
La domanda è: devo tenermi il "Ciao" fuorilegge e rischiare una multa salata, il ritiro della patente, e non so immaginare che altro, oppure devo rischiare di cadere da uno scooter di nuova generazione ma essere in perfetta regola?
Perchè sono sempre fuori moda e soprattutto fuori tempo e non so manco decidere?

domenica 20 febbraio 2011

FuoriModaFuoriTempo / 1

Ho ascoltato tutta la sera musica cinese e racconti di viaggi nel tempo e nello spazio. Niente Sanremo. Adesso in tv niente Sanremo anzi,la coda di eat parade. E' la stessa puntata andata in onda la settimana scorsa. Il meteo annuncia nuova pioggia. Eppure da due giorni c'era il sole. Mi sale un brivido: mica avrò sognato? Cioe': martedì prossimo comincia Sanremo e io sono una settimana avanti? Se e' così avvisatemi. Prendo un sonnifero e mi sveglio domenica prossima.