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domenica 25 agosto 2013

Poi viene il giorno / 19

Poi viene il giorno che cambia il tempo.
Mezz'ora di temporale porta via la luce, la polvere e il caldo afoso.

Dalla finestra di casa, guardi la pioggia e pensi che una nuova stagione si sta per affacciare.

Senza luce non ti resta che guardare le carte sparse ovunque.
Tra le mani fotografie, orologi che non stanno mai fermi, e immortalano volti che mutano nel tempo.
Ne trovi una bellissima.
Torni a quando forse avevi 14 anni. Provi a ricordare i tuoi compagni di allora, quelli che ancora sai dove sono, quelli di cui non ricordi neppure il nome.

Le prime delusioni, i primi batticuori. I ricordi.
E rifletti sul fatto che la tua vita è stata un via vai di persone: molte di passaggio, altre importanti, alcune fondamentali.
Da tutte hai capito e imparato.
Con tutte sei cresciuta e a tutte, bene o male, devi un po' di ciò che sei oggi.

Alla fine arriva l'arcobaleno.

Riponi foto e malinconia e esci.
Incontri amici e nuove storie. Passi una serata piacevole. Non pensi più al passato.

Mentre rientri il cielo si illumina di nuovi lampi. Ti affretti. Senti una voce che ti chiama per nome. Ti giri e una faccia conosciuta ti saluta. È un volto che viene dal mondo dei tuoi 15 anni e lo riconosci subito perché ha il sorriso che aveva allora.

Bello e strano che questo incontro avvenga proprio stasera.
Poche parole, la voglia di raccontarsi e l'imbarazzo di farlo così, all'improvviso.
"Sei sempre uguale"
"Eh, magari"
E poi quel sorriso.

Nuovi lampi illuminano la notte.

"Vado, mi sa che si metterà a piovere di nuovo"
Non sai come dirlo che proprio oggi guardavi foto di quella stagione che vi vide ragazzi insieme.
"Ciao allora". Già, ciao.

Una nuova stagione si sta per affacciare.
Profuma di sorprese e di bellezza.

Il tempo qualche volta è una bugia.

mercoledì 27 marzo 2013

Poi viene il giorno / 18

Poi viene il giorno che finalmente capisci con chi hai avuto a che fare e con chi hai ancora a che fare.
Guardi andar via chi ti volta le spalle e ti manca di rispetto, mentre invece dovrebbe solo dirti grazie di portare buona parte dei suoi pesi.
Quel giorno il bilancio è uno solo: dopo che ti sei incazzata bene bene, non ti resta che accettare che sei una perfetta cogliona.

Poi leggi sfoghi pilotati di lupi travestiti da agnelli e ascolti i falsi i clap clap clap della corte dei miracoli che gli vive attorno e ti rincazzi.
Non ce n'è di buona fede. Hai voglia a cercare. 
NON-CE-N'E'
Così viene la sera di quel giorno e ti dispiace non esser più babbea, di non credere più alle favole e agli asini che volano, ti dispiace di non riuscire più a credere che hai capito male. 
No, non hai capito male. 
Sei nel bosco, ci sono i lupi e anche le vipere.
Il peggio è che tu non sei né il cacciatore, né cappuccetto rosso.

Magari io cambio. E prima o poi, fosse anche solo per una volta, magari cambio davvero. 
Magari per una volta decido che di farmi prendere per il culo ne ho abbastanza.

Voi stavolta avviatevi... E che sia un buon viaggio!


mercoledì 30 gennaio 2013

Poi viene il giorno / 17

Poi viene il giorno dell'assenza.

Ci sono assenze che mancano e assenze che liberano.
In entrambi i casi c'è da superare un fastidio, una noia, un pensiero che disturba.

Perché all'improvviso ti manca una persona?
Un suono, un odore, un gesto e l'assenza diventa presenza. Si materializzano ricordi, malinconia, tristezza anche. E l'umore cambia.

E perché altre volte la sola idea di una persona ti fa provare claustrofobia?
Ti rendi conto da un suono, un gesto, una parola che la presenza di quel qualcuno sarebbe motivo di ansia. E comunque, anche in questo caso l'assenza diventa presenza. Una presenza ingombrante, pesante. E l'umore cambia.

Oggi il mio umore è cambiato più volte...l'assenza con cui ho dovuto combattere è stata del secondo tipo. Irritante.

Per più di mille motivi, io stasera avrei dovuto essere altrove.
Oggi avrei dovuto ricevere una frase, una telefonata, un biglietto.
Avrei meritato un pensiero.  Mi era quantomeno dovuto.
E invece assenza.
Un'assenza che racconta tanto egocentrismo da aprirmi gli occhi sul nulla.
Già, il nulla, la nullità.
E questo gran nulla tanto era cresciuto da amarezza e delusione che si è inghiottito l'assenza.
E finalmente sono libera da sentimenti e risentimenti.

Io, che mi riconosco per lo meno qualche miliardo di difetti, sono felice per aver pensato che avrei dato un garbo diverso a tutto quanto.
Sbagliando magari, ma non brillando per tanta inutilità.
Amen.

mercoledì 2 gennaio 2013

Poi viene il giorno / 16

Poi viene il giorno che è il numero 1.
Ma è il numero 1 perché si comincia a contare i giorni di un anno da quel giorno lì.
E siccome non si sa che cosa accadrà nei successivi 364 giorni, almeno il primo si fa festa.
Ed è festa comandata.
Capodanno, ovvero il capo di un anno.
Trovarlo il capo di un qualche cosa...intanto accontentiamoci del capo di questo 2013.
E via auguri e brindisi e ancora auguri e speranze e giù auguri caffè post veglione e vai tra auguri e sbadigli, auguri e propositi, auguri e lenticchie, auguri e chicchi d'uva.
Auguri.
Auguri: la parola d'ordine e il vestito d'ordinanza di questo giorno numero uno.

Poi viene il giorno degli auguri, e quel giorno passa...
Che gli auguri ci accompagnino, però! E che sia un anno meraviglioso!

Auguri



venerdì 23 novembre 2012

Poi viene il giorno / 15

Poi viene il giorno delle combinazioni.

Qualcuno li chiama "i casi della vita". Altri parlano di "circostanze fortuite". Altri più sbrigativamente dicono "cose che succedono". Già, cose che succedono.
E succedono per puro caso, quando meno te lo aspetti. 

Ti ritrovi sparata in mezzo agli occhi una quantità di verità da far paura. Perché si dice anche che "certe verità fanno proprio paura". Ma questa è una paura indefinibile, che poi non è paura, è qualcosa che abita tra lo schifo e la pena.

In quel momento è come se un faro ti togliesse la vista ma poi, dal dettaglio all'orizzonte, ogni cosa riacquista contorni, sfumature, definizione, colori. E il quadro appare chiaro. Nitido.
Come lo avevi già visto. 
Perché lo avevi già visto. 
Tu. 
Ti ci eri già vista tu, in quel quadro.
Certe situazioni, anche quando non le conosci direttamente, sai già che hanno un nome, un odore e perfino un volto. Indovini anche il volto.
Il volto che avresti dovuto avere e che non hai.
Il volto che ti hanno messo addosso e che non hai.
Il volto che hai davvero e chi dovrebbe guardare non solo non guarda, ma non vedrà mai.

Ecco: quelle verità sono scomode. C'è poco da fare, son sassi nelle scarpe. E, tu hai cercato in ogni modo di far finta di sbagliarti. Ma sapevi che non ti sbagliavi. Questione di sesto senso? No: questione di sapere. Sapere con che tipo di materie si ha a che fare.

Passato il mal di stomaco, alla fine non senti più niente.
Nessun dolore.

sabato 3 novembre 2012

Poi viene il giorno / 14

Poi viene il giorno in cui ti tocca di dare ragione a chi ti diceva che a certa gente l'unica definizione che sta bene addosso è quella di "sanguisuga".
Gente che ti spreme perché sei bischera all'inverosimile. Che ti fa credere che quello che fai lo stai facendo per te, anche se in realtà i benefici vanno in tasca loro, che ti cerca solo se ha da prender qualcosa, che finge di darti una mano ma che in realtà bada solo ai cazzi suoi.
E tu cieca e sorda non ci hai voluto credere finché non ci hai sbattuto il muso.
Bene.
Oggi è il giorno in cui la lista delle tue sanguisughe si allunga.
Ora lo sai. Bisogna tu lo accetti. E bisogna tu addrizzi il tiro.
Con un sereno, sorridente, placido, sentitissimo: "andate tutti affanculo".





domenica 2 settembre 2012

Poi viene il giorno / 13

Poi viene il giorno in cui ti rendi conto che da tanti giorni non scrivi più su questo taccuino virtuale.
E non scrivi più da quando la vita ti ha sorpreso di nuovo con un incontro che ti ha tolto le parole.
Perché ci sono volte in cui le parole non riescono ad uscire, imprigionate dalla forza dei fatti.
Allora aspetti.
Ascolti il chiasso che fa quel silenzio e aspetti.
Intanto dai voce a quel che accade, perché stavolta di azioni concrete c'è bisogno.
Dai una mano per come ti senti e per quello che puoi e come il fornaio controlla che il pane cresca  tu aspetti che torni a lievitare un sorriso di nuova speranza, su quel volto dove ogni luce era spenta.
Poi ci sarà di che raccontare. Altroché. 

Ma pudore vuole che stavolta il raccontare sia bisogno naturale e non solo necessità.


venerdì 15 giugno 2012

Poi viene il giorno / 12

C'era una volta la dignità.
Ma non tanto quella che ti faceva tenere la testa alta ad ogni costo, davanti all'orgoglio ferito, alla fiducia tradita, all'amore rifiutato, al rispetto mancato. Tutte cazzate!
C'era una volta la dignità che ti faceva sentire una persona.
C'era una volta.

Oggi per me dignità è una parola desueta, da vocabolario. Perché oggi giri per le banche come un fantasma,  dopo nottate insonni a pensare a come fare, a cosa dire.
C'è che chiedi e non ti sarà dato, bussi e non ti verrà aperto.
Dopo 25 anni di quotidiano camparsi da soli è dura accettare che non ci si fa più.
E' dura alzare bandiera bianca. Peggio alzare quella nera.

Cerchi di non mollare, perché ti hanno detto che sei forte. 
Ma che ne sanno loro.
Te l'hanno detto e si son levati dai coglioni in fretta e furia. 
E non gli è parso vero, con tutto quel bene che ti vogliono! Ma è meglio non sentirsi....
Ora hanno tutti da fare: una fidanzata nuova, una figlia al mare, un scopata in chat, un lavoro da consegnare, la spesa e il bucato. 
Il bucato: tutti a lavare le proprie macchie.
Bravi!
Intanto il tempo stringe e le risorse (di ogni tipo, da quelle economiche a quelle fisiche, da quelle creative a quelle legate alla speranza) stanno terminando definitivamente.
Poi viene il giorno in cui capisci che c'è una bella differenza tra avere paura che qualcosa arrivi e trovarsi quella cosa tra le mani.
Non sai neppure tu cosa provi. Sai solo che fino ad un attimo prima erano solo parole, adesso è tutto vero.
Può capirti solo chi sta come te. Ma - per fortuna - non sono molti.
E non azzardatevi a dire: "Eh, va così per tutti. Colpa di questi brutti tempi".
Manco per niente. fino a ieri lo dicevo anche io. Non è vero. E non vi auguro di scoprirlo.
Fate il bucato che è meglio, va.
Magari, già che ci siamo, quelli che mi vogliono proprio bene e ne sono certi, se fanno un lavaggio per delicati con una centrifuga leggera alla coscienza...grazie!

giovedì 31 maggio 2012

Poi viene il giorno / 11

Poi viene il giorno in cui scopri che se avevi solo dubbi adesso hai solo dubbi.
E guardi le cose con lo sguardo della mucca che guarda i treni passare.
E siccome non sai cosa pensare di quello che ti dicono, di quello che non ti dicono, di quello che vedi e di quello che ti raccontano, tu non pensi.
Adesso ad esempio guardi la televisione senza volume mentre in sottofondo una simpatica macchinetta ad ossigeno fa fare tante bollicine all'acqua.
Blu blu blu blu blu
Una roba surreale. Adatta a questo periodo.
E gia' che ci siamo, voglio anche berci sopra un caffè.

venerdì 11 maggio 2012

Poi viene i giorno / 10

Poi viene il giorno che tutto sembra chiudersi come in un cerchio.
Volti e voci di chi hai amato (cit) tornano a farsi presenza nella tua vita. Chiudi una telefonata e appare una persona, saluti quella persona e mentre ne nomini un'altra, ti arriva una mail da quest'ultima.
Come in un film.
E fa caldo dopo tanto freddo, e hai la tosse, la febbre e di certo sei molto stanca, confusa, e poco lucida.
Pero' ti chiedi sotto questo sole che deve accadere di nuovo, di inatteso, stavolta di piacevole.
Tu sei nave col motore spento ma sei dentro un'auto che attraversa l'Italia improvvisamente sorpresa dall'estate. E forse sopra ogni altro motivo e' il caldo a darti allucinazioni.
E una voce dopo l'altra ripercorri i tuoi ultimi 25 anni. La pioggia non c'è ma l'asfalto sembra bagnato, grigio, bianco.
Ci sono guarigioni da accelerare, frasi da terminare, rumori da far esplodere, piccoli motori di nave da accendere e fari che devono riprendere a dar segnali.

Quel che non accade in un anno, puo' accadere in un giorno.

E infatti tutto accade in un giorno. E l'ultimo sms ti avvisa che se ieri sera a quest'ora Ginevra era nella pancia della sua mamma, adesso, dopo un bel po' di ritardo in via del tutto spontanea e naturale urla al mondo la sua gioia di esserci.


"Specchio di pioggia e asfalto,
ci naviga dentro il cielo
grigio bianco, acqua e cielo.

Ma tu sei una goccia che non cade,
e ritarda la mia guarigione
come ultima frase da terminare.

Piccole navi col motore spento
aspettano un segno dal faro,
così lontano.

Specchio di pioggia e asfalto,
oggi il mio viso è più leggero
senza pianto, solo acqua e cielo.

Ma tu sei una goccia che non cade,
e rimanda la mia guarigione
come un rumore sospeso che non esplode.

Ancora navi col motore spento
aspettano un segno dal faro
così lontano
"

Cristina Donà


lunedì 30 aprile 2012

Poi viene il giorno / 9

Poi viene il giorno in cui pensi sia ormai arrivata la primavera e invece piove.
Ti rendi conto che tante volte le cose non sono come sembrano, e nel bene e nel male.
Pensi sia già il primo maggio e invece ancora devi viverti il 30 aprile.
Pensi la stupidita' umana abbia un limite e invece scopri che un limite non c'è.
Pensi di avere responsabilità limitate e invece questo non e' mai vero quando si tratta delle tue scelte.
E forse non e' mai vero in generale.

Pensi sia difficile continuare a stare qui, ma pensi anche che se ci sei, un qualche originale e casuale motivo dovrà pur esserci.

Pensi sia meglio stare in silenzio perché così ti sembra di esser più calma. O almeno hai minori possibilità di agitarti.
Pensi la vita sia prender quel che viene.
Ma poi, quando le hai pensate tutte, pensi che non ci stai, e per carattere, per indole, ti agiti e provi a cercare i modo di cambiare le cose.

E così, in equilibrio precario tra tutto e nulla, aspetti che anche il cielo decida se deve piovere o deve risplendere il sole.

E intanto un'altra giornata s'è fatta.

giovedì 12 aprile 2012

Poi viene il giorno / 8

Poi viene il giorno in cui ti ritrovi a sorridere per vari motivi.
Ed è' un bel giorno.

Il primo è la rivelazione che un grande uomo, uno di quelli che ami e a cui ti racconti, ti fa sul "sentire" dei maschi. E lì ti si disvela un mondo.

Il secondo è che seduta sul sagrato di una chiesa romana guardi la gente passare prima di un temporale e, mentre sei lì con l'amico più caro, un pezzo della tua famiglia, ti accorgi di esser viva.

Il terzo è che scopri che molti lettori di queste righe (che ringrazio per l'immeritata attenzione) le prendono come autobiografiche...
Qualcuno invece ci si riconosce e chiedendo spiegazioni mi confessa cose personali che non avrei diversamente mai saputo.
Signori, ho una fervida fantasia.
Prendo spunto da brandelli di vita che rubo qua e là. Che immagino, che costruisco come più mi piace.
Mi diverto a dare voce e volto e nome ai miei dolori e alle mie felicità. Ogni riferimento a fatti e persone realmente...etc etc

Qualche volta parlo in prima persona e di me. Ma solo talvolta.
Magari parlassi sempre di me! Avrei una vita molto più avventurosa.
E, soprattutto, avrei una vita privata e intensa.
Comunque...
Se avete curiosità chiedetemi pure, sarà un piacere rispondere!

venerdì 6 aprile 2012

Poi viene il giorno / 7

Poi viene il giorno che sei dove finisce la terra e inizia il mare. Il cielo e' grigio e minaccia tempesta. 
Ma il sole l'hai dentro.
Fa freddo e mentre aspetti la notte lasciando che ti scaldino le mani, hai il cuore pieno di calda luce.
Non ci sono canzoni per descrivere la pienezza di quelle ore. O almeno tu non ne conosci nessuna adatta.
Lasci agli esperti questo mestiere. Per te adesso canta il mare e tutto il resto di quel mondo che ti sembrava tanto indispensabile per vivere e ti umiliava ad ogni occasione possibile, finalmente e' lontano anni luce.
Domani sarai di nuovo in viaggio coi tuoi pensieri. Ma sai che suoneranno nuovi. Nessuna nave e' stata costruita per starsene sicura in un porto.
E tu sei come quella nave.
La musica, soprattutto quella delle filastrocche imparate a memoria, delle preghiere dell'ego recitate in cantilene infinite, quella ostentata dei mestieranti di menzogne, e' proprio cambiata.
Sorridi perché davvero vuoi sorridere. Col cuore. E ringrazi di esser fortunata.

sabato 31 marzo 2012

Poi viene il giorno / 6

Poi viene il giorno che fai i conti con il lavoro e i lavoratori, o aspiranti tali.
In tempi di crisi e fughe di cervelli, ci son anche quelli che non riescono a fuggire da nessuna parte e hanno tanto bisogno di lavorare. E ne parlano sempre.
Son quelli molto depressi perché loro son quelli che son nati così intelligenti e onesti e affatto inclini al compromesso che è semplicemente ingiusto che nessuno offra loro la chance che meritano.
A sentirli è tutto un piangere.
Tra un pianto e l'altro hanno addirittura più bisogno di lavorare di te, che non sai più come pagare le bollette.
E allora ci credi, non fosse altro perché sei scema e perché tuo nonno comunista e povero, era un grand'uomo e il pane, seppure poco, te lo ha insegnato a divider con tutti.
Allora ti indigni e li difendi dai commenti volgari e borghesi dei colleghi "comunisti a ore". Ma loro non se ne accorgono neppure e fin qui nulla di male.
Pensi sia giusto dimostrare coi fatti e non a parole. Se non altro solidarietà sincera. Solida.
Ti fai in quattro e costruisci anche per loro una piccola, misera, certo non risolutiva possibilità di lavoro. Niente a che vedere con quello che meriterebbe l'intelligenza e la capacità di queste persone.
Ma son tempi duri e lo sanno tutti. Tu puoi davvero offrire poco. Giurano che per loro va bene, anzi benissimo così.
E infatti ti ringraziano, ti dicono che sei straordinaria e che -se non fosse altro- questo piccolo barlume di impegno, aiuterà a dar loro fiducia, a non perder speranza a restar lucidi e non sentirsi esclusi.

Sei davvero contenta di somigliare a tuo nonno. Perché al cimitero a trovarlo non ci vai mai per principio, ma l'idea di tenerlo in vita con le lezioni imparate da lui, ti lusinga e ti fa sentire migliore della merda che sei.

Così si passa alla pratica del lavoro. E dopo averti illustrato a lungo la loro serietà professionale i tuoi colleghi si mettono all'opera e come prima dimostrazione di coerenza, spariscono.
Ti chiedi perché, che è successo. Ti preoccupi pure. Magari quel poco che hai offerto loro li ha offesi...

Ma è primavera e la luce chiara, rende tutto più chiaro.
Le loro giornate non son cosi vuote. Hanno sempre qualcosa da fare, casini da sbrigare, scopatine da espletare.
E poi, come non bastasse, che ci vuoi fare, è arrivato in città all'improvviso quello che è stato l'ultimo amore importante della loro vita...bisogna parlare, giocare, festeggiare, mica si va a lavoro senza mutande no?

Ma a te, che su quel lavoro ci conti davvero, non viene spiegato niente, manco una parola.
Tanto tu potrai capire tutto no? Anzi, tu capisci proprio tutto e di più. E te ne devi pure star zitta.

Si, capisco che son scema.

Capisco fin troppo bene che in certi casi i cervelli non fuggono. Se ne sono andati prima ancora di prender posto nella cavità naturale che dovrebbe ospitarli.

E questi poveri, onesti, puri, orgogliosi, lavoratori incompresi da questa schifosa società?
Quelli a cui hai creduto e con cui hai spezzato il poco pane che hai?
Stasera son sazi, sono a cenare con gli amici. Domani happy hour con altri compagni di sventure. Banchettano sempre.
Già, a proposito, dopo domani fanno festa, perché c'è una gran festa e loro son sempre l'anima della festa.
Poi ecchecazzo, si riposano perché dovranno pur riposarsi per riprendersi dai bagordi dei we sempre più lunghi...

Così scopri chi sono davvero.
Borghesi e benestanti travestiti da altro, gente pronta a raccontarsi ogni cazzata pur di somigliare al poster del super eroe di loro stessi, che hanno costruito per anni con i lego.
Borghesi che dovrebbero vergognarsi quando accendono la sigaretta e leggono nel giornale che c'è chi muore sul lavoro ma anche chi muore di non lavoro.

E io mi vergogno di credere ancora a certe favole. Le loro.

martedì 27 marzo 2012

Poi viene il giorno / 5

Poi viene il giorno che torna la primavera con le giornate lunghe di luce. Così oltre alla meraviglia del creato, vedi molto nitidamente quanto son brutte certe persone. Stanno lì, con le loro pance a far ombra al loro sesso e si compiacciono della loro intelligenza da basso ventre. Grasse di egocentrismo, innamorate di se stesse, malate di non amore.
E il bello è che vedi meglio anche le compagnie che si scelgono per "amare", "adorare", "costruire". E la luce lunga della primavera conferma il detto "dio li fa, poi l'appaia".
Nel momento in cui pensano di aver di meglio se ne sbattono di chi ha provato a voler bene davvero alla loro pochezza. Manco un grazie per l'ultima strenua difesa che hai concesso loro. Manco un ciao, che tanto pensano di ritrovarti lì "a vita", come un ergastolano. Manco un "scusa" per il dispiacere arrecato: loro possono tutto.
Delirio d'onnipotenza parrebbe.
Delirio di impotenza invece è.
Meno male la luce lunga della primavera ti fa vedere l'orizzonte chiaro sul mare. E l'universo, almeno il tuo, è sempre più blu.

giovedì 22 marzo 2012

Poi viene il giorno / 4

Poi viene il giorno in cui hai tutte le migliori intenzioni del mondo, nonostante un mal di denti che essendo il primo della tua vita ti spiazza e nonostante le giornate impegnative a cui poco importa del tuo sonno perduto.

Hai tutte le migliori intenzioni del mondo perché qualcuno la sera prima ti ha versato del vino buono e bei sentimenti, ma soprattutto ti ha regalato sguardi, passione e calore.
Sopporti il mal di denti felice di quell'inatteso regalo di bellezza e serenità. 

Hai tutte le migliori intenzioni del mondo e allora te ne freghi di chi ti ha buttato proprio via nel modo peggiore. 
Te ne freghi e gli vai incontro sorridendo.
Alla fine non ti  ha capito e neppure creduto, il problema è suo.

Provi tenerezza guardando che annaspa cercando di darsi un tono pur sapendo di non poterselo proprio dare. 
Provi tenerezza per quello sguardo affamato da adolescente mal cresciuto che si posa su tutte, ma proprio tutte, all'altezza delle chiappe (da 8 a 80 anni bastacherespirino).
Provi tenerezza perché vede tutte belle, giusto per il gusto di sottolineare che son tutte più belle di te.

Te ne freghi e anzi sei magnanima e regali comunque affetto sincero.
Tenti un abbraccio che viene bloccato nel suo slancio da frasi inopportune e arroganti.
Lo dico, ma non sei capita e infatti non accade niente.
NIENTE: ecco quel che è.
Sorridi.

Continui a vedere e valorizzare e a credere a doti che il legittimo proprietario, legittimamente (però che peccato) uccide sotto un mare di atteggiamenti che penalizzano la sua umanità e la sua acerba sensibilità.
Non trovi più la dolcezza che sapevi esistere in quegli occhi. 

E ti meravigli perché alla fine riesci a voler bene sempre e comunque.
Anche a chi ti ha fatto male e non meriterebbe neppure l'ultimo dei tuoi pensieri. 
Anche a chi ti dice di volerti bene e non sa proprio dimostrartelo manco con uno sguardo di sincera lealtà.

Ma tu, scioccamente e senza nessuna convenienza, sei stupida e bionda e vuoi bene sempre e comunque.
Forse anche di più. 
E questo, per quanto fuori moda e controproducente, non lo cambieresti mai di te. E infatti ti chiamano "bischera".

Poi torni lì in quella situazione rarefatta.
Non ci sono le candele di poche ore prima, manco per far caldo oltreché fuoca luce.
Senti parole vuote che smetti di ascoltare, ripicche vuote che non ti va di dibattere.

Con un po' di dolore guardi quelle mani agitarsi nell'aria. In un'aria vuota e vuote come l'aria. 
Sono mani dotate di grandi capacità.
Saprebbero far tanto se solo avessero voglia di stringer altre mani, condividere, crescere, capire, amare ogni cosa in un giorno qualunque e - prima di tutto - amare se stesse.
Saprebbero regalare bellezza e vita.
Peccato.
Peccato perché, adesso, sai che tu non puoi farci più niente. E sì che ci hai provato.
E sì che non arrivato manco un cenno che potesse dimostrarti che si era capito che ci avevi provato.

Sarebbe stato tutto perfetto se solo ci fosse stato rispetto.
Ma il rispetto non si insegna e non si impara.
Continuerai ad amare da lontano quel destino che punta verso il nulla e che tu (con straordinaria ammirazione) immaginavi diretto verso le stelle più alte e più belle del cielo.
Da lontano sì: tu, adesso, sei in viaggio verso altrove.

domenica 18 marzo 2012

Poi viene il giorno / 3

Poi viene il giorno che si fa notte e davanti a una bottiglia di vino bianco, ignara di San Patrizio, due occhi ti guardano dentro gli occhi e una voce calda e dolce ti dice emozionata: "sai che tu sei una persona straordinaria?"
Silenzio. Sospiri. Sorrisi.
Si, lo so.
Oggi, adesso lo so.

mercoledì 14 marzo 2012

Poi viene il giorno / 2

Poi viene il giorno del mal di stomaco, delle lacrime a fior di pelle, della rabbia che ti tira come una corda di violino. 
Quello in cui l'universo dovrebbe andare a fare in culo senza se e senza ma. 
Quello in cui parli, parli, parli ma, evidentemente, non dici nulla di comprensibile per nessuno.
Quello delle urla e dei silenzi, delle delusioni e delle arrabbiature davanti alle quali manco puoi piangere o prendere a calci nessuno, perché hai da consolare qualcun'altro come te.
E ti prendi cinque minuti per sfogarti in silenzio davanti a un pc mentre sorridi e saluti chi ti gira attorno, come niente fosse. 

E pensare che questa capacità di starci dentro costi quel che costi qualcuno la chiama "responsabilità".
Dicono anche sia una bella qualità.
Io da oggi la voglio chiamare bischeraggine, perché la domanda è: "ma chi cappero te lo fa fare?"


Poi ci ripensi. 
Di fatto non digerisci tanta maleducazione e arroganza.
Di fatto non sei più capace di perdonare chi non si rende conto di quanto è violento nel rapportarsi al prossimo. Una violenza sottile, raccontata e servita come debolezza atta a smuoverti dalle budella la più pura "pietas" di latina memoria. E tu giù che ci credi. Giù che ti lasci coinvolgere. E ami senza limiti ogni cosa.

Ma i limiti te li ribadisce la realtà: in una giornata come oggi si arriva fino all'assurdo. 
Il più depresso della schiera si sveglia al mattino e ti taccia di esser psicologicamente ed emotivamente instabile.
Come? Alla fine saresti tu quella instabile? Mavaffanculo!
Minchia! Quanto coraggio.

Certo, un bel vaffanculo è liberatorio, sarebbe la soluzione più rapida e indolore. 
Perché, miseria cane, a te non basta? Che maledetto vizio è quello di ricavarne la morale?
Ti dicono "ti voglio bene" e frattanto ti accoltellano. Si, perché ovviamente vogliono più bene a Sara, Alessandra, Roberta, Barbara, Andrea, Michele, Luigi e Nicola etc etc etc. Tu vieni dopo, anzi: tunonvieniperniente! (tuttoattaccato)
Te lo dicono in faccia. 
E invece di rispondere mavaffanculo, ci resti proprio male di esser stata ancora una volta incompresa, ci resti male di venire sempre ultima in fondo alla fila quando c'è da prendere e prima, davanti alla fila quando c'è da dare.
Perché poi "ti voglio bene" non significa una mazza fionda se non ti viene fatto vedere in concreto quel bene.I fatti ci vogliono, altroché. 

E invece niente dolcezza, niente comprensione, niente rispetto o almeno delicatezza, non sono doni per te.
Qui ed ora e anche dopo e più in là, non gliene frega niente, proprio un bel niente, a nessuno della tua rabbia. Di te.
Vomiti fegato e veleno, ma fai un torto solo al tuo stomaco e alla tua persona.
E pensare che questa capacità di sentire male qualcuno la chiama "sensibilità". 
Io da oggi la voglio chiamare dabbenaggine-che-regala-le occhiaie.
Ma c'è un termine più volgare, sebbene molto efficace: sono una cogliona. Ecco, è tutto qui!

Stasera c'è il calcio. C'è una partita che pare importante. 
Si gioca per la Coppa, anche se non ho chiaro quale. Lo sanno i miei straordinari fruttivendoli/tifosi che mi aspettano come si aspetta un oracolo.
"Dimmi, stasera che si fa - mi dice uno - si passa?"
Si. Si. Passerà. 
Tutto passerà.

sabato 10 marzo 2012

Poi viene il giorno / 1

Poi viene il giorno che scopri che non gliene frega niente a nessuno. 
Non gliene frega niente a nessuno di provare ad esser almeno un po' coerente con quello che dice.
E tu che hai bevuto -credendoci- ogni parola, ti senti del tutto imbecille.
E così, l'ennesimo buon umore dell'ennesima bella giornata se ne va a puttane grazie alla ben poca grazia del più indelicato rappresentante di quel folto e nutrito esercito di coloro che ti vogliono bene ma solo quando e come fa comodo a loro.
L'imbecille sottoscritta ringrazia sentitamente.
Si impara sempre da tutto.