giovedì 7 aprile 2011

***potrebbe essere facile

Mi ritrovo per puro caso a leggere passi della bibbia e articoli della Costituzione.
Da quasi anarchica mi rendo conto che ci sono persone che hanno avuto intuizioni strepitose e lucide su cosa dovrebbe essere la vita, la vita condivisa, la vita partecipata.
E talvolta sembrerebbe tutto così facile e realizzabile che non ti spieghi perché poi non sia davvero così.

Per l'anima / 2



“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore, sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna.

E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne ma non avessi l’Amore, io non sarei nulla.

E se anche distribuissi tutti i miei averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi l’Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe.
L’Amore è paziente, è benigno; l’Amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s’insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non s’indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’Amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

All’uomo rimangono solo tre cose: la Fede, la Speranza e l’Amore. Ma la cosa più importante di tutte è l’Amore.”

San Paolo, Prima Lettera ai Corinzi



 


mercoledì 6 aprile 2011

RIFLESSIONI 15/ sistemi e stanchezza

Mi succede sempre più spesso di avere a che fare con persone, anche molto sagge, che alla fine mi invitano a riflettere "seriamente" su cosa voglio fare, o comunque, su dove voglio andare.
La domanda in reatà è questa: "scusa, ma tu sai esattamente in quale modo vuoi salvarti?".
Sì, perché il sole primaverile in questi giorni è generoso, ma a te piove dentro e così  "fai acqua" da tutte le parti.

Mi spiegano che l'organismo è diviso in due maxi sistemi: quello meccanico e quello psicologico.
Bisognerebbe trovare un modo di armonizzare e far vivere in equilibrio i due maxi sistemi.
E infatti, mi precisano che il mio caso non è risolvibile tramite l'aggiustamento di piccoli dettagli.
Uh c'è da lavorare sodo, c'è da metter le mani non sulle sottigliezze, ma sulle cose grosse.
Bisogna prendere il toro per le corna...ma io manco lo vedo il toro e sì che dovrebbe esser grosso!

Mi consigliano di scrivere cosa voglio fare (di me, sia chiaro), perché "mia cara, se vai avanti così, di sicuro non se ne cava niente di buono".
E squotono la testa e si lasciano andare a sospironi e ti lanciano sguardi poco rassicuranti.

Nel migliore dei casi ti mettono davanti al fatto che devi scegliere e non ti giudicano, ti lasciano almeno la libertà di andare dove vuoi.
Sì, ma scegliere cosa?
Io non lo so dove andare.  
O meglio, un'idea vaga ce l'avrei pure ma mica è sempre vero che se una cosa la si può immaginare la si può anche fare...

E infatti ti dicono che no, non è da lì che si può cominciare...
E allora stai fermo.
E così passa il tempo, vedi persone allontanarsi, ne vedi altre sparire, ne vedi altre tornare, ne vedi altre arrivare.
Un circo, una giostra, un mercato. E tu lì stanca e vuota.
Inamabile, direbbe un poeta, inamabile per tutti.
Tu lì immobile in quel via vai che fa girare la testa. E non solo.
Perché è da quando hai preso atto di essere al mondo che fai l'altalena tra illusioni e delusioni, aspettative e niente, promesse e bugie, costruzione e distruzione. E speranze modello "sabato del villaggio".
Però oggi è mercoledì. E giù a sognare, ad aspettare che torni la primavera.
Vogliamo dirci che è tutto meraviglioso?
Sì, è tutto meraviglioso! Ma io sono stanca e sono stanca anche di non sentire nessuno che mi entra davvero dentro e, con amore, mi guarda per quello che sono adesso.

Detto questo, vi voglio bene. A tutti.
Anche se venite a cercarmi, anche se siete scomparsi, anche se siete presenti ogni santo giorno, anche se siete da sempre assenti, anche se mi amate, anche se mi odiate, anche se vi faccio paura, anche se vi faccio tenerezza, anche se vi sto simpatica, anche se vi sto antipatica.
Io vi voglio bene, perchè siete la vita che ho ma  per adesso ho una sola consapevolezza: non ve lo so dimostrare. Perdonatemi, almeno, se non riuscite a capirmi.
Sono stanca.

E poi ti chiedi: ma perché se sto fermo e lascio che si muova ciò che mi circonda, senza far nulla, senza cercare nessuno, senza chiedere più niente, senza dire più niente, alla fine mi sento così infinitamente stanco?
E guardate che non ci vuole un medico o un premio nobel per capire che su questa stanchezza infinita, i miei due maxi sistemi, quello meccanico e quello psicologico, sono assolutamente d'accordo, armonici e equilibrati.
Non so dove voglio andare, come mi voglio salvare, cosa devo fare.
Adesso sono solo stanca.
Una stanchezza che ho la triste e talvolta disperata presunzione di non riuscire a comunicare a nessuno.
Ma poi, avete proprio ragione, con tutto quel che c'è da fare, lavorare, arrabbiarsi, amare, mangiare, giocare, dormire...a chi dovrebbe interessare della mia stanchezza?

Almeno qui ci fosse il mare.

martedì 5 aprile 2011

Per l'anima / 1

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

domenica 3 aprile 2011

***Silvia

Resti di sasso.
Passi la giornata a pensare alla vita, alle cose della vita, al tempo che hai e quello che butti.
Poi, resti di sasso.

Arriva un messaggio su fb.
E' Monica, un'amica di gioventù, eravamo in squadra insieme e giocavamo a pallavolo. Avevamo mille sogni e ci arabbiavamo per un arbitro o un cambio in squadra.

Guarda il caso pensi: pochi minuti prima guardavi (sempre su fb) la foto di un'amichetta del tuo clone piccino che adesso gioca a pallavolo e pensavi: "Sarà ormai alta due metri, com'è bella, come si divertirà. Pare ieri che c'ero io".

Un istante prima commentavi sempre su FB il post di "Lindbergh", una canzone che ti è apparsa all'improvviso sugli alert (credo si chiamino così) e che ami da sempre, perchè scritta da uno dei poeti che fanno parte della tua vita.
E mentre chiosavi che ti piaceva e ti ripetevi "la voglio fare tutta questa strada / fino al punto esatto / in cui si spegne", ecco la posta di Monica.

Apri curiosa, da tempo si parlava di una cena della vecchia squadra.
E invece: "Hai saputo di Silvia? Facciamo qualcosa? Sento Roberta domani..."

L'impressione che hai subito è non ci sia niente da fare, ma siccome non sai neppure di cosa stiamo parlando rispondi: "che è successo?"

"E' morta..."
Ci sono altre parole che non riesci a leggere perchè gli occhi son gonfi di lacrime e perchè ti passa la vita davanti e perchè vedi Silvia in fila con te in banca, o per strada, o ancora in pantaloncini e ginocchiere che ti passa la palla per farti fare una "schiacciata".

"Perchè piangi?" è la voce piccina che mi riporta qui.
"Vai a dormire, ho avuto una brutta notizia"
"Cioè?"
"Cioè... è la vita che qualche volta se ne va e ti lascia senza parole".

Ho bisogno di un caffè che forse è la cosa più forte che posso bere qui, a casa.
O forse di una doccia fredda.

Perché è stato un attimo il nostro insieme, un attimo.
Roba da non credere.

RIFLESSIONI/14 silenziosa fame di vita

Capita di ascoltare più parole in un silenzio, che non in un comizio.
Capita di capirle tutte quelle parole, indipendentemente dalla lingua.
E ti senti lì.
Ti senti vicino al cuore e all'anima di chi combatte per una pace, come quella che cerchi tu.

Ci sono giornate in cui il sole finalmente scalda ma tu hai freddo dentro.
Ci sono giornate in cui dovresti capire ma non ne hai voglia.
Ci sono giornate in cui vedi amici felici e pensi: speriamo per loro sia sempre così!
Ci sono giornate in cui fai i conti con te stesso e vorresti evitare di farlo.
Perchè sai che devono passare un numero non ben definito di altre tante giornate così prima di poter sistemare una libreria che sia tua, un armadio che sia tuo, una vita che sia tua o almeno che provi ad essere finalmente a tua immagine e somiglianza.
Queste sono le giornate in cui immersa nel caos, senti la fatica del vivere.
Poi pensi che ne vale sempre la pena. E ti metti a stirare.
E si va avanti così.

Ma ti viene difficile sognare. Ti scopri paziente solo perchè stanca, infinitamente stanca.
Non riesci manco ad arrabbiarti. E infatti sorridi. Disillusa.
Vorresti innamorarti di tutto, come facevi un tempo, ma senti che adesso le passioni sono molto più flebili. Stanche anche loro.
Condividi piaceri sublimati, più mentali che fisici, piccole evasioni ma avresti bisogno di stare un bel po' coi piedi nella terra, con la carne nella carne.
In questo subbuglio stare con la carne nella carne, come in meditazione, come in una fisicissima preghiera, come in un tempio.
E provi a non rinunciarci, però ti senti ridicola, perdente, destinata al ko tecnico.
E così continui a giocare, pur sapendo che hai già perso. E che ancora per un po' sarai solo così: perdente.

Quello che ogni tanto rimpiango è che adesso non riesco a guardare con occhi innocenti e ancora pronti ad illudersi, ciò che mi circonda.
Sentire ancora la carne, senza anoressia.
Ma come si fa a non avere più fame di vita? Pur silenziosa, ma fame di vita.
Tra una contraddizione e l'altra, sai che starai sempre scomoda. Continuerai a cercare e non sarai mai paga. Tanto vale rimboccarsi le maniche. E stirare.

Già: come si fa a non avere più fame di vita?

"ma io confesso, che quando nessuno mi vedeva io avevo dei desideri..."

sabato 2 aprile 2011