Io sono come la lupa, me ne vado sola e rido
dovunque sia, poiché ho una mano
che sa lavorare e un cervello sano
Leggevo questi versi di Alfonsina Storni, un personaggio per mille motivi affascinante e pensavo…
Ci sono anime che si donano totalmente, che si concedono alla felicità e al dolore più estremi.
Ma non per autolesionismo, per voglia di vita.
Sono anime che amano illuse e deluse nella loro speranza di essere capite. Perché sono forti e al contempo fragiliti. Perché sembrano bastar-si in ogni aspetto della loro esistenza ma in realtà, non si bastano mai. Soprattutto nelle emozioni, che hanno necessità di condividere.
E così sono facile preda di amori difficili, vissuti con tenacia e caparbietà. Amori ai quali non si prevede mai un “lieto fine”.
Perché queste anime, sanno ciò che vogliono e sembrano destinate a non trovarlo. Così, rimangono affamate di amore, curiose di vita, torturate da solitudini che fanno a dir poco paura a chi le incontra.
Eppure sono anime orgogliose, che non abbassano lo sguardo. In loro c’è una fierezza che conquista per quanto brilla.
Le vedi, se ne vanno in giro modeste, ma fiere di non dover mai dire grazie. Di non aver mai accettato favori, compromessi. Di aver pietito consapevolmente amore non per debolezza, ma solo per bisogno di amare.
E per queste anime l’amore è purezza e bellezza anche quando non è vissuto “a due”, anche quando è dolore, è privazione, è negazione.
L’amore è meraviglia da difendere con unghie e denti.
Costi quel che costi.
E’ un fatto personale, dove i limiti, i contorni, ciò che è bene ciò che è male, non può stabilirlo nessun altro che chi se lo vive.
Chi é colui che amo? Non lo saprete mai.
Mi scruterete gli occhi per scoprirlo
e non vedrete mai
che il fulgore dell’estasi.
Io lo imprigionerò
perché mai sappiate immaginare
chi ho dentro il mio cuore,
e lì lo cullerò, silenziosamente,
ora dopo ora, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Vi darò i miei canti, ma non il suo nome.
Lui vive in me come un morto nella sua tomba,
tutto mio,
lontano dalla curiosità, dall’indifferenza, dalla malvagità
Alfonsina Storni
venerdì 17 giugno 2011
giovedì 16 giugno 2011
*** eclissi
Eclissi.
Sole nero, luna rossa.
Eclissi.
Eclissi di coraggio quando la paura oscura la parte più avventurosa dell'anima. Eclissi di vita quando la noia prende il sopravvento. Eclissi di gioia quando un dettaglio riesce a distruggere un'intera poesia. Eclissi di tristezza quando un solo pensiero regala un'emozione che è una scossa elettrica. Eclissi di attenzione quando un gesto arriva tardi.
L'eclissi più frequente è quella da noi stessi; dai nostri sentimenti.
Siamo troppo educati per dire e fare ciò che si pensa. O siamo troppo egoisti per immaginare che oltre a noialtri esistono i sentimenti e le anime delle altre persone.
Il sole si eclissa e diventa nero quasi a dire: io sono un'altra cosa rispetto a quel che credete. La luna invece si oscura e poi si fa rossa di vergogna. Ma poi la natura è più forte e riporta ogni riflesso al posto giusto. Alla sua armonia.
Eppure noi siamo rapiti da questo spettacolo. Che ci appare prodigioso.
Forse ci somiglia.
Quante volte giochiamo a nascondino con noi stessi?
Ci raccontiamo e raccontiamo al mondo come siamo, cosa vogliamo, cosa stiamo facendo e disfacendo senza manco crederci un po', almeno noi dico.
E invece lì tronfi e sicuri passiamo ore a pontificare di quanto c'è da fare e c'è da dire. Di quanto si sarebbe potuto fare e dire. Di quanto si potrebbe fare e dire per recuperare. E di quanto faremo (ma non si sa bene quando).
Protesi nel futuro, legati al passato, ci dimentichiamo che siamo qui e ora.
E che ogni cosa ha valore per quello che è quando viene fatta.
Che una parola detta due ore dopo non ha lo stesso sapore della stessa parola detta due ore prima.
E poi ci chiediamo cosa sia la vita. Ci lamentiamo.
Ah beh, io non lo so. So solo che il tempo passa. E forse questo è vita.
L'ho visto stasera guardando la luna. Perchè era così evidente il modo in cui minuto dopo minuto cambiava.
E invece le persone non le vediamo in cambiamento.
Non le pensiamo in evoluzione.
Non ci pensiamo in evoluzione.
Tra un qualcosa che non sappiamo cosa potrebbe essere e un qualcosa magari non bello ma che conosciamo già, ci aggrappiamo alla seconda scelta. Paura della solitudine.
Ricerchiamo amici che ci hanno deluso, amori che ci hanno fatto soffrire, persone che ci hanno fatto perder tempo. perchè si sa... loro son così. ma almeno li conosciamo già.
Poi magari scopriamo che loro son cambiati e perdiamo l'occasione di conoscerne tanti altri che non sappiamo come sono.
Chissà se la luna stasera, ignara della gente col naso all'insù, avrà avuto paura della solitudine.
Di certo ha avuto fiducia. Fiducia nella natura perché la natura riporta nella giusta luce i suoi pianeti.
L'eclissi è un'evento straordinario. Dove invece interviene l'intelligenza umana le cose non vanno così: si complicano.
Ci sono eclissi di orgoglio, di sesso, di abuso, di sfruttamento, di indelicatezza, di disonestà, di bugie, di denaro, di potere, di cuore, di insicurezza, di solitudine, di paura. E chi più ne ha più ne metta.
Capita un po' a tutti. E va bene così.
Ma noi in che cosa abbiamo fiducia? In quale forza riponiamo la speranza che tutto possa tornare alla naturale armonia se siamo i primi a non fidarci dell'amore?
Fidarsi ed amare.
E il vero guaio, la vera disdetta è che chi vive di eclissi, o meglio "eclissato" dietro a una maschera, non permette a nessuno di vedere la bellezza della sua luce.
Ecco.
Se esiste un peccato mortale, forse è proprio questo.
martedì 14 giugno 2011
Per l'anima / 6
Felice chi è diverso
essendo egli diverso,
ma guai a chi è diverso
essendo egli comune
Sandro Penna
(grazie dolce amico mio)
essendo egli diverso,
ma guai a chi è diverso
essendo egli comune
Sandro Penna
(grazie dolce amico mio)
Post-it / 7 scosse telluriche
Poche ore fa di sensibilità scrivevo.
E mi viene da ridere a pensare alle scosse telluriche che "sopporta" la mia di sensibilità.
E ogni volta qualcosa si rompe. E si vede. E si sente.
I consigli di chi ti vuole bene sono: Sonia "usa", Sonia "ridi", Sonia "ma manda affanculo", Sonia "sii sanamente egoista", "Sonia dormi", "Sonia pensa solo a te".
E poi, poco fa, ua persona che ho nel cuore mi dice: "Sai, santa Teresa d'Avila diceva si piange più per le preghiere esaudite che per quelle non concesse".
Bah, io sono battagliera e non prego: a maggior ragione davanti al nulla vestito d'egoismo e di indelicatezza c'è poco da combattere, da sperare e da pregare.
Se c'è qualcosa da capire ancora, prima o poi si capirà...
lunedì 13 giugno 2011
*** sensibilità
Ci sono persone così sensibili da non essere capite. Sono persone che semmai vengono giudicate.
Sono persone che vengono spiegate da chi le incontra. E lì giù che si sprecano interpretazioni psicoanalitiche del cappero.
Tutti a dir loro come sono. E in genere sono sempre troppo.
Sì. Sono condannate ad essere troppo.
Troppo allegre, troppo tristi, troppo malinconiche, troppo timide, troppo eccessive. Sopra le righe, sotto le righe. Mascherate, innaturali, animiste, aride, generose, indifese o indifendibili, pesanti, superficiali, esagerate, pessimiste, tragiche.
E via andare.
Magari sono solo persone che accettano con difficoltà una certa durezza del vivere quotidiano che fa tanto figo ma che alla fine è così innaturale...
E queste persone per sopravvivere a sé stesse, si devono adeguare e non hanno altra possibilità che difendersi. Magari recitando male una parte in commedia e perdendo il senso di quello che sono, la bellezza di quello che sono, la ricchezza di quello che sono.
Devono difendersi: difendere la loro eccessiva sensibilità dalle piccole grandi coltellate che arrivano puntuali, magari mascherate da carezze o da rivendicazioni di "libertà" o affermazioni di "esistenza" pretese senza accorgersi che questo lo si fa a spese altrui.
Mi capita di riconoscerle queste persone: poco fa ad esempio, nella bellezza del disarmante sorriso di un'anziana signora che mi ha sussurrato qualcosa di bislacco mentre parcheggiavo faticando il mio "Ciao".
Con una tenerezza commovente negli occhi.
E io che parlo sempre tanto, davanti a loro sto in silenzio.
Non si spiega la sensibilità.
Non si spiega perché è difficile esser sensibili e vivere da esseri sensibili.
Non si spiega perché da lì all'esser "fuori dal mondo" è un attimo.
Eppure la vita più calda e sfrenata passa da quel sentire, dal lasciarsi portare senza bugie.
A chi non viene capito, a chi è costretto a farsi violenza per provare a farsi capire, a chi cerca di farsi accettare modificando sé stesso, a chi non riesce a trovare la sua strada, a chi una strada ce l'ha ma non ha il coraggio di fare il primo passo, a chi colleziona no, a chi trova porte chiuse, a chi non ha più una casa, a chi perde occasioni per essere o per essere migliore di quello che è, a chi non vuole crescere e vivere un'età diversa che magari non è nè migliore nè peggiore di quella che ha già vissuto, a chi è solo per scelta e a chi è solo per condizione. A chi ha pensato o provato a rinnegare la propria sensibilità considerandola una croce e non una risorsa inesauribile.
Ecco a chi penserò dopo domani. Dispersa anche io in questo mare di pelle e fiato e paure.
Dopo domani.
In silenzio sotto una luna speciale che da tanto aspetto
Peccato per chi non avrà tempo di guardare all'insù.
Perché? / 5
Perché mi vengono pensieri stupidi tipo: esiste un confine per la solitudine?
giovedì 9 giugno 2011
RIFLESSIONI / 22 adesso vorrei
Corri ormai da tre ore. Poi il cielo si fa nero. Prima che arrivi la pioggia cerchi rifugio. Per strada ti accorgi di nuovi negozi aperti. Eppure vivi qui da un secolo e mezzo. Una città di 4 chiese e 3 case. Certo, pensi, sei distratta. Ti salutano in tanti e tu te ne accorgi sempre dopo. Oh, scusa, ciao. Buongiorno...
Anche il mimo che sta per strada a fare la statua coperta d'oro ti dice "buona giornata!".
A me?
Sì, a me. Per strada in quel momento ci siamo solo noi.
Sotto quel mantello e quell'oro con cui si riempie faccia e mani deve essere un gran bel tipo. Sembra scortese lasciargli l'unico euro che hai in tasca, alla fine lo vedi così tante volte al giorno che sarebbe più carino offrirgli un caffè.
Ormai metà della giornata se n'è andata. Ti senti in pace. Con un buco nel cuore ma in pace. Ti viene da mandare un pensiero affettuoso e solidale a un amico che sai che sta faticando un bel po'. Poi senti un'altra persona che ti sta a cuore. Poi arriva una botta di stanchezza che mezza basterebbe. E ancora c'è da andare. C'è da chiudere un giornale e quando saluti chi lo ha fatto con te una ragazza con un sorriso stupendo ti dice "grazie!".
Non te lo aspetti proprio. Alla fine è un grazie per tutti.
Ma ne hai voglia e bisogno e se lo ingoia tutto quel voracissimo buco nel cuore.
Le cose accadono e alla fine il come e il perchè non è manco affar tuo. Le giornate passano e tu non puoi che viverle cercando di fartele somigliare.
Ma mi chiedessero cosa vorrei adesso, forse qualcuno farebbe la faccia rossa.
Adesso vorrei esser baciata e poi fare l'amore e poi dormire come dico io.
E chissenefrega se piove.
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