mercoledì 3 ottobre 2012

Epifanie / 23

Le relazioni hanno più di una sfaccettatura. Non sempre quello che si mostra o si vede fuori, corrisponde a quello che si vive dal di dentro.
E in genere le bugie che ci raccontiamo servono a farci sembrare più rosa, quello che così rosa non è.
Si  sa che son bugie, ma se servono a farci stare meglio...
E tocca dire che il famoso fine giustifica il famoso mezzo.

Auguri!

martedì 2 ottobre 2012

FuoriModaFuoriTempo / 16

Ci sono immagini che ti riportano in luoghi che hai vissuto e sentito tuoi.

Una fotografia e sei in un interno. Sei proprio lì, in quella stanza: senti l'odore. Quel misto di profumi che ti ha segnato l'anima, perché pensavi fosse casa, o così ti avevano fatto credere.
Un bel soggiorno accogliente fatto di luce anche quando la luce non c'è.
Un soggiorno con un divano e pieno di oggetti e significati. Bicchieri, dischi, libri, fogli, chiavi, menta e basilico. E ancora. Caffè, incenso, candele talvolta, cartoline, bigliettini e calamite.

Un grande tavolo sempre occupato da qualcosa.
Un tavolo su cui mangiare, lavorare, fare l'amore.
Un tavolo che è caldo come il legno di cui è fatto

Quello è un mondo intimo fatto di complicità, disponibilità, sincerità: la tua almeno.

Poi ti svegli e torni al presente.
L'onda di tenerezza si vela di delusione: quel tempo era fuori tempo già allora e tu eri un riempitivo fuori moda già allora.
Non significavi niente.

Ripensi a quel tavolo e ti accorgi che ha fatto bene il suo lavoro: è servito soltanto a consumare.
E si è consumato di tutto lì sopra...

Le migliore delle pietanze servite: paté della tua persona con macedonia dei tuoi migliori sentimenti.
Pare che il commensale se ne sia nutrito con voracità anche se non ricorda neppure se ha o meno gradito.

Sorridi.
Anche questo esser sempre coi pensieri fuori luogo lo chiamano vita.


lunedì 24 settembre 2012

***Lucia

Domani alle 15 avrà luogo il funerale...
Un sms ti annebbia la vista. Rileggi e lo stomaco fa malissimo. Forse hai letto male. Cerchi una conferma e provi a chiamare qualcuno anche se sono le 23 passate.
Risponde tua madre, persona sbagliata, e infatti hai sbagliato numero. Non ricordi manco il nome di un amico comune e sì che ne hai tanti in rubrica.

Cerchi e cerchi di capire cosa è successo. Come è successo.
Sembrano pochi giorni fa. Lei, bella come sempre, sorrideva piena di ogni grazia. E ti raccontava. E ti ascoltava. Con leggera delicatezza. 
Parlavamo dei nostri segreti che poi erano sempre gli stessi ed erano conditi dalle nostre risate fatte del mio sarcasmo e della sua dolcezza.

Poi un amico risponde a un sms.
E' tutto vero. Un'infezione impazzita. Giorni di un'assurda agonia e lei non c'è più.

Guardi le foto fatte insieme. Le scarpe per andare a ballare.
Quel ballare che era la sua passione per la vita.
Era.
Un imperfetto che ti riga le guance e ti toglie il sonno.
Un imperfetto, già, come imperfetto è questo dover accettare che si muore anche nel pieno della vita.

Mi viene in mente che domattina non troverò un tuo messaggio di commento a questo post. Tu che leggevi sempre, stavolta non ci sarai a dirmi la tua. Mi viene in mente che da un po' non mi scrivevi.
Ma adesso serve a poco pensare.

Non ci siamo salutate ed è meglio così. Non ho saputo nulla se non quando ormai era troppo tardi ed è meglio così. Non ti ho detto che ti voglio bene dai tempi della salsa portoricana vicino casa mia, con quel che ne seguiva, ma sono certa che tu lo sai.

Resterà quel ciao detto alla fine dell'ultima milonga vissuta insieme.
Ciao, alla prossima!

Intanto tu balla. 
Balla per me, ovunque sei adesso Lucia.
Io farò ballare nel mio cuore le parole che mille volte mi hai ripetuto con affetto in momenti speciali e che porto con me insieme al tuo sorriso, ai tuoi occhi.

Ci sarà un tempo per dirsi ancora. Questo sarà solo un discorso interrotto, come quando inizia una nuova tanda e ci vengono a invitare... La senti la musica, vero?
E speriamo che stavolta il ballerino sia uno di quelli bravi che ci faccia divertire e che il tango sia uno di quelli che piace a noi....
Balla Lucia, balla. 

Balla,
lieve
su tutto.


giovedì 13 settembre 2012

FuoriModaFuoriTempo / 15

Ci sono solitudini che come alcune gioie vere, intense, sono difficili da raccontare.
Ti spiazzano. Ti strapazzano.
Sono emozioni che sfuggono, non hanno confini, non possono esser definite.

Con il tuo fiato appanni il vetro e poi ci scrivi sopra. Tre, forse due nomi e mezzo. Ma dura poco: e quei nomi scivolano via.

Come son durate poco le persone sulle quali hai scommesso e che ti hanno detto "ti voglio bene", "sono con te".
Tu hai creduto fosse la verità e hai puntato tutte le monete che avevi sulle loro bugie.
Poi, hai perso.
Peccato. 
Ma per carità, si vive lo stesso.

E la siccità di questa estate che ti ha privato anche della vista del mare, ti regalato un panorama giallo ocra, brullo, onirico, a suo modo meraviglioso.
I rami secchi si son rotti da soli.
E la prima pioggia, che ha bagnato la terra, ha portato nuovi profumi.

Era ora di capire, accettare, accogliere quello che doveva accadere con l'umiltà e la forza di chi crede che il pericolo non è mai il cambiamento, ma il nostro ostacolare e vanamente impedire che il cambiamento avvenga.

Oggi, serenamente, auguro buona vita a chi di vita me ne ha portata via tanta, senza scrupoli, senza dir ciao, senza dir grazie e senza manco saperlo.

FuoriTempo, magari. Ma non è mai troppo tardi.

Io sono e guardo altrove.

L'estate è quasi finita. Per fortuna.




domenica 2 settembre 2012

Poi viene il giorno / 13

Poi viene il giorno in cui ti rendi conto che da tanti giorni non scrivi più su questo taccuino virtuale.
E non scrivi più da quando la vita ti ha sorpreso di nuovo con un incontro che ti ha tolto le parole.
Perché ci sono volte in cui le parole non riescono ad uscire, imprigionate dalla forza dei fatti.
Allora aspetti.
Ascolti il chiasso che fa quel silenzio e aspetti.
Intanto dai voce a quel che accade, perché stavolta di azioni concrete c'è bisogno.
Dai una mano per come ti senti e per quello che puoi e come il fornaio controlla che il pane cresca  tu aspetti che torni a lievitare un sorriso di nuova speranza, su quel volto dove ogni luce era spenta.
Poi ci sarà di che raccontare. Altroché. 

Ma pudore vuole che stavolta il raccontare sia bisogno naturale e non solo necessità.


martedì 14 agosto 2012

Epifanie / 22

E bisogna davvero accettare che gli amici veri son quelli che si ricordano di te, di dove abiti, di che profumo hai, anche quando la loro vita è piena di mille altre persone, case e profumi.
E il dolore che senti non è per l'amore donato a vuoto, sempre di amore si tratta.
Piuttosto è per chi ti ha fatto sentire importante e ti ha spacciato per lealtà e amicizia, puro e semplice bisogno.

Inutile dire che alla fine anche tu imparerai. Tu non sei fatta così. E ne vai comunque fiera.

giovedì 9 agosto 2012

Poi viene la notte / 8

Poi viene la notte in cui ti trovi per puro caso a leggere una dietro l'altra frasi scritte a penna su un libro avuto in dono, lettere, mail, sms, anche bigliettini conservati per caso nel borsello.
Tutte parole diverse, pensate per te e donate a te da persone diverse. Parole belle.

Pensavi di avere a che fare con quel che si dice "metter in ordine". Invece ti trovi davanti a un bel po' di confusione. 

Di fatto è una confusione emotiva che, alla fine, ti dice una cosa sola. In quelle parole a cui tu hai creduto sinceramente e dove solo adesso scopri il dipanarsi di tante bugie, ritrovi il tuo amore disperso per mille e più rivoli. 
A tuo modo hai amato tutta quella gente, e qualcuno ti ha anche a suo modo corrisposto.
Fa solo male dover accettare che sono proprio le persone a cui hai dato il meglio di quello che avevi e anche di più, le prime nell'hit parade di quelle che ti hanno illusa, delusa e voltato le spalle senza manco avere il dubbio se fosse o meno il caso di salutare.
Già meglio sparire. Fa più "abracadabra".

Ho sempre pensato fosse inutile "distruggere" un oggetto che ti ricorda qualcosa o qualcuno. Tanto la memoria di un momento vissuto non la si cancella in nessun modo.
Però in questa notte, per la prima volta nella vita, la tentazione di riempire un bel sacco nero e affidarlo ai netturbini l'ho avuta.
Alla fine ho optato per chiudere tutto dentro ad una scatola e metterla in uno scaffale a prender polvere. Forse la polvere servirà da emostatico a tante piccole/grandi ferite. Sbiadirà i contorni, i segni, i volti, le voci, i sorrisi, i litigi. Giù tutto sotto la polvere.

Resta la lezione da imparare. Quella che non imparerò mai: la fiducia è una cosa seria... Lo sapeva anche il signor Galbani, io ancora no. Pensa te!