martedì 28 giugno 2011

Post-it / 8 leggi fisiche

Mi ricordo il libro di fisica del liceo che spiegava il principio di azione/reazione così: "se dai un pugno nel muro ti fai male".
Non fa una grinza, ad azione violenta ricevi risposta violenta.
Ora, ammesso che di fisica e chimica non ne ho mai saputo niente e non me ne sono mai interessata, ma a quale legge apparterrebbe il principio per cui: più tratti bene qualcuno e più quel qualcuno se ne approfitta?
Dev'essere una legge cosmica o fisica o chimica di cui io non so niente.
Ma una legge deve esserci perché è una dinamica che si ripete puntuale come un orologio svizzero e precisa come la matematica.
Intanto me lo segno.
A casa ho un libro regalato da un'amica che si intitola "Gli uomini preferiscono le stronze".
Io che sono solo biondastra e quindi proverbialmente stupida, partirò da lì.
Poi magari mi metterò a studiare sul serio metodi di raggiro di menti innocenti e strategie di manipolazione... non che mi ci veda eh, son più cogliona che lunga.
Ma non è mai troppo tardi diceva Alberto Manzi  (o almeno credo che si chiamasse così) e poi si vedrà chi dà il cazzotto e chi è il muro.

domenica 26 giugno 2011

Perché? / 6

Perché certe cose le sai prima? Ma così prima che è proprio inutile parlarne, aspettare conferme, chiedere?
Eppure sarebbe bello talvolta essere sorpresi!
Ho anche scoperto che la chiamano l'indecisione della banalità.
O forse sarà la banalità degli eterni "solo apparentemente" indecisi?
Mah...

sabato 25 giugno 2011

Quando l'amore è questione di dettagli (Le onde - Ludovico Einaudi)

Finalmente Lei aveva due ore di vuoto totale. Niente da fare. Niente a cui pensare. Stesa sul letto, dall'ampia finestra dell'hotel guardava la piscina. Ma era una giornata troppo freddina per approfittarne.
Si accorse in quel momento che era sola. Ma sola davvero. Stava bene.
Pensò all'affermazione di un amico che la sera prima le aveva detto: "Tu non hai bisogno di un uomo, ne puoi avere quanti ne vuoi. Hai bisogno di affetto"

Dettagli.

Lei aveva risposto che non voleva uomini. Non più.
E quell'affetto era impossibile. Non l'aveva trovato mai se non in briciole che si era fatta bastare e che mai più avrebbe elemosinato.
L'ultima volta che si era innamorata davvero era stata la prima volta in vita sua che aveva amato davvero.
E faceva ancora molto male.
E Lui le aveva mangiato il cuore pezzo dopo pezzo.
E un cuore adesso non lo aveva più. Per questo aveva trovato pace, una sorta di anestesia.
E il bello era che Lui manco se ne era accorto, manco lo aveva capito e piano piano era calato il silenzio su quel dolore perché era stato difficile dire quello che c'era da dire, e non era stato capito o non si era voluto capire.
Lui aveva saziato parte di una fame simile a quella di Lei.
Al buio, di nascosto, talvolta in modo umiliante.
Poi era passato a cercare altro cuore da mangiare, perché di quello si nutriva.
Ma la fame restava e per motivi diversi.

Dettagli.

Lei no, non avrebbe più amato un uomo.
E poi nessun uomo l'avrebbe mai portata al mare. Era una sorta di "scandalo" per l'anima.  E Lei non voleva più stare al buio.
Si mise il costume e nonostante il freddo, decise di scendere in piscina.
Scivolò nell'acqua fredda e si meravigliò che quel freddo riuscisse a scaldare i suoi amari e silenziosi pensieri.
Si sentì leggera, pulita, pura. Lei non aveva mai detto e non si era mai detta bugie.

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mercoledì 22 giugno 2011

RIFLESSIONI / 24 sangue amaro

Impegni, appuntamenti, occasioni, ombrelli, persone perdute per mancanza di tempo e/o attenzione. Che differenza fa?

Pensi cose che poi non traduci in parole. Immagini progetti che poi non diventano realtà. Vuoi fare cose che per mille motivi non fai. Rimandi perché tanto c'è tempo o perché non vuoi trovare tempo. 
Ma tempo poi non c'è davvero e la vita passa anche per chiedere scusa a sé stessi.

Trascuri attenzioni che ricevi perché sei troppo preso dal tuo egocentrismo. Sei abituato alle attenzioni. Ti sembra addirittura naturale riceverle. Dici mille volte al giorno "grazie", "bello", "bella", perché non sai più che cosa vuol dire quella parola. Non guardi più nessuno negli occhi, o meglio: non guardi più negli occhi coloro che dai per scontato che restino sempre e comunque lì, tanto quelli ti vogliono bene ad ogni ora, ad ogni costo, in ogni modo. In tutte le stagioni.
Ma le stagioni passano veloci e la vita passa anche per dire un "grazie" col cuore e guardare chi o cosa  è davvero "bello" o "bella".

Ora, io penso che sia vero che chi ti vuole bene resta lì comunque e sempre e gratis.
Ma credo anche che questo bene vada rispettato, coltivato e onorato con verità. E non con mezze bugie "a comodo".
Se ci si fida a metà, si vuole bene a metà. E per me vuole bene solo chi si fida.

Ma il problema è più a monte.
Ci sono quelli che fanno le riunioni di famiglia, e sono famiglie piene di amore che ti ricaricano le pile. E tornano a casa pieni di bei ricordi e belle speranze. 
Ci quelli che quando fanno le riunioni di famiglia preferirebbero avere la febbre terzana. Ci vanno per convenzione, sanno che si sparla del parente di turno, che non si vede l'ora di alzarsi dal tavolo del convivio per andare via, sanno che la parola amore lì proprio non esiste.
Ci sono sono famiglie che sono tali solo all'anagrafe e famiglie di gente che a malapena si conosce ma che si sceglie per affinità elettiva e naturale.

Ora succede che, sopratttto coloro che hanno una famiglia solo all'anagrafe, si trovino incerti e insicuri negli affetti: o troppo timorosi nel viverli con serenità, o troppo affamati di volerne godere.
C'è poco equilibrio, molta emotività, tanti nervi scoperti.
E queste persone o danno poco, o danno troppo. Sempre a loro danno.

Perchè non hanno una madre che li ha sempre ri-abbracciati qualsiasi cosa sia successa, o un padre che alla fine, anche se burbero, li ha guardati con orgoglio. Non lo sanno cos'è una famiglia. Lo immaginano dai film e dalle pubblicità. Ma non lo sanno.

Per queste persone amare è davvero una cosa che si fa gratis. Lo hanno imparato sin da piccoli, perché non si può non amare un padre, o una madre, o un fratello, o una sorella anche se non è come la si vorrebbe. Si ama e basta, anche se nessuno ti carezza, o ti ringrazia, o ti vede, o ti riconosce. Tu esisti, sei grato di esistere e ami chi ti ha permesso di esistere. Ami gratis.
E queste persone, sono abituate così, ad amare anche chi le ferisce, convinti che sia l'unico modo per vivere da uomini.

E poi è chiaro che qui mi brucia qualcosa e non è colpa del caldo: sei nato e cresciuto a due metri di distanza da una persona con cui hai passato momenti divertenti, felici, tristi, con cui hai una confidenza profonda al punto che dopo 40 anni ti fa prendere addirittura in esame l'idea di condividere il quotidiano. Tutto meraviglioso fin quando, davanti alla prima scelta davvero importante che gli viene posta da terzi e che suona come "l'uno o l'altro", sceglie sé stesso senza manco pensarci o parlarne o spiegare magari in privato dal momento che fin lì eravamo arrivati insieme.

Avrei dovuto esser contenta per questa persona? Bah.
Non so: io ci resto sotto.
Mi ferisce soprattutto la facilità con cui uno si dimentica che "esisto", che dall'altra parte ci sono io, la vicina di culla nel reparto maternità.
E lo fa così, senza mostrare imbarazzo. O mostrandolo dopo.
Anzi, a dirla tutta, è un imbarazzo irritato che non ce la fa a guardarmi negli occhi perché magari sa anche di essere nel torto e sa anche con quale aggettivo classificarsi ma gli dà fastidio proprio questa consapevolezza: "lei non avrebbe fatto come me".
E' vero io non avrei fatto così. E anche se conosco parecchi aggettivi appropriati, non lo giudico perché gli voglio bene.
Va bene così
Gli voglio bene lo stesso, ma ci resto sotto.

Intendiamoci: non sono buona, né santa: sono scema. Poco rispettosa di me.
E sbaglio.
Perché poi anche in casi più stupidi e molto meno eclatanti mi capita così. Resto al palo. Non posso mai osare di chiedere. Mi si dice no. A prescindere.
"Ma come, tu che non chiedi mai, osi chiedere? E che succede? Ma siamo pazzi? E che vuoi????Tu???"

Evidentemente il voler bene così è "a senso unico": tu ci sei sempre e comunque e senza appuntamento, l'altro c'è quando c'ha voglia e tempo e non deve prendersi impegni.
Se ti lamenti dai anche modo di passare da rompicoglioni e far sì che l'altro/a si possa lavare la coscienza tacciandoti di essere mestruata.

Oggi io che penso di avere una famiglia elettiva, passo un brutto quarto d'ora. Perché prendo atto che manco quella c'ho.
E il peggio è che quella anagrafica mi è toccata così, l'altra me la sono costruita da me buttandoci del bel sangue e sudore.
Non è un bel bilancio.
Non è un bilancio che mi corrisponde: io valgo di più. E pretendo di più!
Ovvia, rimettiamoci a lavoro, che domani è un altro giorno!

CONSIGLI NON RICHIESTI / 4 e fregatene!

Talvolta prima tu. E fregatene!

lunedì 20 giugno 2011

Epifanie / 3

Chi ama la verità e non rinuncia alla verità è spesso costretto alla solitudine e alla malinconia del non esser accettato.

sabato 18 giugno 2011

Quando l'amore è diventare (Anche se non trovi le parole - Elisa; Fabri Fibra)

In procinto di finire gli studi e di cercarsi un lavoro per far felice la famiglia, Lui ancora non aveva trovato se stesso.
Sarebbe stato già in ritardo per un sacco di cose.
Non era certo quello che sognava. O almeno, non come primo desiderio.
Perchè Lui aveva una passione, un amore vero: cantare. E di fatto cantava, ma era arrivato ormai alla "vecchiaia" convinto di non riuscire manco a provarci sul serio. Convinto di non avere un'occasione di quelle che ti fanno dire: "vabbè almeno ci ho provato".
Dopo i vent'anni è difficile. Quando si vola verso i trenta sembra ancora più impossibile.
Soprattutto se il mondo della musica è quello che si vede in televisione.
Soprattutto se si vive in provincia e se si ha una vita "normale". Almeno in apparenza.
E ormai, l'unica cosa concreta a portata di mano era la laurea. I suoi sarebbero stati felici.
Almeno di questo. Ma Lui no.
Lui aveva negli occhi una malinconia che parlava d'altro. Si percepiva che stava accadendo qualcosa "dentro". Parlava poco, semmai sorrideva, schivo. Gentile e garbato con tutti, evitava di entrare nel personale mantenendo un distacco e una riservatezza che lo faceva sembrare ancora più grande della sua età.
Poi però cantava.
E come cantava.
Si metteva a nudo e si donava completamente, mettendosi in gioco fino in fondo, con un coraggio insolito per chi non è "del mestiere".
E lì si apriva un mondo che non si poteva non vedere. Perchè al di là del talento naturale e della tecnica, Lui ci stava mettendo se stesso. Quel se stesso tutto umano che cercava da tempo di essere e che non aveva il coraggio di mostrare. E così trasmetteva l'emozione di chi fa un percorso faticoso e doloroso per arrivare ad essere proprio quello che è. Comunque sia, qualunque cosa ne pensi il mondo.

Cantava bene ma il fatto che avesse una bella voce e una bella presenza scenica era diventato improvvisamente un fatto trascurabile. Chi lo ascoltava davvero percepiva vita, emozione, bisogno di dire tutto quello che si può dire con la voce, con il corpo, con l'anima. Rabbia e amore. Frustrazione e voglia di rivalsa. Solitudine e gioia di vivere.
Eppure fino ad un anno prima Lui non era così. Era solo un bravo cantante intonato.

Lei che aveva avuto spesso modo di osservarlo, cercò un modo per avvicinarlo. "Che succede di così doloroso e meraviglioso, perchè tu sia in questa sorta di stato di grazia?".
Lui le rispose e bastarono poche parole.
Lei lo incoraggiò a non mollare, ma non solo nell'inseguire il suo sogno di cantare, quello era davvero trascurabile. Lo incoraggiò a non mollare mai la sua voglia di diventare quello che era fino in fondo, di far brillare la luce che aveva quando cantava e finalmente lasciava andare ogni freno, ogni inibizione, ogni paura di giudizio.
Lui, qualche giorno dopo le scrisse una mail dove le diceva che grazie a quella chiacchierata aveva trovato il coraggio per fare un sacco di cose. E le raccontava tutte quelle cose. Ed erano tutte per Lui, per andare avanti verso la sua strada. E la ringraziava.
A Lei sembrò un regalo immenso.
E dopo tanto tempo che non le succedeva, Lei pianse di gioia.