Poi viene il giorno dell'assenza.
Ci sono assenze che mancano e assenze che liberano.
In entrambi i casi c'è da superare un fastidio, una noia, un pensiero che disturba.
Perché all'improvviso ti manca una persona?
Un suono, un odore, un gesto e l'assenza diventa presenza. Si materializzano ricordi, malinconia, tristezza anche. E l'umore cambia.
E perché altre volte la sola idea di una persona ti fa provare claustrofobia?
Ti rendi conto da un suono, un gesto, una parola che la presenza di quel qualcuno sarebbe motivo di ansia. E comunque, anche in questo caso l'assenza diventa presenza. Una presenza ingombrante, pesante. E l'umore cambia.
Oggi il mio umore è cambiato più volte...l'assenza con cui ho dovuto combattere è stata del secondo tipo. Irritante.
Per più di mille motivi, io stasera avrei dovuto essere altrove.
Oggi avrei dovuto ricevere una frase, una telefonata, un biglietto.
Avrei meritato un pensiero. Mi era quantomeno dovuto.
E invece assenza.
Un'assenza che racconta tanto egocentrismo da aprirmi gli occhi sul nulla.
Già, il nulla, la nullità.
E questo gran nulla tanto era cresciuto da amarezza e delusione che si è inghiottito l'assenza.
E finalmente sono libera da sentimenti e risentimenti.
Io, che mi riconosco per lo meno qualche miliardo di difetti, sono felice per aver pensato che avrei dato un garbo diverso a tutto quanto.
Sbagliando magari, ma non brillando per tanta inutilità.
Amen.
mercoledì 30 gennaio 2013
martedì 29 gennaio 2013
RIFLESSIONI 46 / il prima, l'ora, il poi e la pioggia
C'è un momento in cui tutto ti sembra perfetto. In genere è davvero un momento. E per quanto felice, quel momento diventa importante solo dopo, quando ci ripensi, quando è passato, quando è un ricordo. È nel "poi" che si amplifica la felicità e tu riesci a sentirne l'odore, a vederne i contorni, a toccarla con le mani, a riconoscerla. E sai che quando ripasserà la riconoscerai, magari ne saprai di più. E sai che non potrai contentarti di niente di meno che quello.
C'è un momento in cui impercettibilmente qualcosa si ferma. Lì per lì senti di andare, ti senti in viaggio, in moto, ma poi ti guardi intorno e il panorama ti annoia, non cambia mai, anzi è sempre lo stesso. Ti accorgi che non vai. Ti accorgi che "corri sul posto", come a scuola, quando facevi riscaldamento nella palestra troppo piccola e claustrofobica per correre davvero. È in quel poi che sentì la fatica inutile del non andare in nessun posto. Magari ti siedi per un po' e pensi a come ripartire.
C'è un momento in cui anche nel tuo muro più solido una piccola venatura si allarga, diventa crepa, talvolta voragine. Lì qualcosa si rompe davvero. E per quanto con ogni forza tu cerchi di rimettere insieme ogni frammento sai già che non tornerà come prima. Ma non ti rassegni e caparbiamente lotti per tenere insieme i pezzi. Ti metti il vestito più bello e più adatto a mascherare il danno, il trucco che toglie le ammaccature, attacchi i manifesti e fai una gran pubblicità al grido di "non è successo niente". Ma prima o poi, quella crepa riaffiora da sotto ogni diavoleria di stucco, e si sa... non regge.
È in quel poi che devi accettare la resa, il cambiamento.
Il "poi" non è un male. Serve a capire. Basta non farne elegia. Basta non farne rifugio.
Nel qui e ora sta la vita.
Nel poi c'è la nostra piccola grande storia vissuta e c'è il suo senso.
nel poi c'è quello che abbiamo imparato o che dobbiamo ancora imparare, per accogliere al meglio ciò che verrà.
Tutto serve. Serve il prima, l'adesso, il dopo.
Serve il tempo che scorre a caso e che ci plasma. E serve che noi sappiamo accogliere le sorprese del tempo come opportunità e sfida per imparare ad essere ciò che si è.
Passo dopo passo, errore dopo errore, felicità dopo felicità, traguardo dopo traguardo, delusione dopo delusione.
A questo pensavo oggi mentre pioveva ed ero morta di freddo.
Ho visto due ragazzi correre sotto la pioggia e ridere.
E mi è sembrato che, nonostante sapessi già tutte queste cose, suonassero proprio nuove.
Mi è sembrato di fare una grande scoperta, mi sono sentita priva di ogni certezza e inaspettatamente libera.
Ho chiuso l'ombrello e son rientrata a casa sotto la pioggia. Camminando piano.
C'è tempo.
C'è tempo, Ivano Fossati
lunedì 28 gennaio 2013
Per l'anima / 22
Un incontro inatteso
Siamo molto cortesi l'uno con l'altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.
Le nostre tigri bevono latte.
Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell'acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta
Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.
Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.
Wislawa Szymborska
Wislawa Szymborska
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno
(Francesco Guccini)
(Francesco Guccini)
domenica 27 gennaio 2013
CONSIGLI NECESSARI 2.0
Tocca di ripetermi...
Piccolo post rivolto a coloro che leggono, si allarmano e mettono in allarme altre persone.
I fatti e i personaggi narrati in queste righe virtuali sono di pura fantasia e raramente parlo di me.
Ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.
Quando invece ciò che viene scritto nasce dalla realtà o dal vissuto, chi lo deve sapere LO SA e in genere lo sa prima di vedersi o riconoscersi pubblicato qui.
Detto questo, mi sento molto onorata di avere così tanti attenti, insospettabili e inaspettati lettori che addirittura si preoccupano di avvisare gli amici affinché non vada perduto neppure uno di questi post.
Vi ringrazio. Di cuore.
Il mio ego ne esce molto compiaciuto.
giovedì 24 gennaio 2013
CONSIGLI NON RICHIESTI /12 parti in commedia
Diffidare da chi sorride per "contratto", da chi si preoccupa per "contratto", da chi fa l'amico a singhiozzo.
Diffidare da chi vi mette in difficoltà emotiva: se venite sorpresi in un momento di debolezza, se qualcuno fa leva sui vostri "punti deboli", se c'è chi abilmente lavora sui "ricatti morali" che possono mettervi in crisi: voi fermatevi e riflettete.
Riflettete su chi vi sta davanti e da quale pulpito viene la predica.
Poi saprete come, cosa, perché. Saprete quel che c'è da fare e c'è da dire.
Sembrano una summa di banalità, ma repetita iuvant.
Almeno per me.
Ho imparato a recitare la parte che richiede la commedia di turno.
E ormai, costi quel che costi, non ci cado più così facilmente. Lo si sappia.
sabato 19 gennaio 2013
Post-it / 20 anniversari
Ho uno strano rapporto con gli anniversari.
Alcuni li dimentico anche se importantissimi, altri lì ricordo seppure irrilevanti.
Questa notte è l'anniversario di un quadretto personale.
Un quadretto di nessun valore, mal dipinto che avevo curato e conservato con cura e che all'improvviso si staccò dal muro.
Accadeva un anno fa. Me lo ricordo come fosse ora. Ed è una strana, buffissima sensazione fisica.
Forse fu con malinconia che allora accettai, ma fu una fortuna.
Un bel passo deciso in avanti, verso me.
Post- it: ricordarsi di comprare il pane, di ridere, di chiamare gli amici, di pagare le bollette.
Ma soprattutto ricordarsi che ogni giorno è l'anniversario del proprio benessere. E, meglio ancora, della propria felicità.
martedì 15 gennaio 2013
***queste l'ho già sentite dire (difetti)
-Tizio come sta? Non lo senti più sei volte al giorno?
-Boh, è un secolo che non lo sento...
E ti si stringe il cuore, perché la domanda, proprio quella, non la volevi.
-Sai che la tale mi ha detto male di te. Dice che è meglio se non mi fido.
Pazienza
-Ti ricordi quella stanza dove passammo delle belle ore?
-Si, ricordo. Ci sono dentro. Ci sto pure bene. Ma ci sto meglio senza te.
Perché, si, adesso penso che quel tempo fu donato a chi proprio non lo meritava.
-Sai che quella ti ha detto una bugia?
-Si lo so bene è così stupida che non sa neppure dire bugie.
-E fidati poco anche di quell'altro, perché sapeva tutto e le tiene di balla.
-Pensa che novità!
Però che delusione a livello umano. Ma questi, che spdividono parte della loro giornata e vita con te, si rendono conto alla fine di non valere un cazzo?
-Sai che la mia ragazza è gelosa di te? E anche la tizia. Uh, quante ne dicono.
-Perché?
-Perché sei bella e sei intelligente e hai carattere. Insomma una minaccia.
-Ma per chi?
- Beh, pensaci, non sei una comune.
Ecco. Dopo questa si può chiudere e andare a letto.
-Boh, è un secolo che non lo sento...
E ti si stringe il cuore, perché la domanda, proprio quella, non la volevi.
-Sai che la tale mi ha detto male di te. Dice che è meglio se non mi fido.
-Beh, si vede da lontano che non mi sopporta. Purtroppo con il mio vivere, le ricordo di continuo che dovrebbe guadagnarsi quello che fa.
Pazienza
-Ti ricordi quella stanza dove passammo delle belle ore?
-Si, ricordo. Ci sono dentro. Ci sto pure bene. Ma ci sto meglio senza te.
Perché, si, adesso penso che quel tempo fu donato a chi proprio non lo meritava.
-Sai che quella ti ha detto una bugia?
-Si lo so bene è così stupida che non sa neppure dire bugie.
-E fidati poco anche di quell'altro, perché sapeva tutto e le tiene di balla.
-Pensa che novità!
Però che delusione a livello umano. Ma questi, che spdividono parte della loro giornata e vita con te, si rendono conto alla fine di non valere un cazzo?
-Sai che la mia ragazza è gelosa di te? E anche la tizia. Uh, quante ne dicono.
-Perché?
-Perché sei bella e sei intelligente e hai carattere. Insomma una minaccia.
-Ma per chi?
- Beh, pensaci, non sei una comune.
Ecco. Dopo questa si può chiudere e andare a letto.
Una cosa è certa. No. Io nn sono una comune. Ho il difetto e pure il vizio dell'onestà. Le cazzate non le sopporto. E per questo pago anche conti salati. Dolorosi talvolta.
Ma ne vado fiera. Anche quando c'è poco da ridere.
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