Perché dopo aver vissuto così tante vite ancora non ho capito niente?
Quante volte ancora dovrò attraversare questa terra prima di esser anima libera, forte, pura?
Ma soprattutto, perché dopo aver commesso tanti errori si continua imperterriti a sbagliare?
giovedì 14 febbraio 2013
mercoledì 13 febbraio 2013
FuoriModaFuoriTempo / 18
Temo che la correttezza sia fuori moda.
Non dico la sincerità, a cercare quella nel prossimo ho rinunciato. Così come l'educazione,mil rispetto.
Ma la correttezza.
Tutti pronti a farsi i fatti propri e a sorriderti. A fregarti e sorriderti. A odiarti e sorriderti.
Ma niente correttezza, sia chiaro. Bugie, falsità, opportunismo.
Di cosa ci meravigliamo ancora? O meglio: di cosa mi meraviglio ancora?
E allora? Allora tocca di adeguarsi altrimenti siamo costretti a passare brutte serate.
Ho subito l'ennesimo sopruso. Bene. Sorrido ma stavolta me lo segno. Per adesso sono fuoritempo. Ma non disperò... Verrà quel giorno.
La vita è una ruota che gira.
E per chi è buono il giro è buffo e ingiusto.
Completamente fuorimoda e fuoritempo mi toccherà di farmi furba. Di esser buona ne ho le palle piene. È ora di esser non dico cattivi, ma almeno egoisti.
Davanti a chi non si fa scrupoli è molto saggio non avere scrupoli.
E per intanto aspetto. Io aspetto e sorrido. E più questi pseudo/umani si fanno furbi e grossi, più sorrido e mi faccio piccola.
Una bella schiera di poveracci, non c'è che dire....
Prendo -con imperdonabile ritardo- atto.
A ciascuno la propria coscienza (quando c'è).
Buona fortuna.
venerdì 8 febbraio 2013
Quando l'amore è cera arancione (Flowers Blossom - Thony)
Aveva appena acceso una candela speciale che anni prima le aveva regalato Lui.
Una piccola candela color arancio, lavorata in maniera particolare con foglie mescolate alla cera. Una candela che Lei aveva conservato insieme a tutte quelle che Lui puntualmente era solito regalarle.
Quella sera Lei aveva mal di testa e di malinconia.
Non voleva consumare quei piccoli doni ma ogni tanto ne sentiva la necessità.
E quella sera era proprio necessario accendere uno di quegli stoppini.
Guardò la fiamma ferma e sicura scavare il piccolo abisso dentro la cera e sentì l'abisso di quel fuoco scavarle dentro, fin dentro le viscere.
Poi guardò quel piccolo mare caldo e arancione allargarsi un varco e traboccare fino a riempire la base e le vennero alla mente lacrime bollenti versate con Lui, per Lui, insieme a Lui.
Lacrime perché lontani, lacrime perché mai abbastanza insieme, lacrime peché felici solo tra un'attesa e l'altra. Eppure totali. Erano stati totali nel loro esserci.
Ecco, forse era stato amore. Sì, doveva essere così.
Lei non sapeva se mai avesse amato davvero.
Aveva sempre confuso passione con amore.
Aveva sempre fatto una gran confusione con tutto. Anche con Lui. Soprattutto con Lui.
Ma in quel piccolo lago di cera arancione rivide gli occhi di quell'uomo che le avevano implorato amore e che sembravano sempre sapere di cosa stavano parlando.
In quell'amore si riconobbe.
Un attimo, un pugno allo stomaco, voleva dirgli che sì, adesso lo sapeva di averlo amato. Era tardi, ma era certa di averlo amato.
E di più lo aveva amato quando aveva capito che era un amore impossibile il loro. Non sapeva come spiegarlo ma... Si, con tutto il cuore voleva dirglielo.
In quel momento la fiamma si spense e non le dette il tempo di dire niente.
Neppure stavolta ci fu il tempo.
E le parole rimasero mescolate, fuse, impigliate in quella cera.
so follow my light my dear
giovedì 7 febbraio 2013
Post-it / 21 telefoni & affini
Mi sono attaccata un bel post-it al muro:
"se qualcuno vuole dirti qualcosa che usi strumenti convenzionali: penna, telefono, voce et similia"
Non è la prima volta che me lo ripeto e che me lo scrivo. Sono specializzata infatti nel catturare messaggi "indiretti", inviati da altrettanto "indirette" persone.
E così succede che in mancanza di chiarezza una qualunque cosa può all'improvviso significare tutto e il contrario di tutto.
Già, fatto e chi mi conosce lo sa. Ma non è un'esperienza che mi va di fare ancora.
Soprattutto quando si tratta di questioni "private".
Basta con l'amico che racconta per caso dell'amico, del libro che spunta per caso, della canzone messa lì per caso e di qualsiasi altra cosa per caso.
In certi casi non esiste il "per caso".
Siamo tutti abbastanza evoluti da poter comunicare in tempo reale anche con chi sta dall'altra parte del mondo e possiamo farlo con molteplici strumenti. Qual è dunque il motivo di scegliere vie oblique?
Tra le tante risposte me ne rimbalza in testa soprattutto una: che sia mancanza di coraggio?
Bene, se è così ho deciso che non mi interessa di stare ad interpretare segnali. Se una volta mi sembrava una sfida affascinante, adesso mi pare una insopportabile perdita di tempo.
Rileggo il mio post-it:
"se qualcuno vuole dirti qualcosa che usi strumenti convenzionali: penna, telefono, voce et similia"
E poi aggiungo un post-scriptum:
"Se non lo fa, vuol dire che non ha nulla di così importante da dirti"
Ecco.
mercoledì 6 febbraio 2013
Per l'anima / 23
Solitudine
Rainer Maria Rilke
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-112678?f=a:1657>
La solitudine è come la pioggia.Si alza dal mare verso sera;dalle pianure lontane, distanti,sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.E proprio dal cielo ricade sulla città.Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattinoe i corpi, che nulla hanno trovato,delusi e affranti si lasciano l'un l'altro;e persone che si odiano a vicendasono costrette a dormire insieme in un letto unico:è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.
Rainer Maria Rilke
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-112678?f=a:1657>
martedì 5 febbraio 2013
Lettere & Cartoline / 9
Cara ragazza,
hai trascorso così tanto tempo a pensare agli altri che hai dimenticato che c'era un tempo anche per te.
Ti sei nascosta così bene dietro ai problemi di chiunque per non guardare i tuoi, che adesso che stai annegando nei guai, non sai neppure da che parte iniziare.
E poi le persone con i guai non piacciono a nessuno.
Hai saputo aiutare tutti e ora non sai aiutare te stessa. Non sai neppure a chi chiedere aiuto.
Già, adesso ci sei solo tu, da sola. Niente altro.
E anche se non consola, alla fine è quasi sempre per tutti così.
Quelli che hai amato non ci sono più. O meglio quelli che hai pensato di amare: di lro resta una fotografia. Forse sono stati immaginati, sognati.
Quelli che invece provi ad amare sono così abituati ad appoggiarsi a te, che non ammettono né riconoscono la tua debolezza, il tuo bisogno.
Ma forse un senso tutto questo ce l'ha: è solo giunto il tuo momento.
Il momento di vivere e sia quel che sia. Vivere per sé. Lasciare che siano gli altri a prendersi cura di quel che sei. Oppure "far da soli".
Da soli in un modo pazzo che ti vuole pazza.
Non so se è giusto. Non so se c'è un modo giusto di vedere le cose, so che un modo uno se lo inventa. Serve a sopravvivere, serve ad andare avanti, serve a pensare che può cambiare in meglio.
E se poi non piace a tutti, pazienza. Lascia che continuino a dire... Ne hanno dette così tante! Non permettere che niente piú possa ferirti. E non fare nulla che possa ferirti.
Dopo aver sbattuto a caso come una farfalla impazzita in un paralume, forse è meglio stare fermi e smettere di farsi male. Meglio aspettare una luce naturale e andarle incontro. Dopo un anno di solitudine, abbandoni, potature, tradimenti, delusioni, parole inutile e veleni impietosì adesso hai bisogno di tutte le tue energie migliori per ripartire.
Ripartire in un mondo pazzo, dove tutto crolla. Ma per te è tempo di fiducia e di nuovi orizzonti.
Nuove soluzioni.
Nuove prospettive.
Nuove persone.
Nuove passioni.
Nuova ed inedita follia. Una follia che sia simile alla gioia.
Cara ragazza,
sei ancora così inesperta, ma vedrai che non si finisce mai di diventare grandi.
Lava bene la tua faccia, apri i tuoi occhi e guardati allo specchio: dov'è il tuo miglior sorriso da bambina? Quello adesso ci vuole.
E ci vuole un innocente atto di incoscienza.
Le cose cambiano. Non sempre si devono o si possono o è necessario capirne il significato.
Ogni cosa cambia di continuo e anche la realtà non è mai esattamente come ci appare.
Lascia andare...
Lascia andare...
Inutile pensare, meglio sentire. E oltre al dolore, all'indifferenza, c'è passione, amore, divertimento!
Lascia la testa e usa la pelle. Lascia i pensieri e mettici il coraggio del cuore.
Tutto il coraggio del gran cuore che hai.
E per il nuovo viaggio che verrà, sii semplicemente curiosa e spudorata.
Perdersi non è un peccato. Talvolta può essere una benedizione.
venerdì 1 febbraio 2013
Quando l'amore è questione di cielo (Piccola stella senza cielo - Luciano Ligabue)
C'era tantissima nebbia quel febbraio a Venezia. Era la settimana prima del carnevale, l'ultima settimana "di quiete" per quella città.
Lei aveva deciso di regalargli quel piccolo viaggio per festeggiare il suo compleanno.
Arrivarono di notte e non riuscivano a vedere null'altro che qualche luce sul Canal Grande. Fu difficile anche trovare il traghetto che doveva portarli in hotel.
Lui non era mai stato Venezia e non riusciva ad immaginare come poteva essere una città con strade fatte d'acqua. Non ne immaginava l'odore, l'atmosfera.
Figurarsi se poteva immaginare che la camera dove avrebbero dormito era proprio accanto al campanile di piazza San Marco, in un luogo tanto speciale impossibile da descrivere.
Se ne sarebbe accorto il giorno dopo scoprendo che quell'hotel serviva la colazione in camera perché non aveva una sala apposita in quanto ricavato in uno di quei meravigliosi edifici veneziani la cui architettura é unica.
Quella notte fu piena di fuoco per Lui che si sentiva "una piccola stella senza cielo" . Quella notte fu piena di emozioni per Lei che invece era "una piccola stella senza cielo"
Ma il cielo quella notte non c'era. C'era la nebbia. E tutto era più vicino. Anche le anime.
La mattina successiva uscirono per vedere quello che non si riusciva a vedere.
Lui tuttavia era eccitato come un bambino. Esser lì era davvero strano. E poi con quella nebbia. Era facile anche perdersi tra le calli e giocare a mescolarsi pericolosamente sotto i cappotti. Sicuri di non esser osservati.
Dopo essersi persi a caso tra ponti e piazze, dopo essersi presi e ripresi, Lui chiese cosa Lei non avesse mai visto o fatto a Venezia.
"Non sono mai stata in gondola"
Pochi minuti dopo Lui aveva già trattato con un gondoliere che li invitava a salire a bordo. Veneziano da generazioni, anche lui era imbarazzato e turbato da quella nebbia, non si ricordava uno spettacolo così. Quel giorno tra l'altro aveva poche richieste... Con quel tempo era difficile lavorare.
Fu per questo che scelse un percorso più lento e particolare.
Per Lei, che Venezia l'aveva vissuta e abitata, quella gita in gondola fu un regalo inatteso.
Un libro di poesia imparato subito a memoria.
Intravedeva scorci familiari avvolti da quella luce surreale e tutto le sembrava più intimo, poetico, pieno di significati. Una magia nella magia.
Venezia invita ad estraniarsi dalla realtà, specie se poco affollata e in una stagione che ancora non attrae folle di turisti. E loro si "estraniarono" in un loro universo. Passeggiano, fecero l'amore, visitarono musei, mostre, bacari e chiese.
Attraversarono la laguna fino a Torcello.
Sembrava che la nebbia proteggesse la loro intimità.
Poi nel giorno che dovevano rientrare apparve il sole.
Venezia sorrise sfacciata e sorniona come solo una gran dama può permettersi di fare.
Ci fu appena il tempo di vedere da piazza San Marco quello che la nebbia aveva celato fino ad allora e fu una scoperta per Lui mozzafiato, per Lei densa di meravigliosa malinconia.
Ancora qualche scorcio rubato dal traghetto e fu tempo di partire.
Al momento di salire sul treno diverse eran le loro facce e diverse le loro emozioni. Nel salutare quella città Lui la guardava con gli occhi di chi ancora ha tutto da esplorare, Lei invece aveva lo sguardo di chi per l'ennesima volta - a fatica - si distacca da un luogo dell'anima.
Erano stati bei giorni, giorni pieni di passione e vita che avrebbero ricordato nel tempo.
Ma ciascuno per conto suo: il loro tempo insieme, poco dopo finì.
E chissà se fu colpa di quel sole che all'improvviso aveva diradato la nebbia a Venezia e reso terso il freddo cielo di febbraio e limpidi i loro occhi.
Un sole bello e spietato che aveva asciugato ossa, intimità, anima.
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