Poi viene il giorno in cui scopri che se avevi solo dubbi adesso hai solo dubbi.
E guardi le cose con lo sguardo della mucca che guarda i treni passare.
E siccome non sai cosa pensare di quello che ti dicono, di quello che non ti dicono, di quello che vedi e di quello che ti raccontano, tu non pensi.
Adesso ad esempio guardi la televisione senza volume mentre in sottofondo una simpatica macchinetta ad ossigeno fa fare tante bollicine all'acqua.
Blu blu blu blu blu
Una roba surreale. Adatta a questo periodo.
E gia' che ci siamo, voglio anche berci sopra un caffè.
giovedì 31 maggio 2012
mercoledì 30 maggio 2012
CONSIGLI NON RICHIESTI / 8 il benessere del fegato
Dicono che la bile faccia male al fegato.
Di conseguenza esser verdi di bile pur smanacciando sorrisi fa male al fegato.
E se si e' biliosi perché invidiosi, lividi, gelosi e si recita la parte di quelli superiori il fegato soffre a raddoppio perché bisogna anche sforzarsi di continuo.
Soffre di certo anche l'immagine, in quanto viene naturale sputare sentenze e veleno in ogniquando, in ongicome e in ognidove.
Suvvia, smettetela che non siete così carini. C'è posto per tutti, non sgomitate.
Dovreste esser voi la cosiddetta "intellighenzia", datevi un contegno! Altrimenti, quelli come me, da chi traggono lumi, esempio e insegnamento?
Di conseguenza esser verdi di bile pur smanacciando sorrisi fa male al fegato.
E se si e' biliosi perché invidiosi, lividi, gelosi e si recita la parte di quelli superiori il fegato soffre a raddoppio perché bisogna anche sforzarsi di continuo.
Soffre di certo anche l'immagine, in quanto viene naturale sputare sentenze e veleno in ogniquando, in ongicome e in ognidove.
Suvvia, smettetela che non siete così carini. C'è posto per tutti, non sgomitate.
Dovreste esser voi la cosiddetta "intellighenzia", datevi un contegno! Altrimenti, quelli come me, da chi traggono lumi, esempio e insegnamento?
martedì 29 maggio 2012
***il 50enne e la femmina del capo
C'era una volta, potrebbe iniziare così perché anche questa e' la storia piu' antica e conosciuta del mondo.
C'era una volta un ragazzo che voleva fare il musicista rock, il fotografo, il viaggiatore con lo zaino e la rivoluzione.
Quel ragazzo praticando l'amore libero alla fine si innamoro' e mise "la testa a posto".
Si sposo', fece figli, soldi, carriera.
Una bella carriera, frutto della sua sola fatica, perché molto intelligente.
Poi divento' un pezzo grosso del mondo dei lustrini e inizio' ad esser tentato dalle donne giovani e rampanti.
Diceva che "andavano usate", guai a prenderle sul serio. Sembrava aver il pelo sul cuore...
Poi si stanco' anche di quelle e cerco' avventure con piu' sentimento, che gli dessero qualcosa in più senza pero' innamorarsi mai, "che la famiglia e' la famiglia!"... almeno nel nostro stato borghese e vaticano!
Arrivo' ai 50 anni e (come da manuale) fu avvicinato da una trentenne apparentemente insignificante. Una ragazza che all'inizio non trovo' neppure interessante.
Ma lei seppe come dirgli che aveva un bisogno folle di lui, delle sue carni, della sua testa, della sua anima, della sua vitalita', del suo essere ragazzo.
E lui si incuriosì.
Di fatto, guardandosi allo specchio ogni giorno era sempre piu' stanco della sua vita ormai sempre uguale ed invecchiata con lui, e fu allora che penso' che potesse esser tutto vero.
Facendo risuonare le parole di quella ragazza nella testa si tolse la cravatta, si mise jeans e giacchetta di pelle, torno' a sentirsi un ragazzo e cedette, innamorandosi totalmente.
Manco a dirlo tolse la parola agli amici che, interpellati in materia, con spietata sincerità e totale affetto gli dicevano che lei era una stronza pericolosa e che l'unica cosa di cui sembrava innamorata era il suo potere.
Saccente, antipatica, prezzemolina, bruttina, poco diplomatica, bisognosa di tener tutto sotto controllo e di essere la "femmina del capo", quella che poi gli mette il guinzaglio e lo porta a spasso un po'. Il capo di turno, quello piu' importante. Bello o brutto, vecchio o giovane che importa. Ne aveva già collezionati alcuni. E la carriera era appena cominciata...
Fece di tutto per farlo "suo".
Lui mollo casa e figli e preparo' un nuovo nido per un nuovo radioso futuro, con lei, che descriveva come la perfezione fatta carne, che a cinquant'anni -diceva- la vita ha ancora molto da dare.
Pochi mesi a tutto gas, con lei che gli sorrideva a trecentosessanta denti, e inviava cuori e baci.
Sembravano pure felici, e lui di fatto lo era....
Poi scricchiolii.
Poi piccole crepe.
Segui' una lunghissima e tristissima agonia fatta di speranze alternate a delusioni, in cui meno male c'erano quelle merda di amici stronzi e gelosi e lividi che l'avevano subito giudicata male (lei, povero angelo).
Poi la telefonata definitiva con cui lui annuncio' che no, non aveva funzionato, che la guerra era persa, che lei era una stronza, e che lui era un uomo distrutto, rovinato e che aveva bisogno di una bussola e di abbraccio. Poi avrebbe chiesto scusa ma per ora non ne aveva le forze.
E abbraccio fu.
E poi a 50 anni la vita ha ancora molto da dare...
Morale della favoletta: uomini di una certa età, ci sono alcune signorine (e si riconoscono bene) che sono letali per la vostra salute. Lo hanno scritto in faccia, come le sigarette.
Sappiatelo. E se la vista vi tradisce, aiutatevi almeno a farvi leggere il bugiardino...
C'era una volta un ragazzo che voleva fare il musicista rock, il fotografo, il viaggiatore con lo zaino e la rivoluzione.
Quel ragazzo praticando l'amore libero alla fine si innamoro' e mise "la testa a posto".
Si sposo', fece figli, soldi, carriera.
Una bella carriera, frutto della sua sola fatica, perché molto intelligente.
Poi divento' un pezzo grosso del mondo dei lustrini e inizio' ad esser tentato dalle donne giovani e rampanti.
Diceva che "andavano usate", guai a prenderle sul serio. Sembrava aver il pelo sul cuore...
Poi si stanco' anche di quelle e cerco' avventure con piu' sentimento, che gli dessero qualcosa in più senza pero' innamorarsi mai, "che la famiglia e' la famiglia!"... almeno nel nostro stato borghese e vaticano!
Arrivo' ai 50 anni e (come da manuale) fu avvicinato da una trentenne apparentemente insignificante. Una ragazza che all'inizio non trovo' neppure interessante.
Ma lei seppe come dirgli che aveva un bisogno folle di lui, delle sue carni, della sua testa, della sua anima, della sua vitalita', del suo essere ragazzo.
E lui si incuriosì.
Di fatto, guardandosi allo specchio ogni giorno era sempre piu' stanco della sua vita ormai sempre uguale ed invecchiata con lui, e fu allora che penso' che potesse esser tutto vero.
Facendo risuonare le parole di quella ragazza nella testa si tolse la cravatta, si mise jeans e giacchetta di pelle, torno' a sentirsi un ragazzo e cedette, innamorandosi totalmente.
Manco a dirlo tolse la parola agli amici che, interpellati in materia, con spietata sincerità e totale affetto gli dicevano che lei era una stronza pericolosa e che l'unica cosa di cui sembrava innamorata era il suo potere.
Saccente, antipatica, prezzemolina, bruttina, poco diplomatica, bisognosa di tener tutto sotto controllo e di essere la "femmina del capo", quella che poi gli mette il guinzaglio e lo porta a spasso un po'. Il capo di turno, quello piu' importante. Bello o brutto, vecchio o giovane che importa. Ne aveva già collezionati alcuni. E la carriera era appena cominciata...
Fece di tutto per farlo "suo".
Lui mollo casa e figli e preparo' un nuovo nido per un nuovo radioso futuro, con lei, che descriveva come la perfezione fatta carne, che a cinquant'anni -diceva- la vita ha ancora molto da dare.
Pochi mesi a tutto gas, con lei che gli sorrideva a trecentosessanta denti, e inviava cuori e baci.
Sembravano pure felici, e lui di fatto lo era....
Poi scricchiolii.
Poi piccole crepe.
Segui' una lunghissima e tristissima agonia fatta di speranze alternate a delusioni, in cui meno male c'erano quelle merda di amici stronzi e gelosi e lividi che l'avevano subito giudicata male (lei, povero angelo).
Poi la telefonata definitiva con cui lui annuncio' che no, non aveva funzionato, che la guerra era persa, che lei era una stronza, e che lui era un uomo distrutto, rovinato e che aveva bisogno di una bussola e di abbraccio. Poi avrebbe chiesto scusa ma per ora non ne aveva le forze.
E abbraccio fu.
E poi a 50 anni la vita ha ancora molto da dare...
Morale della favoletta: uomini di una certa età, ci sono alcune signorine (e si riconoscono bene) che sono letali per la vostra salute. Lo hanno scritto in faccia, come le sigarette.
Sappiatelo. E se la vista vi tradisce, aiutatevi almeno a farvi leggere il bugiardino...
***invecchiare
Un corridoio infinito illuminato dalla luce bianca e fredda dei neon.
Silenzio.
Solo il lieve rumore di una macchinetta che distribuisce merendine e accanto un'altra che distribuisce caffè.
Per arrivare fino al caffè pero' dalla porta dell'ascensore c'è di che camminare. Siamo al primo lotto. L'ospedale ne conta cinque.
Sono le due? Forse anche di piu'.
Con tutta questa luce artificiale, il tempo non esiste.
Appare dal nulla un signore canuto. I pantaloni di un pigiama di maglia "rincalzano" la parte superiore. Ai piedi pantofole.
E' ben sveglio nonostante l'ora e mi sembra abbia voglia di parlare.
Invece mi chiede "Scusi, io non son dove andare, quei due erano qui poi mi hanno portato ad Arezzo e poi c'erano tante genti che dormivano".
Provo a capirci qualcosa.
Rinuncio al caffè e lo porto in giro in cerca di qualcuno che possa aiutarci. Un giro bello lungo fatto diporto chiuse e cosi si arriva fino al quarto piano dove so per certo che un'infermiera ci apre.
Affido quel canuto signore a lei e saluto.
Sono stanca, ma quell'uomo che peraltro - memoria a parte - fisicamente sembrava stare meglio di me, mi ha messo tanta tristezza addosso. Mi viene da piangere.
Tornando indietro guardo i corridoi infiniti e deserti e mi sento smarrita anche io che la strada la so, il nome per ora lo ricordo e so anche dove devo andare.
Mi prendo il caffè: la notte e' ancora lunga.
Si, la notte e' lunga, e lunghi saranno i giorni perche' siamo giovani e come una volta mi disse un'anima nobile e bellissima "voi siete ancora la' in mezzo".
Già siamo ancora la' in mezzo e sarà bellissimo invecchiare. Nonostante tutti i brutti incidenti della vita. Sara' bellissimo.
Ma che pena se capiterà di trovarsi canuti, in pigiama, senza identità, in un corridoio deserto di un ospedale immenso, in piena notte.
Che paura fa la solitudine quando la guardi in faccia e ti porta via il nome.
E' vero, si e' soli ogni giorno. Ma non così nudi. Non così privi di difese come chi non ha piu' se stesso a fargli compagnia.
Bevo il caffè e so che ho imparato un'altra cosa importante stanotte. E' facile perdersi, molto facile. E' bene tenersi d'occhio finche' si può.
Per ora, Sonia ha Sonia. E' già molto. Che piaccia o meno poco importa.
E si va così, perché noi siamo ancora la' in mezzo...
Silenzio.
Solo il lieve rumore di una macchinetta che distribuisce merendine e accanto un'altra che distribuisce caffè.
Per arrivare fino al caffè pero' dalla porta dell'ascensore c'è di che camminare. Siamo al primo lotto. L'ospedale ne conta cinque.
Sono le due? Forse anche di piu'.
Con tutta questa luce artificiale, il tempo non esiste.
Appare dal nulla un signore canuto. I pantaloni di un pigiama di maglia "rincalzano" la parte superiore. Ai piedi pantofole.
E' ben sveglio nonostante l'ora e mi sembra abbia voglia di parlare.
Invece mi chiede "Scusi, io non son dove andare, quei due erano qui poi mi hanno portato ad Arezzo e poi c'erano tante genti che dormivano".
Provo a capirci qualcosa.
Rinuncio al caffè e lo porto in giro in cerca di qualcuno che possa aiutarci. Un giro bello lungo fatto diporto chiuse e cosi si arriva fino al quarto piano dove so per certo che un'infermiera ci apre.
Affido quel canuto signore a lei e saluto.
Sono stanca, ma quell'uomo che peraltro - memoria a parte - fisicamente sembrava stare meglio di me, mi ha messo tanta tristezza addosso. Mi viene da piangere.
Tornando indietro guardo i corridoi infiniti e deserti e mi sento smarrita anche io che la strada la so, il nome per ora lo ricordo e so anche dove devo andare.
Mi prendo il caffè: la notte e' ancora lunga.
Si, la notte e' lunga, e lunghi saranno i giorni perche' siamo giovani e come una volta mi disse un'anima nobile e bellissima "voi siete ancora la' in mezzo".
Già siamo ancora la' in mezzo e sarà bellissimo invecchiare. Nonostante tutti i brutti incidenti della vita. Sara' bellissimo.
Ma che pena se capiterà di trovarsi canuti, in pigiama, senza identità, in un corridoio deserto di un ospedale immenso, in piena notte.
Che paura fa la solitudine quando la guardi in faccia e ti porta via il nome.
E' vero, si e' soli ogni giorno. Ma non così nudi. Non così privi di difese come chi non ha piu' se stesso a fargli compagnia.
Bevo il caffè e so che ho imparato un'altra cosa importante stanotte. E' facile perdersi, molto facile. E' bene tenersi d'occhio finche' si può.
Per ora, Sonia ha Sonia. E' già molto. Che piaccia o meno poco importa.
E si va così, perché noi siamo ancora la' in mezzo...
domenica 27 maggio 2012
RIFLESSIONI 42 / scrivi perché
In notti come queste scrivi.
Scrivi perché ti commuovono gli scrittori che ti fanno sentire fiera di esser parte di questo andare fatto di respiri, attese, silenzi, gioie, emozioni, bellezze, canzoni.
Scrivi perché fai tanti chilometri in macchina per cercare un lavoro che non c'è.
Scrivi perché in macchina ti capita di piangere. Per motivi diversi soprattutto per l'esplosione indefinibile del rosso dei papaveri.
Scrivi perché ti trovi ad abbracciare sconosciuti che dicono cose giuste al momento giusto, e persone che sono parte della tua vita che invece non sanno proprio chi sei. E forse ti fa male il fatto che non l'abbiano mai saputo, manco ora che ti piallano in tutta serenita'. Ma tu capisci e sei oltre. Hai sofferto e soffri molto per questo, inutile mentirsi, ma sai molto di più di tutto quel che sembra mistero. E sei serena, perché sei sempre stata leale e sincera e non hai niente da dimostrare, dire, dichiarare, signor tenente - minchia. E Peter Gabriel che giustappunto somiglia a Giorgio Faletti ti tiene su già "hold on".
E meno male! Con tutti gli amori andati a male che hai visto, con tutte le persone che ti hanno snobbato solo perché hanno capito che non sei la donna di...o che non lavori piu li'...
E allora scrivi.
Scrivi perché hai un groppo alla gola e un peso sulle spalle che non si sciolgono neppure al sole.
Scrivi perché non ci si capisce mai.
Scrivi perche' chi vede solo buio aspetta che passi e prova fastidio per chi gli racconta di quanto sia bella la luce, mentre invece chi vede solo la luce aspetta solo che duri e prova fastidio per chi gli racconta di quanto sia brutto il buio.
Nessuno dei due ha ragione, nessuno dei due vede la realtà com'e' perché ogni santo giorno e' fatto di luce e di buio, di sole e di luna, ed e' dura capirsi finche' non si ritrova un equilibrio. E finche' non si ha il coraggio vero di guardarsi negli occhi e nel cuore.
Scrivi perché hai visto chi ami sereno, in forma. Non felice. Ma finalmente sereno. E ti fa piacere. E sei sincera anche se non sei creduta. Altro giro, vai con la giostra, e a te non resta che pagare il conto. Pazienza. L'amore e' molto piu' di questa roba qui. Che almeno qualcuno sia sereno.
In una notte come questa scrivi perché hai sentito tanto male che l'ultimo cazzotto in faccia ti e' sembrato una carezza e l'ultimo abbraccio inatteso ti ha sciolto in lacrime che non volevi proprio versare.
Sei partita con un bicchiere moijto che ha viaggiato tra le tue gambe in maniera precaria per arrivare fin qui dove la parola necrosi detta di notte suona sinistra come non mai e ti fa ridere il fatto che sei donatrice universale di sangue ma non lo puoi donare perché hai la pressione troppo bassa (nonostante il moijto).
E poi hai un vestito bianco che sembri un'infermiera o una sposa di quarta categoria e sembri anche molto grassa.
In realtà i pantaloni della tuta che ti stai per mettere ti vanno larghi e il medico di guardia sbalordisce.
Passera' anche questa nottata mentre altrove ci sara' chi avra' da far l'amore controvoglia, da farsi un caffè controvoglia, da darsi lo smalto controvoglia, o andare alla catena di montaggio controvoglia.
A ciascuno la propria pena.
Sotto la faccia truccata con lo stucco, hai occhiaie profonde di cui adesso vai fiera: sono occhiaie di una donna che ama come sa e come puo' a prescindere da cosa cazzo voglia dire amare, senza limiti di condizioni, di tempo e di orario.
E anche adesso che fa l'alba questa donna e' sveglia per amore, un amore che toglie il sonno e il sorriso. Un amore vero, di una donna che ha dato e da' gratis (anche se le hanno detto quelli saggi che non si fa così). Una donna che non e' mai stata una ragazza furba, entrante e pronta a tutto, di quelle ragazze che ne ce la vogliono fare e non potendo puntare sull'avvenenza puntano sull'allure dell'intellettuale prematura (o prematurata come la super-cazzola).
No, questa donna conosce e pratica un altro amore. Poco importa se ne hai offerto a secchi e badilate a chi non l'ha capito.
Un amore di cui vado fiera e per il quale aspetto un po' di felicita'.
Stasera mi hanno detto che sono una "buona". Non e' la prima volta. Ed e' vero, sono tre volte buona e, come si dice da queste parti... Il finale mettetecelo voi.
La notte e' quasi finita.
In questo abisso di disperazione credo come non mai, che l'unica strada sia quella della speranza.
E come faccio spesso, rubo una frase al poeta Simone Lenzi protagonista stasera anzi, ieri sera ormai,di un indimenticabile e straordinario concerto dei Virginiana Miller "volevo dire una cosa memorabile, ma non mi viene".
Buona domenica.
Scrivi perché ti commuovono gli scrittori che ti fanno sentire fiera di esser parte di questo andare fatto di respiri, attese, silenzi, gioie, emozioni, bellezze, canzoni.
Scrivi perché fai tanti chilometri in macchina per cercare un lavoro che non c'è.
Scrivi perché in macchina ti capita di piangere. Per motivi diversi soprattutto per l'esplosione indefinibile del rosso dei papaveri.
Scrivi perché ti trovi ad abbracciare sconosciuti che dicono cose giuste al momento giusto, e persone che sono parte della tua vita che invece non sanno proprio chi sei. E forse ti fa male il fatto che non l'abbiano mai saputo, manco ora che ti piallano in tutta serenita'. Ma tu capisci e sei oltre. Hai sofferto e soffri molto per questo, inutile mentirsi, ma sai molto di più di tutto quel che sembra mistero. E sei serena, perché sei sempre stata leale e sincera e non hai niente da dimostrare, dire, dichiarare, signor tenente - minchia. E Peter Gabriel che giustappunto somiglia a Giorgio Faletti ti tiene su già "hold on".
E meno male! Con tutti gli amori andati a male che hai visto, con tutte le persone che ti hanno snobbato solo perché hanno capito che non sei la donna di...o che non lavori piu li'...
E allora scrivi.
Scrivi perché hai un groppo alla gola e un peso sulle spalle che non si sciolgono neppure al sole.
Scrivi perché non ci si capisce mai.
Scrivi perche' chi vede solo buio aspetta che passi e prova fastidio per chi gli racconta di quanto sia bella la luce, mentre invece chi vede solo la luce aspetta solo che duri e prova fastidio per chi gli racconta di quanto sia brutto il buio.
Nessuno dei due ha ragione, nessuno dei due vede la realtà com'e' perché ogni santo giorno e' fatto di luce e di buio, di sole e di luna, ed e' dura capirsi finche' non si ritrova un equilibrio. E finche' non si ha il coraggio vero di guardarsi negli occhi e nel cuore.
Scrivi perché hai visto chi ami sereno, in forma. Non felice. Ma finalmente sereno. E ti fa piacere. E sei sincera anche se non sei creduta. Altro giro, vai con la giostra, e a te non resta che pagare il conto. Pazienza. L'amore e' molto piu' di questa roba qui. Che almeno qualcuno sia sereno.
In una notte come questa scrivi perché hai sentito tanto male che l'ultimo cazzotto in faccia ti e' sembrato una carezza e l'ultimo abbraccio inatteso ti ha sciolto in lacrime che non volevi proprio versare.
Sei partita con un bicchiere moijto che ha viaggiato tra le tue gambe in maniera precaria per arrivare fin qui dove la parola necrosi detta di notte suona sinistra come non mai e ti fa ridere il fatto che sei donatrice universale di sangue ma non lo puoi donare perché hai la pressione troppo bassa (nonostante il moijto).
E poi hai un vestito bianco che sembri un'infermiera o una sposa di quarta categoria e sembri anche molto grassa.
In realtà i pantaloni della tuta che ti stai per mettere ti vanno larghi e il medico di guardia sbalordisce.
Passera' anche questa nottata mentre altrove ci sara' chi avra' da far l'amore controvoglia, da farsi un caffè controvoglia, da darsi lo smalto controvoglia, o andare alla catena di montaggio controvoglia.
A ciascuno la propria pena.
Sotto la faccia truccata con lo stucco, hai occhiaie profonde di cui adesso vai fiera: sono occhiaie di una donna che ama come sa e come puo' a prescindere da cosa cazzo voglia dire amare, senza limiti di condizioni, di tempo e di orario.
E anche adesso che fa l'alba questa donna e' sveglia per amore, un amore che toglie il sonno e il sorriso. Un amore vero, di una donna che ha dato e da' gratis (anche se le hanno detto quelli saggi che non si fa così). Una donna che non e' mai stata una ragazza furba, entrante e pronta a tutto, di quelle ragazze che ne ce la vogliono fare e non potendo puntare sull'avvenenza puntano sull'allure dell'intellettuale prematura (o prematurata come la super-cazzola).
No, questa donna conosce e pratica un altro amore. Poco importa se ne hai offerto a secchi e badilate a chi non l'ha capito.
Un amore di cui vado fiera e per il quale aspetto un po' di felicita'.
Stasera mi hanno detto che sono una "buona". Non e' la prima volta. Ed e' vero, sono tre volte buona e, come si dice da queste parti... Il finale mettetecelo voi.
La notte e' quasi finita.
In questo abisso di disperazione credo come non mai, che l'unica strada sia quella della speranza.
E come faccio spesso, rubo una frase al poeta Simone Lenzi protagonista stasera anzi, ieri sera ormai,di un indimenticabile e straordinario concerto dei Virginiana Miller "volevo dire una cosa memorabile, ma non mi viene".
Buona domenica.
venerdì 25 maggio 2012
Quando l'amore e' una carezza flebile (le cuffie di un I-pod recuperate dopo un frontale)
Mentre beveva un po' di acqua, realizzava che era successo proprio a Lei.
Quel giorno era tutta intenta a sbrigar lavoro per poi correre a prepararsi per una festa. La mente quasi in "vacanza" e il sole finalmente deciso.
Quella telefonata non se la poteva immaginare.
Ma nessuno si immagina una telefonata come quella.
Soprattutto quando una storia e' finita da tempo e non si sa bene come stanno le cose tra i due.
Ma un'amica di Lei, che per puro caso giorni prima aveva incontrato Lui rievocando i vecchi tempi, aveva deciso di avvertirla, per scrupolo. Con garbo.
E adesso che Lei riattaccava il telefono, nella sua testa si spegneva la luce.
A chi poteva chiedere?
Lui in città aveva solo due amici. I suoi vivevano lontanissimi, erano anziani e chissà se sapevano.
E in quel momento buio totale, non le venivano in mente manco i nome di quei due.
Poi, con molta fatica, e in modo rocambolesco, era riuscita a sapere che si', si trattava proprio di Lui. E che, come quella mattina era scritto ampiamente nei giornali locali, dopo quel tremendo frontale i soccorsi avevano impiegato due ore a estrarre il ferito dalle lamiere.
Poi il traffico era tornato regolare.
Ok. Adesso doveva tornare regolare il battito del cuore di Lei e di conseguenza lo scorrere del sangue.
Appena radunate le idee era salita in macchina ed era arrivata in ospedale.
In quei minuti di viaggio aveva pensato a loro due, ai loro anni di silenzio, ai rancori, alle scuse, alle lacrime versate, alle bugie, ai dispetti, alle richieste di perdono e al gran bene che alla fine vince sempre.
Pochi giorni prima si erano promessi anche una cena.
Avevano scherzato su bicchieri da rompere e altre amenità da dirsi.
Varcando la porta di quella piccola stanza bianca dove Lui ormai si trovava da 24 ore si senti' stringere il cuore. Corpo coperto da una specie di camice verde, pieno di tubi. Aveva già subito il primo intervento e aveva la mandibola bloccata da una maschera. Una gamba immobilizzata. Il torace pure. Respirava male.
Lo guardo', era ancora sporco di terra e sangue. Non potevano muoverlo per lavarlo. E avrebbero dovuto operarlo ancora nei giorni a venire.
Erano li' anche i due amici, impotenti. Nessuno sapeva con esattezza come fosse il quadro clinico. Nessuno era pratico sul da farsi. Il piu' informato era il vicino di letto.
Lei dovette trovare altro coraggio, non avendone più da un pezzo, ormai.
Respinte le lacrime in fondo allo stomaco, aveva sfoderato un sorriso.
Lui reduce dal primo intervento, tumefatto, sedato, aveva socchiuso gli occhi e aveva provato a fare lo stesso.
"Ma che combini?" disse Lei
"Grazie, sei qui" tento' di dire Lui e mentre provava a parlare scendevano lacrime.
"Non dire niente" disse Lei e poco dopo con un rotolo di carta portato dagli amici e dell'acqua, provava a pulire la sua pelle, dove possibile.
Poi telefono' ai genitori di Lui. E fu di nuovo frugare nelle pieghe del cuore per cercare lucidità e parole.
Poco dopo gli amici andarono, dicendo di aver messo gli effetti personali di Lui nel cassetto del piccolo comodino accanto al letto: il borsello, il telefono frantumato, il bracciale che Lei gli aveva regalato anni prima da cui Lui non si era mai separato, le cuffie di un I-pod che pero' non c'era. Quasi a sottolineare il silenzio che può seguire il boato di un frontale.
"C'e' il bracciale tuo?" chiese Lui che non mollava la mano di Lei e la carezzava in un modo affettuoso e familiare.
"Si, quello resiste a tutto, vedi?" rispose Lei.
"Resta un po' se puoi" provo' a dire parlando male, respirando male, "sai, non ricordo niente, so solo che sei qui e scusa se chiudo gli occhi. Ma se puoi resta ancora un po', anche se dormo. E nutrimi delle tue parole".
Non Le aveva mai chiesto una cosa del genere. Sembrava ci si mettessi di impegno per farla piangere. Ma Lei era determinata a resistere.
Gli chiese solo di non pensare a niente e gli disse che avrebbe aspettato che arrivasse il sonno profondo.
Fu allora che ragazzo del letto accanto le disse sorridendo: "mi sa che non ti farà andare via. Allunga la mano libera e mangiati un biscotto!"
Ma Lei aveva lo stomaco chiuso.
Certo, Lui l'aveva fatta soffrire. Ma mai come questa volta.
Poi le venne in mente una loro foto in controluce. Erano abbracciati. Due ombre abbracciate.
Tante volte si erano abbracciati con forza, tante volte quelle braccia l'avevano sollevata da terra, tante volte si erano addormentati abbracciati.
E adesso, tutta la forza che Lui aveva era di tenere la mano di Lei come una preghiera biascicata, in una carezza flebile, piena di paura e disperata nella sua solitudine, aspettando che la morfina potesse fare la sua parte.
E mentre Lui si stava addormentando senza manco rendersene conto Lei si ritrovo' gli occhi pieni d'acqua.
Sarebbe passata anche quella nottata. Oh, certo che sarebbe passata!
Quel giorno era tutta intenta a sbrigar lavoro per poi correre a prepararsi per una festa. La mente quasi in "vacanza" e il sole finalmente deciso.
Quella telefonata non se la poteva immaginare.
Ma nessuno si immagina una telefonata come quella.
Soprattutto quando una storia e' finita da tempo e non si sa bene come stanno le cose tra i due.
Ma un'amica di Lei, che per puro caso giorni prima aveva incontrato Lui rievocando i vecchi tempi, aveva deciso di avvertirla, per scrupolo. Con garbo.
E adesso che Lei riattaccava il telefono, nella sua testa si spegneva la luce.
A chi poteva chiedere?
Lui in città aveva solo due amici. I suoi vivevano lontanissimi, erano anziani e chissà se sapevano.
E in quel momento buio totale, non le venivano in mente manco i nome di quei due.
Poi, con molta fatica, e in modo rocambolesco, era riuscita a sapere che si', si trattava proprio di Lui. E che, come quella mattina era scritto ampiamente nei giornali locali, dopo quel tremendo frontale i soccorsi avevano impiegato due ore a estrarre il ferito dalle lamiere.
Poi il traffico era tornato regolare.
Ok. Adesso doveva tornare regolare il battito del cuore di Lei e di conseguenza lo scorrere del sangue.
Appena radunate le idee era salita in macchina ed era arrivata in ospedale.
In quei minuti di viaggio aveva pensato a loro due, ai loro anni di silenzio, ai rancori, alle scuse, alle lacrime versate, alle bugie, ai dispetti, alle richieste di perdono e al gran bene che alla fine vince sempre.
Pochi giorni prima si erano promessi anche una cena.
Avevano scherzato su bicchieri da rompere e altre amenità da dirsi.
Varcando la porta di quella piccola stanza bianca dove Lui ormai si trovava da 24 ore si senti' stringere il cuore. Corpo coperto da una specie di camice verde, pieno di tubi. Aveva già subito il primo intervento e aveva la mandibola bloccata da una maschera. Una gamba immobilizzata. Il torace pure. Respirava male.
Lo guardo', era ancora sporco di terra e sangue. Non potevano muoverlo per lavarlo. E avrebbero dovuto operarlo ancora nei giorni a venire.
Erano li' anche i due amici, impotenti. Nessuno sapeva con esattezza come fosse il quadro clinico. Nessuno era pratico sul da farsi. Il piu' informato era il vicino di letto.
Lei dovette trovare altro coraggio, non avendone più da un pezzo, ormai.
Respinte le lacrime in fondo allo stomaco, aveva sfoderato un sorriso.
Lui reduce dal primo intervento, tumefatto, sedato, aveva socchiuso gli occhi e aveva provato a fare lo stesso.
"Ma che combini?" disse Lei
"Grazie, sei qui" tento' di dire Lui e mentre provava a parlare scendevano lacrime.
"Non dire niente" disse Lei e poco dopo con un rotolo di carta portato dagli amici e dell'acqua, provava a pulire la sua pelle, dove possibile.
Poi telefono' ai genitori di Lui. E fu di nuovo frugare nelle pieghe del cuore per cercare lucidità e parole.
Poco dopo gli amici andarono, dicendo di aver messo gli effetti personali di Lui nel cassetto del piccolo comodino accanto al letto: il borsello, il telefono frantumato, il bracciale che Lei gli aveva regalato anni prima da cui Lui non si era mai separato, le cuffie di un I-pod che pero' non c'era. Quasi a sottolineare il silenzio che può seguire il boato di un frontale.
"C'e' il bracciale tuo?" chiese Lui che non mollava la mano di Lei e la carezzava in un modo affettuoso e familiare.
"Si, quello resiste a tutto, vedi?" rispose Lei.
"Resta un po' se puoi" provo' a dire parlando male, respirando male, "sai, non ricordo niente, so solo che sei qui e scusa se chiudo gli occhi. Ma se puoi resta ancora un po', anche se dormo. E nutrimi delle tue parole".
Non Le aveva mai chiesto una cosa del genere. Sembrava ci si mettessi di impegno per farla piangere. Ma Lei era determinata a resistere.
Gli chiese solo di non pensare a niente e gli disse che avrebbe aspettato che arrivasse il sonno profondo.
Fu allora che ragazzo del letto accanto le disse sorridendo: "mi sa che non ti farà andare via. Allunga la mano libera e mangiati un biscotto!"
Ma Lei aveva lo stomaco chiuso.
Certo, Lui l'aveva fatta soffrire. Ma mai come questa volta.
Poi le venne in mente una loro foto in controluce. Erano abbracciati. Due ombre abbracciate.
Tante volte si erano abbracciati con forza, tante volte quelle braccia l'avevano sollevata da terra, tante volte si erano addormentati abbracciati.
E adesso, tutta la forza che Lui aveva era di tenere la mano di Lei come una preghiera biascicata, in una carezza flebile, piena di paura e disperata nella sua solitudine, aspettando che la morfina potesse fare la sua parte.
E mentre Lui si stava addormentando senza manco rendersene conto Lei si ritrovo' gli occhi pieni d'acqua.
Sarebbe passata anche quella nottata. Oh, certo che sarebbe passata!
domenica 20 maggio 2012
Poi viene la notte / 3
Poi viene la notte che ti distrai un attimo. Fai una cosa bella, dimentichi il telefono, cala la tensione, bevi un po' di vino e mangi anche un'esagerazione di torta.
Una torta speciale per mille motivi.
Viene la notte in cui dimentichi te stessa e la tua testa piena di problemi e ti lasci un po' andare. Ti abbandoni un pochino e ti rilassi tra colpi di tosse e cose che vorresti urlare se solo avessi ancora la voce.
Massi', macchisenfrega!
In questa notte lunga, ti ci scappa di tornare indietro nel tempo.
E ti ritrovi a ridere delle scemenze come quando a scuola ti veniva la risarella stupida.
In men che non si dica sei dietro ad una macchina di una delle belle piazze di questa bella città a far tanta pipi perche' come le risate non la reggi piu e con te con una tua compagna di risarella.
E lei ride mentre si accovaccia come una bimba.
E tu ridi, ridi forte, mentre sei li' accovacciata come una bimba.
E pisciate, con l'innocenza di due bambine e la complicità d due marinai.
Ridi di tutto e su tutto e pensi che alla fine e' meglio pisciarci sopra a tutta l'amarezza che si portano dietro tutti questi giorni e tutti questi posti e tutti questi volti e tutti questi silenzi e tutte queste pose sparate e tutta questa gran boria e tutte queste delusioni.
Tu ci pisci sopra, e lo fai in compagnia, sotto il cielo aperto e accanto a un muro importante.
Un gesto irriverente e liberatorio, che ti provoca piacere e sollievo.
E finalmente, in questa notte in cui lo stomaco e' gonfio non solo di bocconi velenosi ingoiati a forza ma anche della torta migliore che tu abbia gustato in quest'ultimi tempi, senti che forse potresti anche riuscire a dormire un po'.
Ringrazi chi a vario titolo e in maniere differenti ti ha guardato, ringrazi chi ti ha sorriso e chi ti ha pensato. Te ne freghi di chi non ti pensa più e di chi ti ha abbandonato preso com'e' solo dal suo ventre.
Ora, puoi davvero spegnere la luce.
Buonanotte mondo.
Una torta speciale per mille motivi.
Viene la notte in cui dimentichi te stessa e la tua testa piena di problemi e ti lasci un po' andare. Ti abbandoni un pochino e ti rilassi tra colpi di tosse e cose che vorresti urlare se solo avessi ancora la voce.
Massi', macchisenfrega!
In questa notte lunga, ti ci scappa di tornare indietro nel tempo.
E ti ritrovi a ridere delle scemenze come quando a scuola ti veniva la risarella stupida.
In men che non si dica sei dietro ad una macchina di una delle belle piazze di questa bella città a far tanta pipi perche' come le risate non la reggi piu e con te con una tua compagna di risarella.
E lei ride mentre si accovaccia come una bimba.
E tu ridi, ridi forte, mentre sei li' accovacciata come una bimba.
E pisciate, con l'innocenza di due bambine e la complicità d due marinai.
Ridi di tutto e su tutto e pensi che alla fine e' meglio pisciarci sopra a tutta l'amarezza che si portano dietro tutti questi giorni e tutti questi posti e tutti questi volti e tutti questi silenzi e tutte queste pose sparate e tutta questa gran boria e tutte queste delusioni.
Tu ci pisci sopra, e lo fai in compagnia, sotto il cielo aperto e accanto a un muro importante.
Un gesto irriverente e liberatorio, che ti provoca piacere e sollievo.
E finalmente, in questa notte in cui lo stomaco e' gonfio non solo di bocconi velenosi ingoiati a forza ma anche della torta migliore che tu abbia gustato in quest'ultimi tempi, senti che forse potresti anche riuscire a dormire un po'.
Ringrazi chi a vario titolo e in maniere differenti ti ha guardato, ringrazi chi ti ha sorriso e chi ti ha pensato. Te ne freghi di chi non ti pensa più e di chi ti ha abbandonato preso com'e' solo dal suo ventre.
Ora, puoi davvero spegnere la luce.
Buonanotte mondo.
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