sabato 26 novembre 2011

Quando l'amore è birra che diventa vino (Cristobal - Devendra Banhart)

Una sera dopo il lavoro si erano incontrati per caso per strada, come altre cento volte. Si salutarono un attimo. Era estate e Lui aveva in mano una birra in un bicchiere di plastica.
Lei lo guardò e gli disse: "ma che razza di schifezza bevi?".
"Questo passa il convento" aveva risposto Lui e aveva aggiunto "offri tu, vediamo cosa proponi".
"Ok, lo faremo, ma non stasera, e sarà perlomeno vino".
Infatti quella sera era già molto tardi. 
Lui era in compagnia, Lei era di corsa.

Facevano lo stesso lavoro anche se in due aziende diverse e avevano due vite molto diverse. 
Lei era molto più "vecchia" di Lui. Quasi 15 anni e per questo non frequentavano le stesse "compagnie". Tuttavia non era difficile incontrarsi per strada in quella piccola città. Ma ogni volta rimandavano l'appuntamento e così l'estate finì e la famosa birra non venne mai bevuta come del resto il vino.
Lei aveva sempre da fare. Lui pure.

Poi Lui era sparito. Era stato lontano per un bel po'. Aveva lavorato per circa 6 mesi e forse di più all'estero e quando era rientrato si ricordava ancora della bevuta in sospeso. Ma l'estate era un bel pezzo avanti e i loro "giri" erano ancora molto diversi.

Così si vedevano, e si promettevano un incontro ma era tutto un bla bla fatto di:
"Si dai, facciamo la prossima settimana";  "Ok, se non ce la faccio ti chiamo lunedì";  "No stasera ho da fare"; "No domani vedo il mio moroso"; "Ebbè tengo famiglia, stasera non ce la faccio, dopo domani?"
Erano d'accordo solo su una cosa: quell'incontro e quella chiacchierata dovevano avvenire di sera, magari sul tardi, in tutto relax.

Intanto erano trascorsi altri 3 o 4 mesi. Ormai faceva freddo. E i locali di quella piccola città non tenevano più i tavoli all'aperto.
Nel frattempo, in quei fugaci incontri per strada, Lui le aveva raccontato che aveva sviluppato un progetto e voleva un consiglio da Lei. All'ennesimo rinvio, Lui si mostrò quasi offeso.
Lei allora fece in modo di lasciarsi una sera libera.
Appuntamento a casa di Lui; niente birra, solo un po' vino. Bianco.
"Però guarda - precisò Lei - prima delle 22 non ce la faccio. Magari porto un po' di pizza".
"Di pizza non se ne parla - aveva ribattuto Lui - ti faccio mangiare io".
Lei aveva sorriso. Pur conoscendolo poco, come cuoco gli dava fiducia.

E infatti la cena era buonissima. Non solo buona, ma divertente. Interessante. Lui ragionava bene.
C'era musica dappertutto in quella piccola casa accogliente.
E poi parlare di quel progetto la rese entusiasta.
Fecero programmi.
Sfogliarono libri e fotografie, E poesie. E ricordi di conoscenti comuni.
Parlarono di viaggi e di ancora di poesia.
Le cose tristi e pesanti della loro vita rimasero fuori della porta. Risero un sacco.
Mentre passava il tempo si rendevano conto che di tempo ne avevano buttato forse troppo con tutti quei rinvii. Ma alla fine era bello anche così.

La musica ad un certo punto si introdusse tra le loro parole: "Come fai ad avere questo pezzo? E' uno dei miei preferiti" disse Lei.

Fu quello il momento perfetto perché Lui la baciasse.
E smise di baciarla solo per dirle che erano tanti mesi che aspettava di farlo.
Sparì tutto: la gente, gli amori, la luce, le risa, l'età, il vino, il lavoro, gli impegni, il rumore della strada.

In quella stanza rimasero loro due, la musica, la tenerezza e la passione, fino al mattino, quando arrivò il caffè.
Ma nessuno dei due dopo l'alba di quel giorno andò a lavorare. 
C'era da capire, ma non c'era niente da spiegare. E non c'erano neppure parole da cercare, perché era stato tutto naturale, tutto semplice.

Così naturale che nei loro sms non c'erano domande tipo "dove sei? che fai? quando vieni?" ma parole rubate ai poeti. Loro si capivano così.

Lui preparò per Lei tante altre tavole apparecchiate di musica e poesia. E ogni volta un vino diverso.
Per la birra chissà, forse avrebbero aspettato l'estate.


4 commenti:

  1. questo racconto è poesia, ma anche una piccola sceneggiatura, potrebbe essere un film, francese, o muto, o in bianco e nero. piccolo e prezioso

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  2. Grazie Simona, troppo buona :)

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  3. Non avevo mai scritto su un blog. Mai, prima di imbattermi nel racconto di una splendida donna dagli occhi verdi, tendenti al grigio. E così mi sono ricordato di un amico comune che una volta mi parlò della stessa storia, delle stesse emozioni. Di quella volta che Lui lo aspettò, con timore e trepidazione, in una stanza piccola, accesa da mille fuochi, scaldata da due soli corpi. Stappò la sua bottiglia di vino bianco, ne bevve poco, solo per ricordarsi chi era, e poi Le chiese, con educazione, di togliersi le scarpe. Lei entrò e lasciò cadere dalle sue braccia e dalle sue gambe ad uno ad uno i vestiti pesanti che l'avevano protetta dal freddo invernale. Non ne aveva più bisogno perché ora era nella sua stanza, al caldo, protetta da due braccia prese in affitto per scacciare dalla testa i demoni notturni. Così si spogliò, lentamente, con pudore e con malizia, con solennità e con ardore, lasciando intravedere sulla pelle brandelli di vita, schegge del passato che Lui le aveva regalato come un dono prezioso, come un tesoro da custodire. La sua pelle, così liscia, così bianca, sembrava assorbiere tutto il dolore di quelle parole, tutto il peso che si portavano dientro, come una zavorra difficile da abbandonare. Lui non fece in tempo ad arrivare alla rima del braccio sinistro che era già attaccato alla profondità morbida del suo pube, al suo ventre liscio come un petalo di papavero appena colto. La notte passò veloce e li sorprese quasi all'alba in un ennesimo, appassionato, carnale abbraccio, nel piacere doloroso di due corpi che si intrecciano. Il corpo di Lei, nudo e spoglio, che si scioglieva lentamente per poi fondersi nella sua carne, nella sua saliva. Pochi istanti dopo ed era già mattino, era già luce, era già vita. Tornarono alle loro esistenze distanti, alle loro abitudini variegate, alle loro attitudini forzate. Poi una notte Lui lesse un racconto ed ascoltò una canzone che tanto tempo prima lo aveva commosso senza spiegazioni, una preghiera laica che raccontava con amore tutto il dolore racchiuso nelle pieghe del mondo. O almeno così gli era parso. Ma quella volta no. Quella volta, dopo aver letto il racconto, alzò il volume del suo stereo, bevve dalla bottiglia l'ultimo fondo di una bottiglia terminata troppo presto, accese l'ennesima sigaretta e si scoprì sorridente nel centro di una stanza ormai fredda.

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  4. Caro pagliaccio, sono senza parole e commossa. Commossa dalla magia e dalla poesia del tuo scrivere. Questo e' un grandissimo e bellissimo regalo. Spero di trovarti di nuovo qui, su questo spazio e spero tu abbia voglia di arricchirlo con le tue parole. Grazie, sapendo che grazie e' poco.

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