Poi viene il giorno in cui pensi sia ormai arrivata la primavera e invece piove.
Ti rendi conto che tante volte le cose non sono come sembrano, e nel bene e nel male.
Pensi sia già il primo maggio e invece ancora devi viverti il 30 aprile.
Pensi la stupidita' umana abbia un limite e invece scopri che un limite non c'è.
Pensi di avere responsabilità limitate e invece questo non e' mai vero quando si tratta delle tue scelte.
E forse non e' mai vero in generale.
Pensi sia difficile continuare a stare qui, ma pensi anche che se ci sei, un qualche originale e casuale motivo dovrà pur esserci.
Pensi sia meglio stare in silenzio perché così ti sembra di esser più calma. O almeno hai minori possibilità di agitarti.
Pensi la vita sia prender quel che viene.
Ma poi, quando le hai pensate tutte, pensi che non ci stai, e per carattere, per indole, ti agiti e provi a cercare i modo di cambiare le cose.
E così, in equilibrio precario tra tutto e nulla, aspetti che anche il cielo decida se deve piovere o deve risplendere il sole.
E intanto un'altra giornata s'è fatta.
lunedì 30 aprile 2012
venerdì 27 aprile 2012
RIFLESSIONI / 41 vesti la giubba...
Succede che dove vuoi andare si spende troppo e sei certa di imbatterti in troppi ricordi belli ma ancora troppo dolorosi per pagarli così tanto.
Opti per il cinema anche perche' quella sera costa meno (c'e' l'offerta infrasettimanale).
To Rome whit love, senza dubbio, perché dopo una giornata terribile Woody e' sempre una buona idea e di andare a vedere "madonna Diaz" (ovvero una roba che non puoi che bestemmiare) e di farti il sangue amaro non te ne va proprio.
Vuoi dimenticare e dimenticarti per un pai d'ore. Te lo meriti!
L'ultima volta che sei entrata in quella piccola sala era di nuovo per Woody.
Mentre guardi il film, ti fa bene all'anima una Roma/cartolina che non ti basta mai e ti godi il commento musicale.
Dei film dell'ultimo Allen in genere la musica non ti delude e infatti e' perfetta.
Alcune scene sono accompagnate dalle note di "Non dimenticar le mie parole" brano del 1937 di cui sei innamorata e con cui ti sei divertita per tutto il periodo natalizio. Un periodo che, eccettuata quella canzone, non ricordi con molta felicita'.
Poi ci scappa anche qualche aria tratta dai capolavori della lirica: "I pagliacci" la fa da protagonista.
Ti viene davvero da ridere.
Hai passato il pomeriggio a discutere del nulla con un appassionato di quell'opera che non sentivi da tempo, con cui non volevi discutere ma solo parlare, e con cui hai avuto una conversazione non esattamente facile che ti ha richiesto un bel po' di fatica e pazienza.
E' stato in quel momento che hai deciso di trascorrere una serata per te.
Ti viene in mente che quell'appassionato di musica operistica lo avevi accanto la sera che hai visto il "penultimo" film di Allen proprio li' quella sala.
Non solo.
L'ultima volta che avevi ascoltato "ridi pagliaccio" lo avevi fatto con la stessa persona. E che ci sono mille altre pagine piene di note e noterelle.
Sbagli anche a rispondere a un sms e questo apre un'altra pagina di dolorosa e faticosa sospensione di "emozioni"
Ora, capisco che questo corto circuito mentale possa sfuggire al 99 per cento di chi legge questo post, ma giuro che ho pensato come fosse un atto di fede che talvolta il "destino" o come lo si chiami, ti aspetta anche nei rifugi dove vai a rintanarti.
Meno male che per una sera volevi dimenticare un po' del tuo recente vissuto...
E dimenticati...
Ridi pagliaccio...
... Vesti la giubba e
la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invo la Columbina,
ridi, Pagliaccio e ognun
applaudira!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor
giovedì 26 aprile 2012
***oltre me
La poesia passa dai piccoli gesti. Da un lavoro fatto con amore. Da uno sguardo pieno d'intesa. Da parole regalate con il cuore.
La poesia la trovi ovunque quando indossi gli occhi giusti per vederla.
E ti porta più la', in un altrove dove c'è anche bellezza. Non sempre, ma talvolta.
Di fatto, la poesia non so cosa sia, ogni volta mi soffermo a rifletterci su.
Mi capita di pensare che sia nella vita, sia la vita.
Oggi l'ho trovata nella voce di un partigiano che parlava del suo 25 aprile.
Non era solo poesia, era bellezza, meraviglia, coraggio, orgoglio, sgomento, speranza.
Vita. Nonostante tutta quella morte passata sulla sua pelle e segnata nella sua anima. Vita che ancora urlava vita.
E mi son sentita piccola, un niente, davanti a tanta grandezza.
E mi sono vergognata dei miei piccoli quotidiani dolori che non riescono a guardare oltre me e che spesso, troppo spesso, non mi permettono di ricordare che varrebbe la pena di dedicarsi a progetti più grandi da coltivare, difendere, sognare, onorare.
Progetti che prevedono il "noi".
Già il noi, quel noi che poi dal micro al macro fa comunità, umanità, famiglia.
La poesia la trovi ovunque quando indossi gli occhi giusti per vederla.
E ti porta più la', in un altrove dove c'è anche bellezza. Non sempre, ma talvolta.
Di fatto, la poesia non so cosa sia, ogni volta mi soffermo a rifletterci su.
Mi capita di pensare che sia nella vita, sia la vita.
Oggi l'ho trovata nella voce di un partigiano che parlava del suo 25 aprile.
Non era solo poesia, era bellezza, meraviglia, coraggio, orgoglio, sgomento, speranza.
Vita. Nonostante tutta quella morte passata sulla sua pelle e segnata nella sua anima. Vita che ancora urlava vita.
E mi son sentita piccola, un niente, davanti a tanta grandezza.
E mi sono vergognata dei miei piccoli quotidiani dolori che non riescono a guardare oltre me e che spesso, troppo spesso, non mi permettono di ricordare che varrebbe la pena di dedicarsi a progetti più grandi da coltivare, difendere, sognare, onorare.
Progetti che prevedono il "noi".
Già il noi, quel noi che poi dal micro al macro fa comunità, umanità, famiglia.
mercoledì 25 aprile 2012
Perché? / 11
Perché ci affanniamo tanto in guerre inutili spesso fatte di solo orgoglio e testardaggine e arroganza e aggressività, quando sarebbe più facile raggiungersi per sciogliersi in un abbraccio sincero, tanto assurdo quanto bello?
Oggi ci pensavo mentre fotografavo con l'anima, gli occhi, il cuore, come potevo, uno dei posti più assurdi e belli che io abbia mai visto.
Assurdo perché ero li nonostante un diluvio che rendeva tutto impervio.
Assurdo perché quel posto ai piedi del cielo e' un monumento della sfide testarda, tenace e comunque impari dell'uomo alla natura.
Bello perché nonostante fossimo in cielo eravamo nelle bianche viscere della terra. Viscere accoglienti sebbene umide e freddissime.
Viscere leali, pulite, generose sempre.
Perché ci riesce difficile esser leali?
Attenzione, leali, non fedeli.
Questo mi hanno insegnato oggi.
La possibilità di imprese impossibili. Per amore, amore della bellezza. Anche quando e' assurdo, tutto assurdo.
La possibilità di un abbraccio leale e totale.
La lealtà e il rispetto per la forza che guida e regola la natura che poi e' la stessa che guida la natura dell'uomo.
E si cresce. E si e' grati.
Oggi ci pensavo mentre fotografavo con l'anima, gli occhi, il cuore, come potevo, uno dei posti più assurdi e belli che io abbia mai visto.
Assurdo perché ero li nonostante un diluvio che rendeva tutto impervio.
Assurdo perché quel posto ai piedi del cielo e' un monumento della sfide testarda, tenace e comunque impari dell'uomo alla natura.
Bello perché nonostante fossimo in cielo eravamo nelle bianche viscere della terra. Viscere accoglienti sebbene umide e freddissime.
Viscere leali, pulite, generose sempre.
Perché ci riesce difficile esser leali?
Attenzione, leali, non fedeli.
Questo mi hanno insegnato oggi.
La possibilità di imprese impossibili. Per amore, amore della bellezza. Anche quando e' assurdo, tutto assurdo.
La possibilità di un abbraccio leale e totale.
La lealtà e il rispetto per la forza che guida e regola la natura che poi e' la stessa che guida la natura dell'uomo.
E si cresce. E si e' grati.
domenica 22 aprile 2012
Epifanie / 18
Il mal di testa non e' democratico, come l'amore, come la rabbia, come il dolore, come l'assenza e l'indifferenza, come il torto o la ragione.
Che anche il mal di testa sia un sentimento? Come il voler bene a vuoto?
Vado a cercare una farmacia di turno e chiedo.
Che anche il mal di testa sia un sentimento? Come il voler bene a vuoto?
Vado a cercare una farmacia di turno e chiedo.
sabato 21 aprile 2012
RIFLESSIONI / 40 ricorrendo ricorrenze
Banchettando a lungo col suo sesso le disse che lo faceva perché era a lei che piaceva sentirsi libera. Strappandole le viscere, disse che lo faceva per il "suo bene" e per sentirsi onesto. Augurandole ogni bene le succhio' l'ultimo sangue e salvo' la sua ipocrita borghese facciata. Poi spari' pur girando in lungo e largo le terre che a lei avevano dato i natali e proteggendo altre lenzuola, più pure ed oneste a suo modo di vedere. Ricorrendo ricorrenze e rincorrendo ricorrenze. Ma non c'erano natali, neppure compleanni e infatti quel giorno, per puro e fortuito caso, l'ultimo regalo di compleanno che lui le aveva fatto andò in pezzi. Lei ci annego' di dolore. Ma lui non lo avrebbe mai saputo. Perché lui, gia' lui tutto voleva sentirsi tranne quello che era.
venerdì 20 aprile 2012
***quella finestra
Pomeriggio. Dalla mia persiana filtrava il sole. Finalmente!
Decisi allora di aprirla.
Respirai il cielo di primavera. Le rondini.
C'erano le rondini che pero' volavano basse e danzavano sotto nuvole nere (neppure troppo lontane) che minacciavano il sole.
Più che i colori del vicino maggio, sembrava ancora il cielo incerto di marzo. Un cielo mutevole fatto di lacrime improvvise e altrettanto improvvisi sorrisi.
Già mutevole.
Guardai dalla finestra i tetti della città antica. Quel piccolo panorama di tutta la mia vita, che avrei saputo disegnare ad occhi chiusi, se solo fossi stata dotata di capacita' artistiche.
La mia attenzione si soffermo' su una grande finestra che da lontano guardava la mia.
Quella era la mia finestra preferita perché in una posizione che la rendeva sempre esposta al sole e alla luna.
Una finestra che tante volte aveva destato la mia curiosità per le sue persiane sempre aperte. I vetri grandi e privi di tende, ogni tanto venivano protetti dagli scuri. Qualche volta sotto al davanzale venivano stese lenzuola. Nella stagione calda spesso era tutto aperto e si vedeva solo il vuoto scuro dell'interno. Quasi un buco perfettamente disegnato in quel muro caldo di mattoni illuminati dal sole.
Ma soprattutto la notte il fascino di quella finestra era irresistibile: se gli scuri erano aperti o socchiusi, una luce tremula si intravedeva dai vetri per tutta la notte.
Dalla mia finestra era impossibile vedere l'interno di quella stanza, e questo rendeva ancora più divertente e curioso l'immaginare cosa ci fosse e cosa accadesse la' dentro.
Forse c'erano una, al massimo due stanze di cui una buia.
Un piccolo appartamento che, per la zona della citta' in cui si trovava, probabilmente era stato dato in affitto a studenti, ragazzi in quella bella età in cui tutto e' avventura, il tempo non esiste ed e' difficile capire quando e' giorno e quando e' notte...figurati se ha senso chiudere una persiana.
O forse quella era l'abitazione di un'anziana signora rimasta sola che evitava di chiudere quei grandi infissi esterni in legno per risparmiarsi la fatica e illuminava le sue notti insonni con una sola lampadina.
O magari li' si incontravano due amanti che erano troppo impegnati a far l'amore per poter chiudere la persiana e si limitavano a stender lenzuola e ad accendere candele per consumare la loro passione.
E mentre fissavo al muro le mie di persiane lo sguardo carezzo' quell'amata finestra.
Quel giorno era più piccola. Anzi no, aveva le persiane chiuse.
Il mio primo pensiero non fu che fosse cambiato l'abitante di quelle mura.
Il mio primo pensiero fu che un qualcosa era cambiato per sempre e questa idea fu preceduta da un'ondata di malinconia.
Non avrei potuto continuare ad immaginare cosa accadeva oltre quei vetri che ormai non vedevo più. Nelle mie notti bianche non avrei più potuto osservare la luce fioca e tremula che faceva brillare quella finestra e la mia fantasia.
Intanto il cielo era diventato cupo, in quei pochi minuti il sole era sparito.
Si, era quasi maggio ma era come fosse marzo: ad un improvviso e luminoso sorriso stavano seguendo improvvise e insistenti lacrime.
Infatti aveva preso a piovere.
Anche le rondini non si sentivano più.
Richiusi la mia persiana. Per quel giorno non si sarebbe riaperta.
Era cambiato il tempo e anche il mio umore.
Avrei aspettato un sole più convinto e stabile. Anche per tornare a fantasticare.
Decisi allora di aprirla.
Respirai il cielo di primavera. Le rondini.
C'erano le rondini che pero' volavano basse e danzavano sotto nuvole nere (neppure troppo lontane) che minacciavano il sole.
Più che i colori del vicino maggio, sembrava ancora il cielo incerto di marzo. Un cielo mutevole fatto di lacrime improvvise e altrettanto improvvisi sorrisi.
Già mutevole.
Guardai dalla finestra i tetti della città antica. Quel piccolo panorama di tutta la mia vita, che avrei saputo disegnare ad occhi chiusi, se solo fossi stata dotata di capacita' artistiche.
La mia attenzione si soffermo' su una grande finestra che da lontano guardava la mia.
Quella era la mia finestra preferita perché in una posizione che la rendeva sempre esposta al sole e alla luna.
Una finestra che tante volte aveva destato la mia curiosità per le sue persiane sempre aperte. I vetri grandi e privi di tende, ogni tanto venivano protetti dagli scuri. Qualche volta sotto al davanzale venivano stese lenzuola. Nella stagione calda spesso era tutto aperto e si vedeva solo il vuoto scuro dell'interno. Quasi un buco perfettamente disegnato in quel muro caldo di mattoni illuminati dal sole.
Ma soprattutto la notte il fascino di quella finestra era irresistibile: se gli scuri erano aperti o socchiusi, una luce tremula si intravedeva dai vetri per tutta la notte.
Dalla mia finestra era impossibile vedere l'interno di quella stanza, e questo rendeva ancora più divertente e curioso l'immaginare cosa ci fosse e cosa accadesse la' dentro.
Forse c'erano una, al massimo due stanze di cui una buia.
Un piccolo appartamento che, per la zona della citta' in cui si trovava, probabilmente era stato dato in affitto a studenti, ragazzi in quella bella età in cui tutto e' avventura, il tempo non esiste ed e' difficile capire quando e' giorno e quando e' notte...figurati se ha senso chiudere una persiana.
O forse quella era l'abitazione di un'anziana signora rimasta sola che evitava di chiudere quei grandi infissi esterni in legno per risparmiarsi la fatica e illuminava le sue notti insonni con una sola lampadina.
O magari li' si incontravano due amanti che erano troppo impegnati a far l'amore per poter chiudere la persiana e si limitavano a stender lenzuola e ad accendere candele per consumare la loro passione.
E mentre fissavo al muro le mie di persiane lo sguardo carezzo' quell'amata finestra.
Quel giorno era più piccola. Anzi no, aveva le persiane chiuse.
Il mio primo pensiero non fu che fosse cambiato l'abitante di quelle mura.
Il mio primo pensiero fu che un qualcosa era cambiato per sempre e questa idea fu preceduta da un'ondata di malinconia.
Non avrei potuto continuare ad immaginare cosa accadeva oltre quei vetri che ormai non vedevo più. Nelle mie notti bianche non avrei più potuto osservare la luce fioca e tremula che faceva brillare quella finestra e la mia fantasia.
Intanto il cielo era diventato cupo, in quei pochi minuti il sole era sparito.
Si, era quasi maggio ma era come fosse marzo: ad un improvviso e luminoso sorriso stavano seguendo improvvise e insistenti lacrime.
Infatti aveva preso a piovere.
Anche le rondini non si sentivano più.
Richiusi la mia persiana. Per quel giorno non si sarebbe riaperta.
Era cambiato il tempo e anche il mio umore.
Avrei aspettato un sole più convinto e stabile. Anche per tornare a fantasticare.
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