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giovedì 23 luglio 2015

RIFLESSIONI 57 / brusio

In fondo al corridoio c'è una piccola stanza con circa dieci poltrone. Piccola sì, ma accogliente.

Noti subito che sui muri ci appese soprattutto foto che ritraggono persone che lavorano qui. Ma sono ritratte in situazioni intime, coi figli, con gli affetti. In quelle foto sorridono, così come sorridono e sono gentili anche mentre lavorano.
E subito quell'ambiente ti sembra umano, tutt'altro che freddo.
Qui tutti si danno un gran daffare, un piccolo formicaio dove ogni formichina ha un compito continuo da portare avanti.
E il rispetto per tutto questo andare e fare, porta necessariamente ad essere rispettoso anche chi arriva da fuori. 

Chi arriva da fuori.
In genere sono gruppetti di persone due, tre alla volta. Un padre con un figlio. Un padre, con una madre e una figlia, un marito con una moglie. Qualcuno solo.
Insomma famiglie intere o "a pezzetti". 
La cosa che colpisce è vedere persone anziane alzarsi da una di quelle poltrone per lasciare posto a persone più giovani. Si perché qui è evidente chi è che ha bisogno di sedersi, chi è stanco, chi è provato, chi è in guerra da tanto o chi ha paura perché sta per iniziare la sua guerra.
Di guerra si tratta. E non si fanno prigionieri. 
Già alla fine prigionieri non ci saranno. Lo sanno tutti: quelli che sono in prima fila con la spada e quelli che fanno compagnia. Quelli che sorridono e ti accolgono, quelli che sono nelle foto appese al muro, quelli che non ce la fanno più, quelli che invece c'è l'hanno fatta.

La stanzetta si affolla.
Qualcuno è spaesato, qualcuno sa già come funziona. 
Ma molto velocemente le formichine sistemano tutti là dove devono stare tra sorrisi e gentilezze. E hanno una parola o un sorriso per tutti, quelli che lì devono stare e quelli che lì è meglio non ci stiano.
E tu pensi che quelle sono persone speciali. Davvero speciali. E non ci sono parole per ringraziare. Perché è vero che è il loro lavoro, ma c'è modo e modo di farlo. E in un posto come questo riuscire a farlo così è da eroi. 
Guardi con ammirazione e impari: una, mille lezioni. 

Così passano le ore. Tra speranze e pensieri. Ricordi e attese.

Quando poi percorri in senso inverso il corridoio e torni nel mondo, il mondo ti sembra una barzelletta: il parcheggio, il governo, le tasse, la moglie infedele del vicino di tua sorella, il figlio di puttana che ti ha fottuto il lavoro, l'invidia di chi ti invidia, il figo che si sente un dio e come fosse dio esprime giudizi universali su tutto e tutti, quello che ti cerca solo perché vuole, quella che invece ha solo da misurare quanto sei più o meno di lei in base al tacco delle tue scarpe. Ego. Solo ego. Ma la vita vera dov'è? 

Brusio, brusio, il brusio di sottofondo che fa una radio fuori frequenza. 
Tanti affanni per un nulla assoluto.

E tu non vedi l'ora di poter sentire le onde del mare. In silenzio. 

martedì 28 gennaio 2014

RIFLESSIONI 56 / una donna

Una donna può scriversi le tue parole sulla pelle per farti capire che quello che conta non è il tuo ego ma la tua anima. Una donna può riempire un quaderno di aggettivi per raccontare con inchiostri colorati parte dell'universo che vede dentro di te. Una donna può bere dal tuo bicchiere perchè la condivisone per lei è fatta di raffinata intimità e non di volgare carne. Una donna può regalarti silenzi per darti modo di dire tante parole inutili, con le quali concederti di descrivere come l'uomo che vorresti essere. Una donna può mostrarti la sua forza sopportando il tuo dolore, la tua cattiveria, la tua superficialità. Una donna può aspettarti millenni per farti vedere che il tempo non ha nulla a che vedere con il sentimento. Una donna può darti mille occasioni per crescere con lei e spera sempre che avvenga anche il contrario. Una donna può farsi debole per vedere se l'uomo che ha davanti può essere un po' forte, o almeno capace di assumersi responsabilità: la responsabilità di un gesto, di un passo, di un sogno.
Una donna può parlare molto, in genere lo fa quando non c'è più nulla da dire.
Ma soprattutto una donna non è un uomo. Quando ama è totale. 
E ama per sempre. 
Anche quando poi arriva a detestare.

lunedì 6 gennaio 2014

RIFLESSIONI 55 / 2014 nonostante tutto trami...

Ci sono giorni in cui prevale l'ottimismo, nonostante tutto trami per il suo contrario.
L'epifania del 2014 vuole essere all'insegna dell'ottimismo. Intanto finisce la lungagnata delle feste per forza. E questa è una buona notizia. 
Da domani si spegneranno lucine e gioia artificiale e torneremo alla luce naturale, quella delle giornate che iniziano ad allungarsi. Ci vedremo meglio. Vedremo tutto in una prospettiva più reale. E se la realtà non sarà perfetta, cercheremo di cambiarla.
Alla fine il nuovo anno serve anche a questo, a immaginare nuovi inizi. 
Sempre nuovi inizi, nonostante tutto trami per il suo contrario.
Buon 6 gennaio. E buon 2014.

martedì 17 settembre 2013

RIFLESSIONI 54 / ci sono

Ci sono incontri fortunati, situazioni che si intrecciano e tutto sembra preparato secondo un copione ben scritto.
Ci sono copioni che non stanno insieme neppure con la colla.

Ci sono momenti che sanno di eternità ed altri che vorresti cancellare.
Ci sono cose che non capisci e cose che invece fanno parte di quello che sai da sempre, anche se non sai il perché.
Ci sono persone a cui forse dai troppo, e persone a cui devi qualcosa.
Ci sono errori che continui a ripetere, lezioni che invece hai imparato.
Ci sono sorprese che ti fanno battere il cuore, altre che ti tolgono il sonno.
Ci sono parole preziose e silenzi pesanti come macigni.
Ci sono silenzi preziosi e parole pesanti come macigni.
Ci sono ritorni che non sai leggere e partenze che non sai scrivere.

Ci sono giornate interlocutorie. 
Sono quelle dove succede un po' di tutto.
Arrivi nel cuore della notte, fissi la finestra luminosa di un aggeggio elettronico e ti chiedi se quella finestra è aperta o chiusa.
Che cosa è accaduto oggi non sapresti dirlo.
C'è stata magia e rabbia, meraviglia e delusione, ricchezza e miseria, compagnia e solitudine.

Di una cosa sei certa: di tutta questa girandola di emozioni miste, tu hai davvero capito poco.
Inutile chiedersi e chiedere.
Inutile versare fiumi di parole.
Meglio fermare i pensieri e aspettare domani.


martedì 16 luglio 2013

RIFLESSIONI 53 / cielo e denaro

Ci sono cose che ancora ti sorprendono e ti colgono impreparata. 
Eppure dopo tanti anni dovresti saperlo. E invece no: non lo sai mai.
Fatichi, dai tutto e di più, provi a comprendere e ad avere pazienza. Aspetti. E talvolta (spesso) non ti ritrovi tra le mani niente. Manco un grazie. 
E ti sentì come il contadino che semina, si accorda col fluire delle stagioni osservandone gli umori per cercare di intuire quanti poi saranno i frutti e poi, magari per una grandine imprevista, vede sfumare tanta fatica.

E forse è proprio oggi che inizio a capire come mai i contadini ricchi, nel senso di danarosi, non lo sono mai stati.
Con umiltà hanno trovato casa nella terra e hanno accettato di stare "sotto al cielo", pioggia e sole compresi. 
Quel cielo che hanno studiato e guardato più di chiunque altro con sapienza e intuizione. Quel cielo fatto di lunazioni. 
Quel cielo che non si teme, ma che non si sfida. 

E allora sei felice e orgogliosa di avere avuto i bisnonni contadini.

Perché sei anni luce lontana da quelli che magari qualche soldo hanno avuto la fortuna di averlo. Per capacità, per fortuna, per dinastia. Anche pochi, ma abbastanza da esser convinti di poter governare cuori e persone col portafogli. E con quale avidità!  Da lì ho visto nascere i più surreali deliri di onnipotenza. Perché quella gente lì, il cielo lo ha sfidato, provando a scalarlo. 
Non tutti l'hanno fatta franca e spesso il prezzo più caro che hanno dovuto pagare è quello della solitudine. Soli, lì sospesi a mezz'aria con l'aria buffa di chi non sa dove poggiare i piedi e vaga nel vuoto a cercare, cercare, cercare di avere.
Ma di avere cosa?  Quanto? Chi?

Forse è vero che la felicità non sta per aria ma ha i piedi ben piantati a terra anche se ti consente di volare. Forse è quella la vera e unica ricerca che vale la pena di perseguire.
O almeno oggi, in uno degli ennesimi giorni tristerrimi di questo lungo periodo, la vedo così.

giovedì 16 maggio 2013

RiIFLESSIONI 52 / occhiali

Le donne che son arrivate dopo di me hanno tutte gli occhiali.

Mi sorge un dubbio: per amare certe persone bisogna forse avere difetti di vista?
Oppure può essere che nonostante i miei 10/10 quella che vede male sono io?

Intanto ci penso. Poi anche chissenefrega.
Tutto tempo perso.


lunedì 22 aprile 2013

RIFLESSIONI 51 / anche senza, anche meglio

Ci sono persone che hanno uno strano rapporto con il tempo e con gli eventi.
Credono che i giorni siano tutti diversi ma solo per loro.

Finché amano una persona, un luogo, un progetto le cose si muovono, si evolvono, cambiano ma quando vengono attratti da una nuova passione... ah beh...
Lasciano cuori, oggetti e stanze, convinti che resteranno lì immutabili. 
Poi, quando tornano, aprono la porta senza manco bussare e senza troppi complimenti: cercano la loro poltrona preferita e si accomodano. Ma la poltrona è diversa, e allora si guardano attorno e alla fine si meravigliano di trovare nuove cose, nuovi colori, nuove persone, nuovi abiti e abitudini.

Si meravigliano, si sorprendono, fanno anche finta si esserne felici ma di fatto non si capacitano. 
Eh si, perché per loro è come se la vita fosse una serie di libri da leggere. Ne inizi uno, poi sei attratto da un altro, ne abbandoni la lettura e quando torni a riprenderlo in mano, ripartì da li dove ti eri fermato.

E invece i giorni sono tutti diversi, e non solo per loro. 
Poveretti quando ne prendono atto: fanno quasi pena i loro "ah", sordi e pieni di stupore, come a dire: "ma come? qui la vita è andata avanti anche senza di me?"

Uhhh, mio caro egocentrico interlocutore, sapessi...  anche senza, anche meglio!

mercoledì 20 marzo 2013

RIFLESSIONI 50 / degli incontri

Come su un treno, chi sale chi scende...

Da bambina pensavo che certi compagni di giochi fossero tutto il mio mondo. Di loro adesso ho a mente giusto il volto di quando erano bimbi come me e con me: non saprei riconoscerli dopo tanti anni e tanta distanza.
Degli anni dell'adolescenza ricordo la mia prima vera compagna di avventure, "la mia migliore amica". Con lei dividevo ogni mio attimo. Poi strade diverse, esperienze diverse. Resta solo il supermercato a riunirci quando capita e una felpa che lei mi regalò. Invece ho ritrovato il fidanzato che dopo mille traversie mi ha di nuovo abbracciata, e che bella la sua presenza nella mia vita.


Come su un treno, chi sale chi scende...

C'era un ragazzo che mi stava antipatico; ed era reciproco. Ci odiavamo. Adesso siamo molto uniti e ci vogliamo un gran bene. 
C'erano poi i miei compagni di classe: gli anni del liceo ci avevano fatto gruppo, casa. Con alcuni di loro poi siamo cresciuti e invecchiati insieme. Abbiamo diviso matrimoni, battesimi e funerali. Dolori e gioie. Poi il tempo che manca, gli incastri che diventano difficili e quel rassegnato progressivo perdersi di vista che fa male. Perché loro sono tanta parte di quello che io sono oggi.
Avevo un'amica che mi è stata accanto da quando a perso un amore a quando non ne ha trovato uno 
nuovo: ma le voglio bene. Lei è così. E come lei tante altre che comunque son parte dei miei pensieri.
Fino a qualche mese fa una persona che considero speciale che mi raccontava ogni dettaglio della sua vita. Adesso non so più niente. E forse c'è da sapere solo che non c'è niente di così speciale, se non i miei pensieri.
Ci sono stati amici che vedevo o sentivo ogni giorno. Adesso giusto un sms a natale.
C'era una ragazza che mi confidava ogni suo desiderio, sogno, progetto. Si fidava di me, mi voleva bene. Io l'avevo accolta nella mia più intima casa. Mi ha tradita nell'affetto profondo che ho sempre nutrito per lei. 
C'è poi qualcuno che mi ha amata fino ad odiarmi e cancellarmi dall'elenco dei vivi e di facebook (che ormai son quasi la stessa cosa).


Come su un treno, chi sale chi scende...

Ho avuto maestri che mi hanno fatto crescere e che mi hanno aiutata e che porterò sempre nel mio cuore, altri che mi hanno insegnato cosa non voglio essere.
Ho e ho avuto amici speciali con cui ho diviso il lavoro e che sono diventati per me fratelli: parte di una famiglia cresciuta nella voglia di costruire tra mille difficoltà e tante soddisfazioni. Una famiglia adesso inspiegabilmente mutilata, perché la vita talvolta sa essere spietata.
Ho da sempre accanto amiche e amici dolci con cui condivido passioni e a cui davvero dò poco di tutto (tempo, incontri, parole) che al momento giusto sanno però come parlarmi, cercarmi, regalarmi felicità. Da loro imparo cosa può voler dire accoglienza.
Ho incontrato angeli sulla mia strada, e di alcuni di loro non saprò mai il nome, che in certe sere con un po' di amore, di pazienza, di voglia di ridere, mi hanno salvato la vita.
Tra questi un giorno ho visto un paio di giovani occhi; mi sono piaciuti. Mi sembrava di vedere la me di 20 anni fa e mi sono fidata e adesso quegli occhi attenti e premurosi fanno parte del mio quotidiano, dei miei progetti per il futuro e mi guardano con rispettoso affetto sincero. A loro devo moltissimo. Mi insegnano coraggio, passione e voglia di lottare.










E poi ci sono sempre state quelle rare anime gemelle che sai di poter chiamare ad ogni ora del giorno e della notte perché ci sono e basta. Loro sono libertà.




















Come su un treno, chi sale chi scende...












E così c'è chi ti chiede il permesso di occupare il posto accanto al tuo, chi se lo prende e basta. Chi è gentile e chi sgarbato. Chi sarà un buon compagno di viaggio, chi invece guasterà il tuo andare.




Ogni incontro è un mistero, ogni persona è un mistero. 




Noi siamo misteriosi per noi stessi e ci riveliamo grazie agli incontri che facciamo e che andrebbero vissuti senza paura, con la curiosità di scoprire di quanto amore e di quanto dolore arricchiranno la tua vita. 




Perché è anche grazie a questo strampalato equilibrio di pieni e vuoti che si va verso a quello che saremo. 




Senza gli altri non siamo niente.




E poco importa se chi è stato o ancora è parte della tua vita si ricorda o meno il tuo nome. Se fino a ieri ti amava e oggi ti disdegna. Se prima ti abbracciava e adesso a malapena ti stringe la mano.












Benedetti tutti gli incontri che ci forgiano, ci arricchiscono, ci mettono in discussione e soprattutto ci costringono ad avere dubbi.




Con i dubbi si cresce. Con i dubbi si cammina. 












Grazie cari incontri, che mi avete portato fin qui. 




Solo stanotte mi accorgo che vi ho ancora tutti - e per fortuna - con me.


lunedì 4 marzo 2013

RIFLESSIONI 49 / certe mamme

Stasera penso alle mamme. O meglio, penso a certe mamme che ho conosciuto.
Quelle che ti sorridono e ti fanno sentire a casa anche se non ti hanno mai visto se non attraverso le parole dei loro figli.

Mamme.
Sono perfette nella loro meravigliosa, umanissima fragilità.
Sono mamme speciali, mamme che sbagliano.
Mamme che sanno il rispetto, che sanno la condivisione ma che conoscono la giusta distanza.
Sanno stare al posto loro. 
Incoraggiare con uno sguardo o con un caffè ben fatto se vicine, o con un certo tono di voce al telefono se lontane.
E non smettono di cercare la strada migliore per arrivare a capire le ragioni profonde di un figlio. Anche quando sono ragioni per loro incomprensibili. 
Sono mamme che sanno parlare, e urlare ma sanno cosa è il silenzio. Sanno cos'è la paura e cosa è la speranza.
E siccome anche loro non dimenticano di esser figlie, sanno che esser figli non è sempre facile e comodo. E così chiedono scusa, chiedono comprensione. E chiedono un caffè ben fatto in quei giorni che anche per loro è buio pesto.

Poi ti invitano a non mollare, a starci dentro fino in fondo alla vita che hai e a farlo riuscendo ad esser sempre il meglio che puoi e sai essere.

Magari non sempre sono capite perché non tutti le sanno o le vogliono guardare.

Loro invece hanno occhi buoni e mai troppo stanchi per guardare quel figlio diventare bambino, adolescente e poi adulto, con la convinzione di aver dato gambe e forza ad un progetto che non è affatto loro: e questa rara capacità di lasciare andare in piena e totale libertà qualcuno che hai nutrito con la tua carne è forse l'unica misura di quello che -noi umani- proviamo a chiamare amore.

mercoledì 27 febbraio 2013

RIFLESSIONI 48 / verginità: il nuovo must

"Non è che si ritorna vergini perché a un certo punto non ce la chiede più nessuno".
Così dice la mia saggia amica Michi. E a sentir dire questa grande verità con tanta schiettezza, mi viene da riflettere.

Una volta poteva succedere che a un certo punto qualcuno cambiasse idea. E a mio parere era anche una cosa sana, indice di elasticità mentale. Magari ci si confondeva, ma se ne poteva parlare, ci si poteva confrontare. Poi si cambiava anche strada, ma lo si faceva con coraggio assumendosi la responsabilità di una scelta.

Adesso no: è tutto categorico. Cambiare idea? Non è radical-chic...lasciamolo fare a chi non ha nulla da perdere, meglio sottoporsi a un restyling completo. Meglio, molto meglio, tornare vergini.

In questi tempi distratti e confusi, tra gli onesti disorientati e i coraggiosi destinati a venire delusi,  i più scaltri sono molto attenti al "riciclaggio" di sé stessi. E per riciclarsi al meglio la verginità è indispensabile: è il nuovo "must". 

Ma come si fa a tornare vergini?
Già... mi son fermata a guardare come fanno quelli che ci riescono bene.
Allora... Prima spariscono per un po', poi se ne tornano in scena (meglio se in punta dei piedi o con nuove compagnie più adatte a ciò che si vuole diventare), infine iniziano a dire la loro come se fosse la prima volta che aprono bocca. E lo fanno in maniera così convinta che alla fine ci crede proprio chiunque.
Ma non sono conversioni, o rinnegamenti del passato.
Noooo, il passato è cancellato da un colpo di spugna. Non esiste più.
Sono proprio di nuovo vergini, debuttanti assoluti, mai visti prima. Loro non c'erano, non conoscono  né riconoscono, non hanno visto, non hanno mai frequentato. Loro arrivano ora.

Basta che per un mese uno non si dedichi più a una qualsiasi attività, non frequenti più certe amicizie, non bazzichi nei soliti posti e quando riappare zac: torna nuovo. Anzi, vergine.

Vergine in tutto: nelle relazioni, nei pensieri, nei progetti, nella vita sociale, anche nel look.
Vergine.
E tutta questa "novità" la si veste di energia, wow, yeah. È tutto molto molto fantastico, entusiasmante, trascinante, possibile.
Ottimismo, gente! Mal che vada, ci vuole a saltare un altro fosso?

Per banalizzare: ti piaceva il mare e la tua nuova conquista ama la montagna? Che problema c'è? Aspetti di perdere l'abbronzatura integrale, ti fai tre lampade solo al viso e poi, come minimo, sei un campione di sci. La sabbia sulla pelle la odi, figuriamoci l'acqua salata e sporca. Tolleri giusto il sole sul viso mentre scivoli sulle piste innevate. 
Mai esitazioni o mezze misure. Ad esempio: non dire fumavo ho smesso. Noooo. Tu non hai mai fumato! 
Ecco fatto: e così si galleggia. Come le paperelle nella vasca, o gli stronzi nella fogna. Decidete voi.

Certo che son sciocca davvero io che mi meraviglio... Però lo confesso: pensavo che questa storia del sempre vergine fosse valida solo per la biblica Maria madre di Gesù. Ma forse le mie antiche e polverose nozioni di catechismo andrebbero rinnovate con una versione 2.0.
Lasciamo stare vai, io ho poche idee ma confuse. Non sono vergine. Neppure martire. E questo anche se non me la dovessero chiedere più.
Sgomitate voi. Il posto nel calendario (peraltro già pieno di santi e martiri) non lo voglio, 
E se mai vi ci dovessero mettere (tra i santi del calendario dico) sappiate che non prego nessuno. Quindi per me, risparmiatevi la fatica.
A dirla tutta, puttane per puttane, sto assolutamente dalla parte di chi, se puttana è, lo dice senza vergogna né doppi o tripli avvitamenti carpiati.

W la libertà di potersi guardare allo specchio splendidamente meravigliosi e brutti come siamo!



domenica 24 febbraio 2013

RIFLESSIONI 47 / essere umani

Se c'è una cosa che mi commuove è la generosità d'animo. Quella rara qualità che rende enorme anche l'uomo più piccolo e lascia senza parole.
La generosità d'animo è molto più della generosità.
La generosità d'animo rende una persona grata, riconoscente, umile, disponibile, presente, capace di tollerare, capace di aiutare. Si rivela con gesti silenziosi concreti. Ed è proprio quando si abbassa e si fa piccola per aiutare un altro che diviene immensa. 

E in questo vuoto pneumatico che ci circonda fatto di sfiducia, diffidenza, narcisismo, egocentrismo, ossessioni e paure, mi sono sentita felice e fortunata incontrando la generosità d'animo.
Privilegiata ad avere occhi capaci di guardare nell'altro e riuscire ad ammirare tanta grandezza. 
Perché un modo diverso di essere umani c'è. 


martedì 29 gennaio 2013

RIFLESSIONI 46 / il prima, l'ora, il poi e la pioggia

C'è un momento in cui tutto ti sembra perfetto. In genere è davvero un momento. E per quanto felice, quel momento diventa importante solo dopo, quando ci ripensi, quando è passato, quando è un ricordo. È nel "poi" che si amplifica la felicità e tu riesci a sentirne l'odore, a vederne i contorni, a toccarla con le mani, a riconoscerla. E sai che quando ripasserà la riconoscerai, magari ne saprai di più. E sai che non potrai contentarti di niente di meno che quello.

C'è un momento in cui impercettibilmente qualcosa si ferma. Lì per lì senti di andare, ti senti in viaggio, in moto, ma poi ti guardi intorno e il panorama ti annoia, non cambia mai, anzi è sempre lo stesso. Ti accorgi che non vai. Ti accorgi che "corri sul posto", come a scuola, quando facevi riscaldamento nella palestra troppo piccola e claustrofobica per correre davvero.  È in quel poi che sentì la fatica inutile del non andare in nessun posto. Magari ti siedi per un po' e pensi a come ripartire.

C'è un momento in cui anche nel tuo muro più solido una piccola venatura si allarga, diventa crepa, talvolta voragine. Lì qualcosa si rompe davvero. E per quanto con ogni forza tu cerchi di rimettere insieme ogni frammento sai già che non tornerà come prima. Ma non ti rassegni e caparbiamente lotti per tenere insieme i pezzi. Ti metti il vestito più bello e più adatto a mascherare il danno, il trucco che toglie le ammaccature, attacchi i manifesti e fai una gran pubblicità al grido di "non è successo niente". Ma prima o poi, quella crepa riaffiora da sotto ogni diavoleria di stucco, e si sa... non regge.
È in quel poi che devi accettare la resa, il cambiamento.

Il "poi" non è un male. Serve a capire. Basta non farne elegia. Basta non farne rifugio.
Nel qui e ora sta la vita. 
Nel poi c'è la nostra piccola grande storia vissuta e c'è il suo senso. 
nel poi c'è quello che abbiamo imparato o che dobbiamo ancora imparare, per accogliere al meglio ciò che verrà.

Tutto serve. Serve il prima, l'adesso, il dopo.
Serve il tempo che scorre a caso e che ci plasma. E serve che noi sappiamo accogliere le sorprese del tempo come opportunità e sfida  per imparare ad essere ciò che si è.
Passo dopo passo, errore dopo errore, felicità dopo felicità, traguardo dopo traguardo, delusione dopo delusione.

A questo pensavo oggi mentre pioveva ed ero morta di freddo.
Ho visto due ragazzi correre sotto la pioggia e ridere.
E mi è sembrato che, nonostante sapessi già tutte queste cose, suonassero proprio nuove. 

Mi è sembrato di fare una grande scoperta, mi sono sentita priva di ogni certezza e inaspettatamente libera. 
Ho chiuso l'ombrello e son rientrata a casa sotto la pioggia. Camminando piano.
C'è tempo.




C'è tempo, Ivano Fossati




giovedì 27 dicembre 2012

RIFLESSIONI 45 / mamma ho perso...

Mamma ho perso l'aereo.
No quello era il film....

Mamma ho perso il caricatore della batteria del telefonino.
E questo è stato il film di oggi.

Mamma ho perso il giochino per il nintendo di mia nipote.
E questo è il film di questa settimana.

Mamma ho perso il sonno.
Questo è in replica da un bel po' di tempo.

Mamma ho perso la pazienza.
Questa è una telenovela di quelle che non finiscono più.

Mamma ho perso tempo.
Uh, la pellicola è addirittura in bianco/nero, tanto è vecchia.

Mamma ho perso un amico.
Un amico?
No, impossibile questa è una cosa detta male. Se lo hai perso non lo hai mai avuto.

giovedì 19 luglio 2012

RIFLESSIONI 44 / delle sorprese

Le sorprese più straordinarie (nel senso di extra-ordinarie) e inattese (nel senso che era proprio inimmaginabile che arrivassero da lí), te le fanno sempre i cosiddetti "insospettabili".

Gli insospettabili sono quelli che tieni alla larga perché li conosci poco o niente e di conseguenza non hai con loro confidenza, oppure quelli che ti abitano dentro casa perché sono la tua famiglia.

Ora, al momento di una ricorrenza, di un lieto evento, il familiare è lì e spesso ci si trova per un affetto dovuto all'abitudine, alla circostanza. Lo "straniero" che è incuriosito da te invece ti si presenta con l'effetto speciale.

Stessa cosa accade nel cosiddetto "momento del bisogno", bisogno vero, non minchiate eh. Gli affetti? Seeee Addiooooo, minimo c'hannodaffa. Un pochino ti ascoltano poi... Il deserto dei tartari in confronto è più densamente abitato.
E allora vaghi e capita che ti imbatti in facce nuove e può succedere che ti diventano amiche e che sanno dirti cose perfette per te.

Diceva la mia professoressa di fisica: "Poggio e buca fa piano". Non fa una grinza.
La conta di chi conta la si fa quando c'è da contare davvero.
E le cose scorrono come devono scorrere.

Qualche carta buona il mazzo te la passa sempre. Soprattutto se tu hai giocato onestamente, in modo pulito, con verità. Per quanto scomoda sia la verità, e brutta, e antipatica. Poi, puoi anche perdere, ma non è detto che perdere sia sempre una sconfitta. A volte ci rimette di più quello a cui pare di vincere.

La vita nonostante la vita. E' questo il regalo bello, bellissimo che l'esistenza ci fa e che se lo sai cogliere ti riconcilia con tutti. Senza esser bischeri, con le dovute differenze. Riconciliare non significa più farsi calpestare, almeno per me.

E allora sia quel che sia. Sfogatevi pure. Elevatevi al livello più eccelso che potete immaginare. Io resto qui, nel mio basso, con i piedi nella terra e se piove nel fango.

Alla fine se gli sportivi prevedono anche il girone di ritorno ci sarà un perché.
Mi fido.

domenica 27 maggio 2012

RIFLESSIONI 42 / scrivi perché

In notti come queste scrivi.
Scrivi perché ti commuovono gli scrittori che ti fanno sentire fiera di esser parte di questo andare fatto di respiri, attese, silenzi, gioie, emozioni, bellezze, canzoni.
Scrivi perché fai tanti chilometri in macchina per cercare un lavoro che non c'è.
Scrivi perché in macchina ti capita di piangere. Per motivi diversi soprattutto per l'esplosione indefinibile del rosso dei papaveri.

Scrivi perché ti trovi ad abbracciare sconosciuti che dicono cose giuste al momento giusto, e persone che sono parte della tua vita che invece non sanno proprio chi sei. E forse ti fa male il fatto che non l'abbiano mai saputo, manco ora che ti piallano in tutta serenita'. Ma tu capisci e sei oltre. Hai sofferto e soffri molto per questo, inutile mentirsi, ma sai molto di più di tutto quel che sembra mistero. E sei serena, perché sei sempre stata leale e sincera e non hai niente da dimostrare, dire, dichiarare, signor tenente - minchia. E Peter Gabriel che giustappunto somiglia a Giorgio Faletti ti tiene su già "hold on".
E meno male! Con tutti gli amori andati a male che hai visto, con tutte le persone che ti hanno snobbato solo perché hanno capito che non sei la donna di...o che non lavori piu li'...

E allora scrivi.
Scrivi perché hai un groppo alla gola e un peso sulle spalle che non si sciolgono neppure al sole.

Scrivi perché non ci si capisce mai.

Scrivi perche' chi vede solo buio aspetta che passi e prova fastidio per chi gli racconta di quanto sia bella la luce, mentre invece chi vede solo la luce aspetta solo che duri e prova fastidio per chi gli racconta di quanto sia brutto il buio.
Nessuno dei due ha ragione, nessuno dei due vede la realtà com'e' perché ogni santo giorno e' fatto di luce e di buio, di sole e di luna, ed e' dura capirsi finche' non si ritrova un equilibrio. E finche' non si ha il coraggio vero di guardarsi negli occhi e nel cuore.

Scrivi perché hai visto chi ami sereno, in forma. Non felice. Ma finalmente sereno. E ti fa piacere. E sei sincera anche se non sei creduta. Altro giro, vai con la giostra, e a te non resta che pagare il conto. Pazienza. L'amore e' molto piu' di questa roba qui. Che almeno qualcuno sia sereno.

In una notte come questa scrivi perché hai sentito tanto male che l'ultimo cazzotto in faccia ti e' sembrato una carezza e l'ultimo abbraccio inatteso ti ha sciolto in lacrime che non volevi proprio versare.
Sei partita con un bicchiere moijto che ha viaggiato tra le tue gambe in maniera precaria per arrivare fin qui dove la parola necrosi detta di notte suona sinistra come non mai e ti fa ridere il fatto che sei donatrice universale di sangue ma non lo puoi donare perché hai la pressione troppo bassa (nonostante il moijto).
E poi hai un vestito bianco che sembri un'infermiera o una sposa di quarta categoria e sembri anche molto grassa.
In realtà i pantaloni della tuta che ti stai per mettere ti vanno larghi e il medico di guardia sbalordisce.

Passera' anche questa nottata mentre altrove ci sara' chi avra' da far l'amore controvoglia, da farsi un caffè controvoglia, da darsi lo smalto controvoglia, o andare alla catena di montaggio controvoglia.
A ciascuno la propria pena.

Sotto la faccia truccata con lo stucco, hai occhiaie profonde di cui adesso vai fiera: sono occhiaie di una donna che ama come sa e come puo' a prescindere da cosa cazzo voglia dire amare, senza limiti di condizioni, di tempo e di orario.
E anche adesso che fa l'alba questa donna e' sveglia per amore, un amore che toglie il sonno e il sorriso. Un amore vero, di una donna che ha dato e da' gratis (anche se le hanno detto quelli saggi che non si fa così). Una donna che non e' mai stata una ragazza furba, entrante e pronta a tutto, di quelle ragazze che ne ce la vogliono fare e non potendo puntare sull'avvenenza puntano sull'allure dell'intellettuale prematura (o prematurata come la super-cazzola).
No, questa donna conosce e pratica un altro amore. Poco importa se ne hai offerto a secchi e badilate a chi non l'ha capito.
Un amore di cui vado fiera e per il quale aspetto un po' di felicita'.
Stasera mi hanno detto che sono una "buona". Non e' la prima volta. Ed e' vero, sono tre volte buona e, come si dice da queste parti... Il finale mettetecelo voi.

La notte e' quasi finita.
In questo abisso di disperazione credo come non mai, che l'unica strada sia quella della speranza.
E come faccio spesso, rubo una frase al poeta Simone Lenzi protagonista stasera anzi, ieri sera ormai,di un indimenticabile e straordinario concerto dei Virginiana Miller "volevo dire una cosa memorabile, ma non mi viene".
Buona domenica.

venerdì 27 aprile 2012

RIFLESSIONI / 41 vesti la giubba...

Succede che dove vuoi andare si spende troppo e sei certa di imbatterti in troppi ricordi belli ma ancora troppo dolorosi per pagarli così tanto.

Opti per il cinema anche perche' quella sera costa meno (c'e' l'offerta infrasettimanale).

To Rome whit love, senza dubbio, perché dopo una giornata terribile Woody e' sempre una buona idea e di andare a vedere "madonna Diaz" (ovvero una roba che non puoi che bestemmiare) e di farti il sangue amaro non te ne va proprio.

Vuoi dimenticare e dimenticarti per un pai d'ore. Te lo meriti!

L'ultima volta che sei entrata in quella piccola sala era di nuovo per Woody.

Mentre guardi il film, ti fa bene all'anima una Roma/cartolina che non ti basta mai e ti godi il commento musicale.
Dei film dell'ultimo Allen in genere la musica non ti delude e infatti e' perfetta.

Alcune scene sono accompagnate dalle note di "Non dimenticar le mie parole" brano del 1937 di cui sei innamorata e con cui ti sei divertita per tutto il periodo natalizio. Un periodo che, eccettuata quella canzone, non ricordi con molta felicita'.

Poi ci scappa anche qualche aria tratta dai capolavori della lirica: "I pagliacci" la fa da protagonista.

Ti viene davvero da ridere.

Hai passato il pomeriggio a discutere del nulla con un appassionato di quell'opera che non sentivi da tempo, con cui non volevi discutere ma solo parlare, e con cui hai avuto una conversazione non esattamente facile che ti ha richiesto un bel po' di fatica e pazienza.

E' stato in quel momento che hai deciso di trascorrere una serata per te.

Ti viene in mente che quell'appassionato di musica operistica lo avevi accanto la sera che hai visto il "penultimo" film di Allen proprio li' quella sala.
Non solo.
L'ultima volta che avevi ascoltato "ridi pagliaccio" lo avevi fatto con la stessa persona. E che ci sono mille altre pagine piene di note e noterelle.

Sbagli anche a rispondere a un sms e questo apre un'altra pagina di dolorosa e faticosa sospensione di "emozioni"

Ora, capisco che questo corto circuito mentale possa sfuggire al 99 per cento di chi legge questo post, ma giuro che ho pensato come fosse un atto di fede che talvolta il "destino" o come lo si chiami, ti aspetta anche nei rifugi dove vai a rintanarti.

Meno male che per una sera volevi dimenticare un po' del tuo recente vissuto...
E dimenticati...

Ridi pagliaccio...


... Vesti la giubba e 
la faccia infarina. 
La gente paga e rider vuole qua. 
E se Arlecchin t'invo la Columbina, 
ridi, Pagliaccio e ognun 
applaudira! 

Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto; 
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor



sabato 21 aprile 2012

RIFLESSIONI / 40 ricorrendo ricorrenze

Banchettando a lungo col suo sesso le disse che lo faceva perché era a lei che piaceva sentirsi libera. Strappandole le viscere, disse che lo faceva per il "suo bene" e per sentirsi onesto. Augurandole ogni bene le succhio' l'ultimo sangue e salvo' la sua ipocrita borghese facciata. Poi spari' pur girando in lungo e largo le terre che a lei avevano dato i natali e proteggendo altre lenzuola, più pure ed oneste a suo modo di vedere. Ricorrendo ricorrenze e rincorrendo ricorrenze. Ma non c'erano natali, neppure compleanni e infatti quel giorno, per puro e fortuito caso, l'ultimo regalo di compleanno che lui le aveva fatto andò in pezzi. Lei ci annego' di dolore. Ma lui non lo avrebbe mai saputo. Perché lui, gia' lui tutto voleva sentirsi tranne quello che era.

sabato 17 marzo 2012

RIFLESSIONI 39 / i veri stronzi

I veri stronzi si fanno di spritz  (Lo Stato Sociale - Seggiovia sull'Oceano)

I veri stronzi si fanno di bugie che diventano vangelo.
I veri stronzi si fanno di frittate sempre girate ad uso lava coscienza.
I veri stronzi si fanno di gesti apparentemente generosi ma motivati da infantilismo, da bieco egoismo.
I veri stronzi si fanno di pose sparate, poesie a memoria, canzoni citate.
I veri stronzi si fanno di feste, musica, filosofie indiane e indie.
I veri stronzi si fanno paladini di una purezza irrimediabilmente macchiata.
E poi...

I veri stronzi hanno sempre ragione e sanno sempre come farti passare da essere sbagliato.
I veri stronzi prendono senza mai dare.
I veri stronzi se ne vanno senza dire ciao ma si risentono se tu non saluti.
I veri stronzi sanno che possono tutto e chi se ne fotte dell'universo.
I veri stronzi sanno che devono aver paura solo di chi è più forte di loro.
I veri stronzi guidano una fiat duna come fosse un suv
I veri stronzi quando devono chiedere scusa a qualcuno in genere dicono che sono offesi a morte da quel qualcuno.
I veri stronzi lasciano il posto alle vecchiette sul tram, il posto alla vecchietta in fila alla posta e passano sopra alle vecchiette che stirano loro i panni (sporchi).

I veri stronzi sono persone alternative di fuori, irrimediabilmente bigotti di dentro.
I veri stronzi si accorgono sempre dopo che sei sposato, che hai 40 anni, che hai una vita.
I veri stronzi sanno dire porcate letto ma poi odiano (per carità) chi dice volgarità e parolacce.
I veri stronzi sanno far male e lo fanno passare come un piacere che ti fanno.
I veri stronzi ti regalano pillole del loro tempo nullo e inutile e vuoto.
I veri stronzi non vogliono impegnarsi perché hanno da fare, dicono loro.
I veri stronzi non vogliono impegnarsi perché è evidente che hanno paura e sono incapaci.
I veri stronzi vogliono i tuoi sorrisi per riempire il loro nulla.
I veri stronzi guardano solo che tu sia lì senza mutande, non guardano l'anima di chi le indossa. 

I veri stronzi hanno un'ossessione per le mutande.
I veri stronzi pensano sempre che tu sia lì senza mutande, perché pensano che l'amore sia farti stare lì senza mutande, perché pensano che il rispetto sia farti stare lì senza mutande, che la bellezza sia farti stare lì senza mutande.

Però, i veri stronzi non sanno che io non porto le mutande.




mercoledì 29 febbraio 2012

RIFLESSIONI 38 / pagina bianca

E poi viene il giorno in cui vorresti scrivere di tutto e di più ma le parole ti muoiono in bocca.
Te le hanno assassinate.
E sei svuotata di suoni e di senso. E sei stanca di pensieri e passioni. E sei disillusa da fantasmi e finzioni.
Ti fermi e guardi le mani vuote.
Sulle braccia lividi e freddo.
Non è ancora primavera anche se c'è il sole.
Finalmente il sole.
Gli occhi si stringono per la luce, i piedi danzano un funerale, i capelli svolazzano senza vento.
Ascolti il respiro battere.
Tu ci sei, sono state uccise solo le tue parole.
Hai camminato tanto e tanto ancora devi camminare.
Spazzoli via dalle spalle i venditori di sogni, i bugiardi, i disperati e ti fai più leggera.
C'è un nuovo viaggio che comincia proprio domani.
E c'è un insolito compagno di viaggio accanto a te. Un malessere fatto di tristezza e dispiacere.
E c'è un insolito compagno di viaggio accanto a te. Una malinconia piena di speranza.
Sorridi a quegli occhi.
Poi, sorridi a un tempo senza tempo.
Sei disorientata e anche se non sai da dove partire cerchi di esser puntuale: tu sai che nessuno ti aspetterebbe, sei certa che nessuno ti aspetterà.
La valigia è pronta. 
La pagina resta bianca: tu non hai più parole ed è meglio così.