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lunedì 1 aprile 2013

Post-it / 23 ci sono...

Ci sono fili che restano sospesi. Storie che si interrompono. Altre che non si risolvono. 
Ci sono pensieri che diventano tarli. E scavano, scavano fino a farsi spazio e a diventare ingombranti. Ci sono gioie che disturbano tanto sono clamorose e dolori così sottili che poi non senti più anche se sono sempre presenti.
Ci sono parole che vengono pensate, altre che vengono buttate lì. Tutte però lasciano un segno e con tutte, prima o poi, devi farci i conti.
Ci sono silenzi pieni di senso, altri pieni di nulla.
Ci sono attese inutili e ci sono attese importanti.
Ci sono lune bellissime e nude e lune nascoste e misteriose.
Ci sono giornate con ore infinite e altre troppo veloci.
Ci sono incontri che rivelano altri che nascondono.

Niente accade a caso, ma non tutto trova una spiegazione. 

La vita, nonostante tutto e nonostante noi, fa quello che deve: ci prende e ci porta. 
Ci porta anche quando lasciamo il timone.
E quando crediamo di sapere con sicurezza estrema dove stiamo andando, ci mostra che invece la direzione è un'altra.

Così, nel dubbio, ci si interroga, si cambia, ci si plasma, si cresce.



sabato 2 marzo 2013

Post-it / 22 ego e cervicale

Scrive Sara sul suo Facebook:
"a te che credi che il mondo ti giri intorno: curati magari è cervicale".

Non so a chi si rivolge Sara, ma so a chi mi rivolgo io... 
La frase è perfetta, la lista di persone a cui la dedico di cuore è lunga. Soprattutto oggi, giorno pieno di eventi e ricorrenze.
Grazie Sara, talvolta la sintesi in letteratura ha la stessa dirompente efficacia del segno grafico di  alcuni strepitosi pittori. 
E questo è il caso: con tre parole si raccontano molti casi altrimenti inenarrabili.

giovedì 7 febbraio 2013

Post-it / 21 telefoni & affini

Mi sono attaccata un bel post-it al muro: 
"se qualcuno vuole dirti qualcosa che usi strumenti convenzionali: penna, telefono, voce et similia"

Non è la prima volta che me lo ripeto e che me lo scrivo. Sono specializzata infatti nel catturare messaggi "indiretti", inviati da altrettanto "indirette" persone.
E così succede che in mancanza di chiarezza una qualunque cosa  può all'improvviso significare tutto e il contrario di tutto.
Già, fatto e chi mi conosce lo sa. Ma non è un'esperienza che mi va di fare ancora.

Soprattutto quando si tratta di questioni "private". 
Basta con l'amico che racconta per caso dell'amico, del libro che spunta per caso, della canzone messa lì per caso e di qualsiasi altra cosa per caso.
In certi casi non esiste il "per caso".

Siamo tutti abbastanza evoluti da poter comunicare in tempo reale anche con chi sta dall'altra parte del mondo e possiamo farlo con molteplici strumenti. Qual è dunque il motivo di scegliere vie oblique? 
Tra le tante risposte me ne rimbalza in testa soprattutto una: che sia mancanza di coraggio? 
Bene, se è così ho deciso che non mi interessa di stare ad interpretare segnali. Se una volta mi sembrava una sfida affascinante, adesso mi pare una insopportabile perdita di tempo.

Rileggo il mio post-it:
"se qualcuno vuole dirti qualcosa che usi strumenti convenzionali: penna, telefono, voce et similia"

E poi aggiungo un post-scriptum:
"Se non lo fa, vuol dire che non ha nulla di così importante da dirti"

Ecco.

sabato 19 gennaio 2013

Post-it / 20 anniversari

Ho uno strano rapporto con gli anniversari.
Alcuni li dimentico anche se importantissimi, altri lì ricordo seppure irrilevanti.
Questa notte è l'anniversario di un quadretto personale.
Un quadretto di nessun valore, mal dipinto che avevo curato e conservato con cura e che all'improvviso si staccò dal muro.
Accadeva un anno fa. Me lo ricordo come fosse ora. Ed è una strana, buffissima sensazione fisica.
Forse fu con malinconia che allora accettai, ma fu una fortuna.
Un bel passo deciso in avanti, verso me.

Post- it: ricordarsi di comprare il pane, di ridere, di chiamare gli amici, di pagare le bollette.
Ma soprattutto ricordarsi che ogni giorno è l'anniversario del proprio benessere. E, meglio ancora, della propria felicità.

mercoledì 18 luglio 2012

Post-it / 19 chiavi

Ci sono alcuni esseri umani che tu fai entrare nella tua vita senza riserva alcuna e che quando non hanno più bisogno di te si dimenticano che esisti.
Ricordarsi di usare maggior prudenza quando si regalano le chiavi del proprio cuore.

martedì 26 giugno 2012

Post-it / 18 del ricordarsi

Se per qualcuno sei stato o sei importante e per qualsiasi motivo al mondo (più o meno giustificabile e/o capibile) quel qualcuno a un certo punto si e' allontanato da te, murati bene in testa che:
e' eventualmente suo piacere e/o gentilezza e/o educazione ricordarsi di te.
E conseguentemente dimostrartelo.

Questa materia (il ricordarsi), in ogni caso e comunque, non e' affar tuo.
Tu, il tuo, l'hai fatto.
E lo sai.

lunedì 4 giugno 2012

Post-it / 17 Tiziana e la cattiveria

Scrive Tiziana che la cattiveria torna sempre indietro e che basta saper aspettare, lei infatti aspetta...
E a me dispiace che qualcuno sia cattivo con Tiziana, perché e' fin troppo facile esser cattivi con lei, ma e' anche da stronzi.

Faccio una premessa.
Qui si parla della cattiveria di tutti i giorni, figlia della stupidita' umana, e dell'insicurezza che deriva dal nostro esser brutti. Di quel "peggio di noi" che per qualcuno diventa mestiere. Della stronzaggine, della tracotanza, dell'arroganza, della supponenza.
Poi c'è l'abominio, l'esser spietati, ma quella e' altra cosa. Roba da psichiatri. E noi lasciam perdere, sebbene se ne trovino di persone così inguaiate in giro eh...

Tiziana e' una delle persone più speciali che ho incrociato nella mia vita. Sa fare cose complicate e meravigliose e le fa sempre con amore, gratis, col sorriso anche quando il sorriso le costa fatica. La si vede "soffrire" sorridendo. Butta giù bocconi amari, in nome di un amore universale, non e' mai stanca. Si emoziona ed e' bellissima. Ma proprio bella.

Io la conosco troppo poco, e potrebbe anche essere che ho a che fare con una brava attrice capace di recitare la sua parte. Ma il mio istinto mi dice che no, non e' questo il caso.
Ho imparato molto da Tiziana, osservandola da lontano.
Sapendo dei suoi piccoli enormi gesti quotidiani.
Davanti alla gratuita' del suo dare c'è solo da tacere ed imparare.

E mi spiace quando parla di cattiveria e aspetta che torni indietro. Perché vuol dire che soffre, e non mi va di saperla soffrire tanto da lamentarsi, perché lei non e' una che si lamenta.

Ora, vorrei dirle di non aspettare che la cattiveria torni dai cattivi, ma di andare avanti.
La cattiveria non torna indietro mai.
La cattiveria e' spesso l'egoismo portato all'eccesso. La cattiveria (se non e' patologia) diventa abitudine, piccolo sopruso quotidiano.
La cattiveria e' dare così per scontato che chi hai davanti e' proprio li' solo per te, ed e' cosi' come te lo immagini, che alla fine tu non devi far niente per lui/lei basta rivolgergli la parola solo per dare un ordine.
Cattivo e' chi usa sapendo di usare, senza mai dire grazie, anzi, sentendosi infastidito dal debito, mancando di rispetto. Mancando di fiducia. Mancando di pietas.

Poi la cattiveria e' tante altre cose; basti pensare all'invidia, alla gelosia, alla menzogna, alla competizione, alle scappatoie "lava coscienza" di chi tradisce senza un perché.

Si dice anche che non si costruisce la propria felicita' sul dolore degli altri, ma anche questa e' una stupidaggine.
Basta guardarsi attorno per vedere gente felice e gente infelice. E chi paga il conto poco importa, la vita va così. E chi e' felice se ne sbatte se da qualche parte c'e' qualcuno che piange per lui. Anzi, ostenta con crudeltà la sua felicita' al mondo.

Lascia perdere Tiziana.
Si potrebbe continuare all'infinito, ma e' meglio non aspettarsi che la ruota giri, si rischia di buttar via il tempo e di cogliere una soddisfazione che potrebbe arrivare quando non ci interessa più. A che serve?
Chi non si rende conto di cosa sei e ti fa soffrire vuol dire che sta bene come sta, che poco gli importa di te. Che ci vuoi fare? Se si renderà conto del male che ti ha fatto magari verra' a chiederti scusa, e magari quel giorno a te non ti interesserà più.
Dai il tuo tempo a chi lo vuole e chi lo sa apprezzare.

Chi e' cattivo vive male, alla fine e' solo, fa pena. Se si ferma a guardarsi son certa che si fa schifo da solo.
Quale altra punizione vuoi che gli venga inflitta dall'esistenza.
Per questo poi si traveste e gioca a viver bene, sempre spaccone, sempre sorridente, sempre un metro sopra al mondo, annoiato dai dolori altrui, dai problemi altrui, dalle gioie altrui.
A pelo d'acqua, sensibilità zero. Tronfio solo dei suoi effimeri successi.
Chi e' cattivo non vuole bene a se' stesso. Ha paura di volersi bene. Conosci pena peggiore?

E allora non aspettare, non aspettare che la ruota giri. Vivi bella come sei. E chiudi coi cattivi.
La fine e' un rischio che bisogna affrontare. E non e' detto che sia sempre una cosa negativa, ogni fine prevede un nuovo inizio.
E tu meriti solo cose degne di te.

mercoledì 21 marzo 2012

Post-it / 16 c'è una sola parola per dire tutto questo

C'è un modo originale per evitare di pronunciare la parola "scusa".
Il modo è aggredire.
Aggredire significa metter lì una serie di cose che ti avrebbero irritato e far passare in secondo piano il tuo errore. Farlo scivolare via. Far in modo di farlo dimenticare.
Alla fine è la parte offesa quella colpevole di tutto. Anche dell'esistere.
Non so se è una tecnica codificata nei manuali di sopravvivenza, ma so che è molto diffusa.
Con me non "attacca". L'ho scritto su un post-it giallo limone.
Se devo chiedere scusa lo faccio e dico solo una parola "scusa".
Se devono chiedere scusa a me, mi aspetto che si usi solo una parola: "scusa".
Perché c'è una sola parola per dire tutto questo...

giovedì 8 marzo 2012

Post-it / 15 festa della donna

Poi viene la festa della donna.
Ma la donna è una festa tutti i giorni.
Quando ama, quando odia, quando è appassionata, quando è stanca, quando crea, quando sogna, quando è stronza, quando è generosa, quando è capricciosa, quando è vecchia, quando è piccola, quando è coraggiosa, quando è madre, quando è figlia, quando si offre, quando sbaglia, quando è piacere e quando è dolore, quando è compagna e quando è compagnia, quando è pace e quando è guerra.
Quando è vita, perché è la vita a costo della vita.
Sempre. Anche quando non lo sa. Anche quando non ci riesce. Anche quando le è impedito.
La donna è una festa anche quando è triste, perché festa è una parola femmina.
E se non ci fossero le donne non potrebbe esserci festa.
E non provateci nemmeno a dire che non è così!

mercoledì 29 febbraio 2012

Post-it / 14 anno bisesto

Mi accorgo adesso che è il 29 febbraio.
Mi accorgo adesso che un giorno in più non significa più vita.
E' la vita che sappiamo dare ai giorni quel che conta.
E il vero atto eroico, alla fine, è proprio il vivere.

domenica 25 dicembre 2011

Post-it / 13 delle candele

Stasera ho acceso tante candele, la mia passione.
Ci sono candele che bruciano a stento. Fanno fatica a consumarsi come i ricordi degli amori che te li hanno regalate.
Ci sono candele che lasci accendere ad altre mani e bruciano insieme alla passione che a queste ti unisce.
Ci sono candele che illuminano notti prive di luce e creano un'atmosfera ruffiana e irresistibile. Ti accorgi di non esser solo.
Ci sono candele che non vorresti accendere mai tanto sono belle e piene di significati.
Ci sono candele che scaldano e sorridono.
Ci sono candele che sono preghiere.

E ogni candela ha un suo modo, ha un suo tempo, un suo stile.
Nessuna è uguale all'altra.

Anche la vita assomiglia a una candela.
Bella quanto vuoi è un peccato non consumarla ardendo di passione e amore.

sabato 24 settembre 2011

Post-it / 12 la preghiera solida della carne

E' che quando la tua carne è diventata preghiera nella carne di un'altra persona, tu quella persona puoi anche odiarla per il male che ti fa, ma non riesci a permettere a nessuno di toccarti. Quell'unione è respiro sacro. Inviolabile.

E' la preghiera solida della carne.
E' la trascendenza eretica e materiale del corpo.
E' l'energia più pura che sublima ogni più basso istinto elevandolo a misticismo.

La testa può dirti altro, può portarti altrove, farti compiere gesta capaci di corrompere e inzozzare quella bellezza. Può anche manipolare, costringere il corpo. E complicare, rendere difficile la naturalezza, soffocare la gioia dell'esser vivi.

Ma la carne no.
La carne non mente.
Basterebbe ascoltare con umiltà questo nostro corpo e dargli retta per essere un po' più felici.
E davanti a una magia, provare a crederci, senza fuggire altrove.
Semplicemente crederci, come farebbe un bambino.

giovedì 15 settembre 2011

Post-it / 11 sulla mia strada (anch'io)

Dicono spesso di me che sono:
- una pessima figlia
- una gran lavoratrice
- una brava madre
- una donna da tenere di scorta se le altre danno buca
- una amica straordinaria
- una scrittrice
- un'amante passionale
- una donna intelligente
- una persona vittimista
- una persona ottimista
- un'inguaribile romantica
- una mentre si attende la prossima fidanzata
- un carico di energia
- un mondo di malinconia impenetrabile
- sono così perfetta che non mi si può amare (ahahah)
- sono un fantino del palio
- sono generosa
- sono rinata
- sono troppo sensibile
- sono l'angelo necessario
- sono indimenticabile
- sono una grandissima stronza
- sono algida
- sono eccessiva
- sono quella, la sola, per la quale non si prenota
- sono una rompi palle
- sono una donna cazzuta
- sono una con cui non impegnarsi
- sono una da rose e violini e lettere d'amore
- sono borsetta (dialetto emiliano)
- sono una troppo diretta che dice troppo la verità
- sono una che si svende
- sono una tanguera
- sono una che fa paura
- sono una donna che ama troppo
- sono sempre qui, a disposizione
- sono lunatica
- sono bisognosa d'affetto
- sono affamata di vita

Poi ne dicono mille altre e ciascuno ha la sua versione di come sono e di cosa voglio e di cosa è meglio. Per me, certo. Talvolta anche per scaricare la propria coscenza.
Sentenze e verità che -lo ammetto- mi hanno condizionato e frastornato come una pallina in un flipper.

Ora, dopo l'ennesima riflessione, ne rido.

Chi mi vuole un po' più... chi mi vuole un po' meno...
Tutti pronti a dire la loro e scommetterci, alcuni abituati a darmi cosi tanto per "scontata" al punto che non mi vedono più. Altri che pensano sia roba così facile che mi usano e abusano a piacere, quando hanno voglia. Altri che mi pensano inavvicinabile, inaccessibile e altri che mi trattano come una minus habens.

Che spettacolo l'umanità...
Intanto io sono altrove e guardo e ringrazio di cuore tutti quanti: chi mi vuole bene davvero e chi vuole bene solo alla propria pancia 

Farò un elenco delle definizioni che, chi mi conosce e mi "ama"  mi cuce addosso. Così, come fonte di ispirazione mente io, quotidianamente, cerco  e continuerò a cercare di essere come mi voglio io e solo io.
Perché alla fine, non c'è proprio niente di così prevedibile in un essere umano. Ed è bene tenerlo a mente.

N. B. chi si riconosce nelle suddette definizioni appiccicate alla sottoscritta è -stavolta- pienamente autorizzato a farlo.

lunedì 18 luglio 2011

Post-it / 10 voglio...

Ci sono tante cose che devo e voglio assolutamente fare.
Fra queste, ecco le prime che mi vengono in mente ...
Almeno una volta nella vita voglio andare a Londra, a Lisbona, a Praga, a Madrid. Poi magari in tanti altri posti, che per partire sono sempre pronta.
Voglio riuscire a passare almeno 2 o 3 giorni al mare ogni anno che mi resta.
Voglio leggere ancora tanti libri molti dei quali sono lì da anni.
Voglio vedere ancora molti film molti dei quali sono lì da anni.
Voglio riuscire a vedere più concerti e devo trovare più tempo per ascoltare la mia musica.
Voglio avere molte carezze che non ho avuto.
Voglio dire a mia figlia molte cose che non le ho ancora detto.
Voglio smettere di dire parole d'amore a chi non le vuole, non le gradisce, a chi non le merita.
Voglio conquistarmi la possibilità di scegliere.
Voglio coltivare il mio amico e mezzo, che è una fortuna averlo..

Mica si sa quanto si dura...

E poi vorrei anche che si sapesse che la mia natura è sì malinconica ma è una natura felicemente malinconica, la mia è una malinconia rosa, non grigia. Mai grigia.

domenica 10 luglio 2011

Post-it / 9 mangia, dormi, rilassati

"Lei ha la pressione ha 70 e la minima a 50. Come pensa di stare bene con questo caldo?
Ma mangia? Ma dorme? Ma è nervosa?"
Ecco, nervosa...se non lo ero lo sono diventata. E magari mi è salita pure la pressione.

Roma: 14.30, quei simpatici schermi luminosi girevoli che stanno fuori dalle farmacie e ti dicono ora, giorno, nome della famacia e temperatura, segna 42 gradi.
Tu sei appena stata da un medico che ti ha mandato in farmacia a prenderti -appunto- una cura perché "Così, no, così non può passare l'estate". Entri dentro a farmacia e ci saranno 15 gradi. Roba da cappotto.

La scena è questa.
Il farmacista: "mi dica signora"
Io manco lo vedo: "Posso sedermi? Ho freddo" e mi siedo a terra pensando di collassarmi.
Lui corre a vedere che faccio, nel frattempo mi sono appoggiata a uno scaffale di mini spazzolini da denti da viaggio e non so quanti ne ho fatti cadere.
Dalla borsa tiro fuori una sciarpa e mi copro.
Lui mi chiede: "Scusi, è così pallida. Soffre di anemia? Prende farmaci particolari? Sospetta di essere incinta? Fa uso di sostanze stupefacenti?"
Lo guardo allibita. Stupefacente è lui.
Eccerto, mi drogo e vengo a dirlo a te....meno male che data l'ora non c'è nessuno.
Mi esce un ringhio: "Ho la pressione bassa, fuori è Africa qui è Polo Nord, mi sento male".
Mi fa: "Aspetti lì, non si muova"  e son certa che in quel momento si sente uno di E.R.
Torna e mi misura la pressione.
Dio santo! Anche lui. Uffa. Però non posso reagire.
La massima è 70 la minima è scesa ancora un po' e non arriva a 50.
"Signora mia, ma come fa a starmi in piedi con questo caldo?"
"E' il secondo che me lo dice nell'ultima mezz'ora, e pensi, devo financo tornare a Siena"
Intanto gli passo la ricetta del medico che mi ha mandato lì.
"Si riposi un po' - fa lui - le porto qualcosa da bere"
E io resto lì sul pavimento tra spazzolini da denti da viaggio e brividi di freddo.
Se non fosse da piangere mi verrebbe da ridere.
Torna con una roba tipo beverone energetico nel bicchiere.
"Ha mangiato?"
Io: "Si, poco fa, un cornetto con la crema e due caffè"
Lui: "Ma signora mia così mi si collassa si...bisogna che si porti dietro del sale"
"Sale?"
Scoppio a ridere. Mica sono una capra...
Di fatto il beverone è salato e fa schifo.Aspetto un po'. Entra una signora con un bambino. Il bimbo dice "mamma che freddo qui" e la mamma mi guarda terrorizzata.
Il farmacista spiega subito che mi sono sentita male per la pressione bassa e che non sono "strana".
Mi viene in mente che se non raccolgo le forze e mi levo di lì alla fine mi mette in vetrina. Oppure lo meno.
Appena la signora se ne va, chiedo se mi dà i farmaci per cui ero andata lì e mi metto in piedi.
"Aspetti che le misuro la pressione di nuovo".
"No grazie, è stato gentilissimo, ho disturbato fin troppo. Mi faccia il conto e magari perdoni se non le metto a posto gli spazzolini da denti".
"Ma signora mia, mangi, dorma, vada in vacanza. Si prenda cura di sè"
"Grazie"

Scrivetelo in un bel post-it:
mangiare, dormire, rilassarsi.

Non andate dai medici: la soluzione a tutti i mali è questa.

martedì 28 giugno 2011

Post-it / 8 leggi fisiche

Mi ricordo il libro di fisica del liceo che spiegava il principio di azione/reazione così: "se dai un pugno nel muro ti fai male".
Non fa una grinza, ad azione violenta ricevi risposta violenta.
Ora, ammesso che di fisica e chimica non ne ho mai saputo niente e non me ne sono mai interessata, ma a quale legge apparterrebbe il principio per cui: più tratti bene qualcuno e più quel qualcuno se ne approfitta?
Dev'essere una legge cosmica o fisica o chimica di cui io non so niente.
Ma una legge deve esserci perché è una dinamica che si ripete puntuale come un orologio svizzero e precisa come la matematica.
Intanto me lo segno.
A casa ho un libro regalato da un'amica che si intitola "Gli uomini preferiscono le stronze".
Io che sono solo biondastra e quindi proverbialmente stupida, partirò da lì.
Poi magari mi metterò a studiare sul serio metodi di raggiro di menti innocenti e strategie di manipolazione... non che mi ci veda eh, son più cogliona che lunga.
Ma non è mai troppo tardi diceva Alberto Manzi  (o almeno credo che si chiamasse così) e poi si vedrà chi dà il cazzotto e chi è il muro.

martedì 14 giugno 2011

Post-it / 7 scosse telluriche

Poche ore fa di sensibilità scrivevo.
E mi viene da ridere a pensare alle scosse telluriche che "sopporta" la mia di sensibilità.
E ogni volta qualcosa si rompe. E si vede. E si sente.
I consigli di chi ti vuole bene sono: Sonia "usa", Sonia "ridi", Sonia "ma manda affanculo", Sonia "sii sanamente egoista", "Sonia dormi", "Sonia pensa solo a te".
E poi, poco fa, ua persona che ho nel cuore mi dice: "Sai, santa Teresa d'Avila diceva si piange più per le preghiere esaudite che per quelle non concesse".
Bah, io sono battagliera e non prego: a maggior ragione davanti al nulla vestito d'egoismo e di indelicatezza c'è poco da combattere, da sperare e da pregare.

Se c'è qualcosa da capire ancora, prima o poi si capirà...

sabato 19 marzo 2011

Post-it / 6 tecnopop

"inutile bussare qui non aprirà nessuno" (cit)

l'avesse cantata oggi, nell'epoca degli sms, delle e-mail, dei cellulari, avrebbe detto:
inutile aspettare non risponderà nessuno

buonanotte! per chi dorme, ovviamente :)

giovedì 17 marzo 2011

Post-it / 5 quando e' meglio prima sentire, poi pensare

Capita. Capita talvolta di avere in testa così tanti pensieri contrastanti e nel cuore tante emozioni in subbuglio che non sai che dire, che fare, da dove iniziare.
Ti metti ferma. Meglio, o almeno sembra. O almeno speri. Continua a piovere. La vita porta. La vita spedisce. Qualcosa finisce, altre cose iniziano. Qualcosa si perde per sempre, altre cose all'improvviso ritornano. Così tra malinconie e speranze si procede. Di corsa oppure a piccoli passi. Ma si procede.
Restare in piedi mentre tutto traballa richiede un bello sforzo. Ci vuole fiato, ci vogliono soprattutto gambe. Alla fine ti accorgi che forse ciò che è meno necessario è il pensiero. Quando tutto traballa è tempo di muscoli forti, la testa verrà poi. Non appena il movimento si ferma.
Come in un tango la vita ti prende di forza senza manco invitarti e ti fa ballare. Tu devi solo fidarti e lasciarti andare. Magari con un minimo di orecchio alla musica, perché quella si che varia e cambia ritmo, mood: ecco questo solo serve. Orecchio e gambe buone che mica lo sai quanto dura.
La testa per adesso meglio staccarla proprio.
Per adesso. si'. Prima di pensare, meglio sentire.

martedì 15 marzo 2011

Post-it / 4 amarezza: carte identità, lavatrici e centrifughe

La carta di indentità lavata in lavatrice. 
I dati cancellati, le lettere sbiadite, la foto che mostra il tuo fantasma.
Capitava quando ancora erano di carta rosa, ma adesso sono "elettroniche". 
Non mi è mai successo di infilare in lavatrice una carta di identità elettronica. Forse andrebbe a brandelli. 

Talvolta a brandelli la tua identità ci va lo stesso e non è colpa della lavatrice. 
O meglio, nella lavatrice ci sei dentro tu. E giri, giri, giri senza pausa. Non ti riconosce nessuno, neppure tua madre. Anzi, lei per prima. E tu annaspi senza sapere dove metter le pezze, poi annaspi senza sapere da dove si può riuscire ad uscire. Poi ti arrendi. Altro non sai fare.
E giù giri, giri e giri, e finché son giri...poi, quando pensi sia finita, arriva anche la centrifuga.
E lì non hai più niente da dire o da pensare. 

Ci son momenti nella vita in cui gli eventi che si susseguono funzionano proprio come per la lavatrice: all'inizio imbarchi acqua, poi arriva la schiuma, poi inizi a girare, poi sciacqui e risciacqui, poi centrifughe più o meno leggere. E alla fine via, quella a 1200 giri.

Un giorno è un piccolo contrattempo a metterti di malumore, il giorno dopo è un piccolo tradimento, il giorno dopo cerchi di andare incontro a chi non ti aspetta, il giorno dopo è solitudine, il giorno dopo è violenza, il giorno dopo è cattiveria gratuita e tu lì, incredula, ad aspettare che finisca.
Ci son persone che ti hanno davanti da sempre ma non ti vedono proprio, forse non l'hanno fatto mai e non si rendono conto di chi sei e di cosa può farti male da morire e di cosa potrebbe invece darti vita.
Forse manco gli importa di chi sei e di come stai...basta che tu sia presentabile e molto borghese quando ti guarda "la gente".

Misurano tutto con il loro metro e se non sei come loro, concludono che -semplicemente- sei diverso e in un certo qual modo devi essere "escluso", "ripudiato".
Ti passano sopra e si puliscono i piedi, tanto che tu esista o meno non importa. 
E se ti ribelli guai! Se dici, oh, esisto anch'io si scatena l'inferno.
Diventi un "fastidio" da nascondere, diventi una "vergogna" da sopportare per motivi anagrafici, diventi un "senso di colpa" da dimenticare in tutta fretta. Vorrebbero cancellarti, cambiarti, annientarti. I più buoni vorrebbero non averti sentito parlare, non aver sentito che ti irritavi, non aver mai saputo cose tue.
Eh... son responsabilità in effetti!
E se cerchi una spalla su cui piangere, se ti lamenti allor sì che sei scomoda, sei sbagliata, sei fuori luogo, sei fuori di testa. Una pittima.

"Vattene, devi andartene. Vattene da qui" ti urla la centrifuga. 
E giù centrifuga...senza rispetto.
Già, senza rispetto perchè tu non sei capace di pretenderlo il rispetto.

Eppure sarebbero proprio quelli lì che dovrebbero per primi esserti di supporto.
Le tue radici. La tua identità. 
Mamma mia, che casino. Devi aver sbagliato qualcosa. Che ci fai dentro la lavatrice???
Finisce la centrifuga e hai un mal di testa furibondo: ti chiedi chi sei e non ti riconosci perchè mancano punti di riferimento. Non hai più carta di identità. Non ti somigli più, tante son le lacrime versate, mescolate a sapone, acqua, ammorbidente e napisan. Che è meglio tu sia anche disinfettata che non si sa mai.

E tu soffri, perchè non c'è un'altra parola per dirlo: soffri.
E soffri perchè senti che non è giusto e soprattutto senti che non è giusto che tu non possa fare niente.
Inutile gridare, impossibile agitarsi che di forza non ne hai più. E a nessuno interessa. Ciascuno ha il suo inferno. E tu che vuoi lì a rompere? puoi?
Al massimo ti senti dire: "devi cambiare qualcosa, devi fare qualcosa, devi se non vuoi soffrire più, e devi farlo solo tu da sola"
Ok. Ma spiegatema devi che vuol dire se tu stai gridando che non puoi?

Ti consoli perchè tu sei diversa. A parti invertite ci saresti. E magari muta, solo con le mani, pronta a scaldare, ad abbracciare, a sorridere, a distrarre. Pazienza. Non siamo -per fortuna- tutti uguali.
Però, da stupida e inguaribile ottimista pensi che, dopo la centrifuga, i panni si stendono ad asciugare.
E quando sei lì che non sai se ne uscirai viva e incolume, non sai cosa fare ti aggrappi alla sola speranza che hai. Il tuo sogno. E sogni che la fine può essere un inizio.

E sogni che magari sarai stropicciata e lisa, ma prima o poi potrai stenderti al sole. Scaldarti e asciugarti pure tu. Come un calzino bucato, come un lenzuolo consumato, come un'asciughino rotto.
Come qualchecosa.
Ecchediamine!

E dopo tanta amarezza se c'è qualcuno in ascolto, per favore, mi trovi uno scoglio, un davanzale, un balcone, un filo teso fuori da una finestra dove batta il sole. E mi mandi le coordinate. Magari con un navigatore, anche se frastornata, ci arrivo.